Agorafobia, la mia vita lontano dagli altri

Agorafobia, la mia vita lontano dagli altri: Barbara racconta la sua storia, da due anni combatte contro questa patologia. Non riesce a frequentare spazi affollati, per lei è impossibile andare in un supermercato, prendere un treno o andare a un concerto. È serena solo nella sua abitazione. Anche al lavoro la situazione è difficile. Per l’INPS non ha diritto a più del 50 per cento di invalidità.
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06/05/2023

Chi soffre di agorafobia ha enormi difficoltà a recarsi in luoghi dove ci sono molte altre persone. Barbara S., 43 anni, della provincia di Bologna, soffre di questo disturbo da più di due anni. Ha deciso di raccontarci come si affronta la vita con una patologia che più di altre ti spinge all’isolamento.

«La prima volta che ho avuto un attacco di panico causato dall’agorafobia è stato due anni fa, ero al lavoro, sono impiegata in una casa di riposo per anziani. Ho sentito il cuore battermi forte, pensavo stessi avendo un infarto, poi brividi e sudore freddo».

È stata la prima volta. Poi è accaduto di nuovo e sempre quando Barbara si è trovata insieme a molte altre persone. 

«A volte a innescare la crisi possono essere delle situazioni particolari, come quando. ad esempio, al lavoro non riesco a fare qualcosa. Ma in genere sono i luoghi affollati a generare angoscia».

L’agorafobia è una condizione di paura o ansia legata al trovarsi in situazioni o luoghi da cui non si può fuggire facilmente o in cui si potrebbe non ricevere aiuto se si sviluppa ansia intensa. Spesso, questa condizione di salute spinge chi ne soffre a evitare questi luoghi che ritiene pericolosi.

Agorafobia, diagnosi e cura

Barbara già soffriva di attacchi di panico. «Sì, da tempo, ma mi capitava soprattutto di notte, mentre ero a letto. In una situazione che è esattamente l’opposto rispetto a quello che mi accade ora».

La diagnosi è arrivata dopo aver ascoltato il parere di numerosi specialisti: agorafobia. «Ora sono in cura, prendo dei farmaci e faccio sedute di psicoterapia. La situazione è un po’ migliorata, e comunque quando vado dallo psicologo acquisisco un po’ di sicurezza. Ma è per me ancora molto difficile recarmi in ambienti dove ci sono molte altre persone».

«Al supermercato – racconta Barbara – vado solo la mattina presto, quando so che non c’è molta gente. Una strategia che applico per tutte le faccende che mi costringono ad andare in posti dove in genere potrei trovare folla».

Niente mezzi pubblici, l’Agorafobia mi paralizza

«Quando non posso farne a meno e devo restare in fila, sono in grande difficoltà, vorrei solo fare presto e andare via il prima possibile. Mi aiuta molto comunque se non solo sola, se insieme a me c’è una persona che conosco e che sappia rassicurarmi».

In genere chi soffre di agorafobia ha difficoltà a uscire di casa ed evita i luoghi pubblici molto frequentati.

«Non riesco a prendere mezzi pubblici – racconta Barbara -. Per me è impossibile salire su un treno, un bus o una nave. E non posso andare in ristoranti, mercati, concerti, cinema e ovviamente centri commerciali».

Nel video di seguito l’intervista a Michela Morutto, moglie di Paolo Piccoli, affetto da Alzheimer dall’età di 43 anni. Segui il canale YouTube di Invalidità e Diritti per storie e approfondimenti su disabilità, assistenza e diritti del cittadino.

La pandemia ha peggiorato le cose: gli effetti del Covid sulla salute

Il periodo della pandemia, così come per altre persone che soffrono di disturbi legati all’ansia, ha peggiorato le condizioni di Barbara. È diventato più acuta l’angoscia che le provoca un ambiente dove ci sono molte altre persone.

«Ho dovuto rinunciare a tante cose. Nelle mie condizioni non posso certo pensare a fare un viaggio. Sono stata costretta ad adeguare la mia esistenza alla patologia. A casa, con le persone che conosco, sono tranquilla e fino a quando non supero l’agorafobia, va bene così. Sul lavoro, grazie alla terapia, riesco a contenere gli attacchi di panico».

Per l’agorafobia niente invalidità civile? Percentuali troppo basse

A Barbara le commissioni medico legali dell’INPS hanno riconosciuto il 50 per cento di invalidità. Ha chiesto l’aggravamento dopo che la diagnosi per l’agorafobia è diventata definitiva. Ma non sarà semplice avere molto di più.

Eppure è davvero difficile dire che questo disturbo non sia altamente invalidante. Ma tabelle ministeriali alla mano, gli attacchi di panico associati all’agorafobia danno una percentuale di invalidità che oscilla tra il 25 e il 35 per cento.

I sintomi dell’agorafobia

Chi soffre di agorafobia può avere degli attacchi di panico al solo immaginare una di queste situazioni:

  • non ricevere alcun soccorso pubblico se si verifica una crisi di ansia;
  • trovarsi in un luogo e non vedere un’uscita di sicurezza.

E comunque se si trova in una di queste due condizioni:

  • restare in spazi all’aperto ampi e vasti;
  • o tra la folla (come nel caso di Barbara).

Quando accade, nei casi di agorafobia più grave, si verificano degli attacchi di panico, spesso accompagnati da queste reazioni fisiologiche:

  • tachicardia;
  • brividi;
  • sudore freddo o vampate di calore;
  • formicolio e prurito;
  • nausea e/o vomito;
  • senso di svenimento;
  • mal di testa;
  • vertigini;
  • confusione;
  • difficoltà a respirare;
  • disturbi visivi;
  • fischi alle orecchie;
  • bocca secca;
  • tremori;
  • pianto;
  • intorpidimento;
  • urgenza minzionale;
  • senso di oppressione o di dolore al petto.

Questi disturbi possono persistere fino a quando perdura la situazione che ha creato il disagio.

Agorafobia, la mia vita lontano dagli altri
Nella foto una donna che soffre di agorafobia colpita da un attacco di panico

Risposta emotiva anomala

Tutti questi sintomi sono causati da una risposta emotiva anomala. Ovvero il corpo interpreta gli spazi aperti o affollati come un potenziale pericolo e quindi si prepara a rispondere come chi deve combattere per la sopravvivenza.

È proprio questa risposta emotiva estrema ed eccessiva a segnalare che una persona soffre di un disturbo fobico, in questo caso l’agorafobia.

«Fino a quando dura questa situazione – conclude Barbara – devo organizzare la mia vita per minimizzare al massimo gli effetti di quest’ansia. A casa trovo una mia pace, una mia serenità. Mi spiace non poter viaggiare o andare a cinema o a teatro, ma il solo pensiero mi suscita angoscia. Bisogna saper convivere con il proprio dolore, anche mentre si sta cercando di fare di tutto per contrastarlo».

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