/ Prigioniero in casa da 4 anni, dall’Asl montascale rotti
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Prigioniero in casa da 4 anni, dall’Asl montascale rotti

Sono prigioniero in casa da 4 anni, la storia di Vito Pasciucco, l’Asl gli nega il montascale: sono tutti rotti. Non può deambulare e nel suo palazzo non c’è l’ascensore: vive da anni tra la cucina e l’uscio del balcone. L’indifferenza crudele del servizio sanitario nei confronti di chi ha una disabilità.
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25/05/2023

«Sono prigioniero in casa da 4 anni». Vito Pasciucco ha 74 anni, non riesce a camminare per le conseguenze di una stenosi dorsale. Vive la sua vita tra la cucina della sua abitazione e l’uscio del balcone, «dove riesco a prendere dieci minuti d’aria», dice con amara ironia.

«Fino a qualche anno fa, prima dell’intervento alla spalla, quando mi hanno inserito una placca in titanio, riuscivo, seppure a fatica a scendere le scale, poi le cose sono peggiorate e adesso non riesco più a muovermi».

La storia di Vito racconta in modo evidente le carenze del sistema sanitario nazionale, ma soprattutto l’indifferenza quasi spietata con la quale vengono trattate le esigenze di chi ha una fragilità fisica.

La stenosi vertebrale oltre a causare dolore, può degenerare, provocando invalidità importanti
fino a richiedere l’intervento chirurgico. La patologia causa uno  o più restringimenti dello spazio
che attraversa la colonna vertebrale nel mezzo
e/o del forame intervertebrale laterale. Avanzando
la malattia può rendere impossibile la deambulazione.

Sono prigioniero in casa da 4 anni: una montagna di burocrazia per il montascale

Vito abita al secondo piano di uno stabile. Non c’è l’ascensore. Ha chiesto all’Asl di ricevere un montascale per consentirgli di superare le barriere architettoniche e poter uscire di casa.

«Ho dovuto preparare una documentazione infinita. È venuto il fisiatra per la prescrizione dell’impianto, subito dopo l’assistente sociale per attestare “l’indispensabilità dell’ausilio per il richiedente”, la relazione di un tecnico comunale che ha confermato l’impossibilità di installare un servoscala o di realizzare una rampa, una nuova visita del fisiatra con tanto di relazione e quindi ho consegnato tutto all’Asl. Una trafila interminabile. Poi mi hanno consegnato il montascale».

Tutto bene, dunque. Direte, perché allora Vito continua a essere «un carcerato», un recluso ai domiciliari anche se non ha commesso reati?

Dall’Asl di Cosenza solo montascale rotti e arrugginiti

«Sì, il montascale lo hanno portato, ma era arrugginito e aveva i cingoli spaccati. Insomma non era utilizzabile. L’ho restituito e ne ho chiesto uno funzionante».

«Dopo qualche mese sono tornati i tecnici dell’Asl, con un altro montascale. Inutile dire che il secondo era peggio del primo. Non avrebbe mai potuto funzionare: ruggine ovunque e cadeva a pezzi».

Vito non si è fermato. Gli sembrava del tutto impossibile che l’azienda sanitaria non avesse neppure un montascale decente. Oltretutto violando un suo preciso diritto. È la legge che dispone la necessità che una persona non deambulante ottenga in comodato d’uso un montascale mobile.

Nel video di seguito, pubblicato sul Canale YouTube di Invalidità e Diritti, abbiamo ascoltato Michela Morutto, moglie di Paolo Piccoli, che ha scoperto di essere affetto da Alzheimer dall’età di 43 anni.

«Ho chiamato all’Asl di Cosenza e fatto presente che mi sono stati consegnati due montascale non funzionanti. Volevo sapere come dovevo comportarmi o meglio, cosa dovevo fare per averne uno efficiente. Mi hanno risposto così, con un certo fastidio: abbiamo solo quei due, se non li smaltiamo prima non possiamo acquistarne altri, deve aspettare e poi ripresentare la richiesta».

Di seguito puoi ascoltare le voci dei protagonisti del Disability Pride 2023 che si è svolto a Torino e rivivere alcuni dei momenti più significativi.

Leggi anche questo articolo di approfondimento: Montascale gratis per persone disabili: è davvero possibile?.

Poi arriva la rassegnazione dei macchinari: sono condannato a vita

«Ma come fanno a smaltire due macchinari guasti e vecchi? Non potranno mai sistemarli in nessun altro posto. Da allora mi sono rassegnato: non c’è nulla da fare, per il nostro sistema sanitario non ho diritto a uscire di casa».

«Passa il tempo, ho la mia età e i miei acciacchi. Viene meno anche la voglia di fare battaglie. Avrei anche potuto comprare il montascale a mie spese. Ma è un mio diritto e non accetto che mi venga negato. Perché ti raccontano che puoi avere un impianto in comodato d’uso e poi ti consegnano un ferro vecchio? Ho chiesto aiuto a tutti, ma non ho ottenuto nulla. Neppure una risposta. La verità è che non interessa a nessuno di cosa ha bisogno un disabile».

«A gennaio mi hanno aumentato la pensione di 100 euro, subito dopo l’INPS mi ha tolto la pensione di inabilità, perché quei 100 euro mi hanno fatto superare il limite di reddito. Non ho presentato ricorso, mi sembra inutile combattere contro i mulini a vento».

Sono anziano e disabile, vivo tra la cucina e l’uscio della finestra

«Hanno deciso che devo vivere tra la cucina e l’uscio della finestra, anche perché il balcone è troppo stretto per la carrozzina. Ho lavorato per 40 anni, non ho mai chiesto nulla. Ora che ho bisogno di un piccolo aiuto mi viene negato. Ho deciso di raccontare la mia “disavventura” perché è giusto che si sappia come vengono trattate in Italia le persone che hanno una disabilità. Cercano prima di bloccarti con un un muro di burocrazia e poi ti negano la possibilità di uscire di casa».

Sono prigioniero in casa da 4 anni
Sono prigioniero in casa da 4 anni, la storia di Vito

Montascale, un diritto negato e quei prezzi che lo rendono inaccessibile

Le Asl dovrebbero avere in dotazione un certo numero di montascale aggiudicati con gare d’appalto e poi rilasciati agli aventi diritto che ne fanno richiesta.

La prescrizione dell’impianto è regolamentata dal Nomenclatore Tariffario delle protesi ed ausili (decreto ministeriale numero 332 del 27 agosto 1999). Si legge: «Il servoscala mobile è indicato per soggetti totalmente non deambulanti dimoranti abitualmente in edifici sprovvisti di ascensore idoneo, serviti da scale non superabili mediante l’installazione di una rampa di cui al D.M. Lavori Pubblici 14 agosto 1989; oppure per il superamento di barriere architettoniche interne all’abitazione. L’indagine sociale dovrà attestare l’assoluta indispensabilità di tale dispositivo».

Ma se davvero l’Asl di Cosenza ha a disposizione solo due vecchi e inutilizzabili montascale, come fanno tutti gli altri disabili della zona che sono nelle stesse condizioni di Vito? Sono tutti destinati a restare intrappolati nelle loro abitazioni?

Il prezzo di un montascale oscilla (dipende dalla tipologia, scala dritta, scala curva, esterno o a pedana) tra 4.000 e 15.000 euro, possibile che un’Azienda Sanitaria Locale (in Italia hanno un fatturato medio di 800 milioni di euro) non può permettersi di acquistare impianti nuovi piuttosto che mandare in giro aggeggi vecchi e pericolosi?

Probabilmente la vita e i diritti di una persona con disabilità per il Servizio Sanitario nazionale valgono meno di 4.000 euro.

L’intervista a Vito Pasciucco fa parte della sezione “Storie“. All’interno della stessa raccolta, trovi anche:

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