Le tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing

Scopri quali sono le tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing, come comportarsi e in cosa consiste.
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18/03/2023

Molto spesso le persone con disabilità subiscono delle discriminazioni sul lavoro. Tra queste, uno dei fenomeni più diffusi è il mobbing. In questo approfondimento spieghiamo che cos’è e vediamo quali sono le tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

Quando una persona con disabilità o un suo familiare subisce una forma di discriminazione sul posto di lavoro, ci si trova di fronte alla violazione della normativa sui diritti umani, e nello specifico della Convenzione ONU sulla promozione e protezione dei diritti e delle dignità delle persone con disabilità.

In base alla suddetta Convenzione ONU, si definisce discriminazione “qualsivoglia distinzione, esclusione o restrizione sulla base della disabilità che abbia lo scopo o l’effetto di pregiudicare o annullare il riconoscimento, il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile o in qualsiasi altro campo. Essa include ogni forma di discriminazione, compreso il rifiuto di un accomodamento ragionevole”.

Per esempio, è una forma di discriminazione non assumere una persona con disabilità, per favorirne un’altra non disabile e con una formazione e delle competenze inferiori rispetto alla prima. Allo stesso modo, è una discriminazione non promuovere un lavoratore con disabilità a favore di un altro solo sulla base della disabilità.

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Tra le varie forme di discriminazione sul lavoro c’è anche il mobbing, su cui ci concentriamo oggi. In particolare, nei prossimi paragrafi vediamo quali sono le tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing.

INDICE

Le tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing: di che si tratta

Prima di analizzare le tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing, cerchiamo di capire velocemente di cosa stiamo parlando.

Dunque, come accennato in apertura del nostro articolo, il mobbing è un tipo di discriminazione sul lavoro, e in particolare consiste in una forma di violenza psicologica messa in atto da un superiore o da un collega di lavoro (o di persone terze) nei confronti di un lavoratore, esercitando su quest’ultimo continui attacchi e ingiustizie.

I comportamenti individuati come fenomeno di mobbing comprendono per esempio abusi psicologici, offese, vessazioni, umiliazioni, maldicenze, mortificazioni, intimidazioni, persecuzioni, ma anche il demansionamento, il trasferimento ingiustificato, le sanzioni disciplinari pretestuose e infondate, le molestie e il licenziamento ingiustificato.

Lo scopo ultimo di chi compie questa discriminazione è di emarginare e isolare il lavoratore con disabilità, portandolo in questo modo a una grave condizione di disagio psicologico. La vittima di mobbing, infatti, rischia così di entrare in uno stato di malessere, arrivando anche a sviluppare disturbi depressivi e a doversi rivolgere a uno specialista.

Come si può immaginare, il mobbing è un fenomeno molto difficile da dimostrare, se per esempio il lavoratore con disabilità decide di sporgere denuncia. Tuttavia, di solito si identificano come mobbizzanti le seguenti azioni:

  • La reiterazione nel tempo di comportamenti di carattere persecutorio che hanno una frequenza sistematica e prolungata nel tempo contro il dipendente con disabilità;
  • La compromissione della capacità lavorativa, dell’autostima della vittima e, più in generale, l’evento lesivo della salute o della personalità del lavoratore, il quale manifesta problemi psico-fisici (disturbi quali stress, ansia, fobie, attacchi di panico, disturbi del sonno, dolori al sistema digestivo, emicranie, assunzione di droghe e alcool, ecc.);
  • Il nesso causale tra la condotta del datore di lavoro e l’integrità psico-fisica del lavoratore.

Nel corso degli anni, il nostro ordinamento ha previsto una serie di tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing. Nel prossimo paragrafo vediamo quali sono.

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Nel video di seguito viene spiegato nel dettaglio che cos’è il mobbing e come difendersi da questa discriminazione.

Le tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing: quali sono

Secondo le leggi previste dal nostro ordinamento, un lavoratore, che sia disabile o meno, che dichiara di essere vittima di mobbing, ha la possibilità di rivolgersi a un avvocato esperto in diritto del lavoro e agire contro il datore di lavoro o collega che lo ha mobbizzato per la tutela dei suoi diritti.

In alternativa, il lavoratore può anche delegare l’azione giudiziaria a una rappresentanza di un sindacato dei lavoratori.

In entrambi i casi, se viene riconosciuta la sussistenza di discriminazione, il datore di lavoro è tenuto a risarcire il danno sia patrimoniale sia non patrimoniale. In quest’ultimo, sono inclusi il danno morale soggettivo, il danno esistenziale e il danno biologico, nel caso in cui il lavoratore subisca alterazioni della sua integrità fisica e psichica a causa del mobbing.

Inoltre, in caso di mobbing, il giudice ha il potere di ordinare la cessazione del comportamento discriminatorio, così come la pubblicazione della sentenza a spese del convenuto (datore di lavoro) su un quotidiano nazionale.

Dal punto di vista normativo, a tutelare i diritti dei lavoratori in caso di discriminazione c’è il d. lgs. n. 216/2003, che ha infatti l’obiettivo di garantire la parità di trattamento fra le persone sul posto di lavoro, a prescindere da fattori quali la religione, le convenzioni personali, la disabilità, l’età e l’orientamento sessuale. A tal proposito, il legislatore si riferisce a due tipi di discriminazione, diretta e indiretta.

La discriminazione diretta si verifica quando “una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga” (d. lgs. 216/2003 art. 2, 1° co., lett. a). Un esempio potrebbe essere non assegnare delle mansioni più elevate a un lavoratore che fruisce dei permessi della legge 104/1992 per assistere un familiare con handicap in condizioni di gravità.

Invece, la discriminazione si definisce indiretta quando “una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri possono mettere le persone (…) in una situazione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone” (d. lgs. 216/2003 art. 2, 1° co., lett. b).

In relazione all’esempio precedente, sarebbe una discriminazione indiretta stabilire un premio di produttività solo sulla base del numero di giornate di presenza sul luogo di lavoro. Sia una persona che assiste un disabile, sia una persona con disabilità, infatti, risulterebbero svantaggiate.

Infine, un’altra forma di discriminazione, che ha tutti i presupposti per rivolgersi a un professionista o a un sindacato, è rappresentata dalle «molestie ovvero quei comportamenti indesiderati (…) aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di un persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo» (d. lgs. 216/2003 art. 2, 3° co.).

Scopri il piano del Governo per i disabili.

Tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing: in foto, un datore di lavoro che mortifica una dipendente.

Le tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing: cosa fare

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che cos’è il mobbing e quali sono le tutele previste dal nostro ordinamento. Ma quali sono i passi da fare quando ci si ritiene vittima di mobbing?

Innanzitutto, per quantificare i danni subiti, sono necessari colloqui specifici e l’esperimento di test nell’ambito di un esame medico legale.

Inoltre, il lavoratore con disabilità mobbizzato deve fornire qualsiasi prova dei comportamenti illegittimi e dei loro effetti (ossia i danni subiti). Ovviamente, visto che questa operazione potrebbe essere molto difficile, soprattutto se si richiede la testimonianza dei propri colleghi, il consiglio è di raccogliere tutto il materiale scritto a disposizione. Per esempio, lettere di contestazione, mail dal contenuto offensivo, ordini di servizio non attinenti al ruolo e ogni documento che possa essere utile per ricostruire il fenomeno.

In merito alla documentazione medica, il lavoratore deve essere in possesso di:

  • certificati del medico di base (per attestare la data d’inizio dei disturbi e la prescrizione di farmaci);
  • certificati del medico specialista (per esempio, psicologo, psichiatra, Centro di Salute mentale, Clinica del lavoro);
  • perizia medico-legale.

L’ideale sarebbe rivolgersi a un avvocato esperto nell’ambito del diritto del lavoro, che potrà agire secondo le disposizioni previste dal nostro ordinamento in caso di mobbing. Per esempio, l’art. 2087 del codice civile stabilisce che il datore di lavoro è tenuto a garantire tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro e, quindi, a impedire e scoraggiare comportamenti aggressivi da parte di responsabili nei confronti dei rispettivi sottoposti.

Invece, l’art. 2103 del codice civile stabilisce che il lavoratore deve svolgere le mansioni per le quali è stato assunto o quelle corrispondenti alla categoria superiore acquisita in successivamente e non può essere trasferito da un’unità produttiva a un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Infine, a venire incontro ai lavoratori in caso di mobbing è anche il testo unico in tema di sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

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