Inabilità parziale al lavoro: cosa sapere

Ecco cosa si intende per inabilità parziale al lavoro, come avviene il riconoscimento e se il datore di lavoro può licenziare il dipendente per inabilità sopraggiunta in corso di attività lavorativa.
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02/09/2023

Se divento parzialmente inabile nel corso dell’attività lavorativa, cosa succede? Cosa si intende per inabilità parziale e cosa può comportare? (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104categorie protettediritto del lavorosussidiofferte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Cosa si intende per inabilità parziale?

È considerata inabilità parziale al lavoro qualsiasi incapacità derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo d’attività abituale.

Facciamo un esempio pratico: finora, hai lavorato come impiegato per un’assicurazione.

Negli ultimi due anni, la tua vista è calata parecchio e nemmeno con i mezzi ausiliari adeguati sei più in grado di fornire la prestazione attesa.

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Fai molti errori e la sera soffri sempre di mal di testa dovuto alla tensione. Discuti a fondo dei tuoi problemi con l’oculista, che alla fine certifica un’inabilità parziale al lavoro del 50 per cento.

Successivamente, la diagnosi dell’oculista viene sottoposta al Medico competente, che la avvalora.

Nel rapporto del Medico competente posto all’attenzione del datore di lavoro, si precisa puoi continuare a lavorare tutti i giorni, ma non più di sei ore.

A ciò si aggiunge che il tuo problema alla vista ti rende più lento nello svolgimento delle tue mansioni. Nel complesso, il tuo rendimento risulta quindi compromesso nella misura del 50 per cento.

Inabilità parziale al lavoro, in pratica, significa che lo stato di salute del lavoratore gli permette di svolgere la sua mansione, ma rispettando alcune condizioni che il Medico competente definisce nella forma e nel tempo.

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Da chi viene accertata

L’inabilità parziale al lavoro viene accertata dal Medico competente dell’azienda per cui lavori, sulla base dei risultati della visita medica e degli esami aggiuntivi eventualmente effettuati o richiesti.

A conclusione della visita, il Medico competente esprime un giudizio di idoneità alla mansione alla quale il lavoratore è destinato.

Detto in altri termini, si può definire come il parere che il Medico Competente comunica al termine delle verifiche mediche sul lavoratore al fine di stabilire se il lavoratore, in base allo stato di salute, è nelle condizioni di svolgere un determinato compito di lavoro.

Va inteso che il riferimento è specifico alla mansione, in quel luogo di lavoro, con quella precisa organizzazione di lavoro.

Il Medico Competente, infatti, nella raccolta di elementi per l’espressione del giudizio di idoneità, deve visitare i luoghi di lavoro per constatare la reale condizione di rischio della mansione e non può basarsi su considerazioni ipotetiche o generiche.

La visita per idoneità, nella quale può essere accertata l’inabilità parziale al lavoro, riguarda tutti i lavoratori che nell’ambito del proprio posto di lavoro siano sottoposti a Sorveglianza Sanitaria.

Ecco quali sono i diritti dei lavoratori invalidi e cosa rischiano i datori di lavoro se non assolvono ai propri obblighi e non rispettano li rispettano.

Licenziamento per sopraggiunta inabilità parziale al lavoro: è possibile?

No, non è legittimo il licenziamento per sopraggiunta inabilità parziale al lavoro da parte del datore di lavoro.

La legge ha stabilito che un lavoratore divenuto inabile alla sua mansione lavorativa non può essere licenziato. Il datore di lavoro ha l’obbligo di ricollocarlo in mansioni nell’azienda che siano compatibili alle sue condizioni di salute.

Infatti, come recita l’articolo 5 della Legge numero 604 del 1966, se il datore di lavoro licenzia il dipendente divenuto parzialmente inabile, deve dimostrare che non c’è la possibilità di adibirlo ad altre mansioni, anche di livello inferiore.

Ma non solo, l’azienda deve anche dimostrare che questa “impossibilità” persiste dopo che sono state adottate tutte le modifiche organizzative necessarie per evitare il licenziamento.

In pratica, quindi, il dipendente non può essere licenziato in caso di malattia o di infortunio se può essere assegnato a mansioni equivalenti o, se non ci sono, inferiori.

Non solo: nel caso il lavoratore fosse destinato a mansioni inferiori, il trattamento economico deve restare lo stesso. Non è possibile applicare una decurtazione dello stipendio.

Nel caso in cui il datore di lavoro obietti l’impossibilità di trovare al dipendente una mansione adeguata, l’ordinanza della Cassazione numero 9158 del 21 marzo 2022, obbliga l’azienda a «ricercare le soluzioni che, nell’ambito del piano organizzativo, risultino le più convenienti e idonee ad assicurare il rispetto dei lavoratori».

Facendo alcuni esempi di accomodamento ragionevole, cercheremo di chiarire in modo semplice e chiaro a cosa ha diritto il lavoratore quando sopraggiunge una disabilità in corso di attività lavorativa.

Diritto di “ripescaggio”

Il datore di lavoro ha dunque l’obbligo di verificare se il dipendente che per un infortunio, per una patologia o per l’aggravamento di una malattia pregressa non può svolgere più le vecchie mansioni, può essere ricollocato.

Se non accade, deve essere l’azienda a fornire la prova in un eventuale giudizio di opposizione al licenziamento.

A meno che non sia stata la Commissione medica a stabilire l’oggettiva impossibilità di reinserimento al lavoro.

Senza il giudizio della Commissione e se il datore di lavoro non dimostri l’oggettiva impossibilità di trovare per il dipendente parzialmente inabile una mansione adeguata il licenziamento diventa illegittimo.

È quello che la legge definisce “repechage”, che tradotto in italiano significa “ripescaggio”.

Vediamo anche come si calcola l’invalidità temporanea, a chi viene concessa e come presentare domanda.

Inabilità parziale al lavoro
Inabilità parziale al lavoro. Nella foto: un datore di lavoro e und dipendente

Cosa puoi fare se vieni licenziato

Se il tuo datore di lavoro, nonostante le indicazioni di legge e le varie sentenze della Corte di Cassazione, procede comunque con il licenziamento, con motivazioni che ritieni inappropriate, puoi impugnare la decisione dell’azienda davanti al giudice del lavoro.

In questo caso, se il magistrato rileva l’illegittimità del licenziamento, dovrai essere reintegrato oltre ad avere diritto a un risarcimento.

Questa indennità viene definita dal numero di retribuzioni maturate e non ricevute durante il periodo di licenziamento. Il massimo risarcibile è stato fissato in 12 mesi di stipendio.

Ovviamente, il datore di lavoro dovrà anche versare tutti i contributi previdenziali e assistenziali (con gli interessi).

Scopri come vedere se ti pagano i contributi previdenziali in pochi e semplici passaggi.

In quali casi è possibile il licenziamento

Ci sono però casi in cui il licenziamento del lavoratore divenuto disabile può essere legittimo.

 In particolare, se per assegnare il dipendente a mansioni compatibili con le sue condizioni di salute l’azienda è costretta ad accomodamenti non ragionevoli dell’organizzazione interna. Lo ha stabilito la sentenza numero 4896 del 23 febbraio 2021 della Cassazione.

La Corte di Cassazione, dopo aver ribadito che il licenziamento deve essere adottato solo dopo aver valutato tutte le alternative possibili, ha anche confermato che il diritto del lavoratore inabile alla conservazione del posto di lavoro deve essere compatibile con l’organizzazione aziendale.

Scopri quali sono le tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing, come comportarsi e in cosa consiste.

Cosa ti spetta se vieni licenziato per inabilità parziale al lavoro

Se vieni licenziato a causa del peggioramento delle tue condizioni di salute (e se viene ritenuta legittima la decisione del datore di lavoro) ti spetta ovviamente il Tfr, le retribuzioni già maturate e la Naspi (l’assegno di disoccupazione versato dall’INPS).

Il diritto alla Naspi viene riconosciuto solo se sei stato licenziato e non in caso di dimissioni, anche se sono state imposte dalla impossibilità di continuare a lavorare. 

FAQ (domande e risposte)

Cosa causa l’inabilità parziale al lavoro?

L’inabilità parziale al lavoro può venire da un incidente, una malattia o altri problemi di salute che limitano una persona nel suo lavoro.

L’inabilità parziale al lavoro è permanente?

Non sempre. Alcune persone migliorano con il tempo o con le cure e possono tornare a lavorare come prima. Altre volte, l’inabilità rimane.

Chi decide se ho un’inabilità parziale al lavoro?

Un medico competente esamina la persona e dice se ha un’inabilità parziale al lavoro. A volte si può chiedere anche un secondo parere medico.

Posso ricevere aiuti per l’inabilità parziale al lavoro?

Sì, ci sono delle leggi e degli aiuti per le persone con inabilità parziale al lavoro. Questi aiuti possono essere soldi o altri servizi.

L’inabilità parziale al lavoro è uguale per tutti?

No, ogni persona ha una situazione diversa. Alcune hanno problemi leggeri, altre hanno problemi più gravi. L’importante è parlare con un medico e chiedere aiuto se serve.

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