Legge 104 art 3 comma 1 posso rifiutare il trasferimento?

Possono rifiutare il trasferimento con la Legge 104 art 3 comma 1? Vediamo quando è possibile e se spetta pure ai lavoratori disabili "non gravi".
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20/09/2023

I lavoratori con disabilità possono rifiutare il trasferimento con la Legge 104 art 3 comma 1? (scopri le ultime notizie su Legge 104, invalidità civile, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cosa dice l’articolo 3, comma 1 della Legge 104?

L’articolo 3, comma 1 della Legge 104 del 1992 si riferisce alle persone con handicap, senza la connotazione di gravità prevista dall’articolo 3, comma 3.

La distinzione tra “handicap” ed “handicap con connotazione di gravità” è fondamentale per il diritto alle agevolazioni fiscali e lavorative previste dalla Legge 104.

Tra le agevolazioni troviamo la possibilità di rifiutare il trasferimento in altra sede, una delle situazioni più spinose e ingarbugliate legate alla Legge 104.

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Possono rifiutare il trasferimento con la Legge 104 art 3 comma 1

Prima di tutto è necessario chiarire chi ha diritto a rifiutare il trasferimento e perché. Purtroppo questa agevolazione non spetterebbe a tutti i lavoratori titolari della Legge 104.

“Non spetterebbe” perché il rifiuto al trasferimento sarebbe un diritto dei soli lavoratori disabili in situazione di gravità (Legge 104, articolo 3, comma 3) e non dei lavoratori disabili “non gravi”.

Il diritto, infatti, sarebbe collegato alla fruizione dei permessi lavorativi retribuiti, un’agevolazione concessa esclusivamente ai lavoratori disabili in situazione di gravità e ai caregiver che assistono coniuge o familiari entro il secondo grado, con disabilità grave.

Possono rifiutare il trasferimento con la Legge 104 art 3 comma 1: sentenza della Cassazione

rimuovere le differenze sul diritto a rifiutare trasferimenti in altre sedi (e di lavorare in orari notturni), è stata la Corte di Cassazione con la sentenza numero 12649, del 10 maggio 2023, disponendo che una persona disabile ha sempre diritto all’assistenza, a prescindere dallo stato di gravità e dal comma di riferimento della 104.

La sentenza della Cassazione ha fatto seguito a una sentenza della Corte d’Appello del Tribunale di Milano intervenuta in favore di un lavoratore caregiver, assistente di un familiare titolare della 104 (comma 1).

Questi si era rifiutato di effettuare turni di notte. La “diatriba” col suo datore di lavoro è arrivata in tribunale, fino al ricorso accolto dalla Corte d’Appello, che ha sentenziato in favore del lavoratore, secondo l’articolo 53, comma 3, del decreto legislativo numero 152 del 26 marzo 2001 e l’articolo 11, comma 2, lettera C, del decreto legislativo numero 66 dell’8 aprile 2003.

I magistrati hanno, quindi, esteso il diritto al rifiuto di lavorare di notte alla possibilità di rifiutare il trasferimento in altra sede.

Si può sempre rifiutare il trasferimento in altra sede con la 104?

Tuttavia, non sempre il dipendente con disabilità grave o il caregiver che assiste una persona disabile grave possono opporsi al trasferimento in altra sede.

L’articolo 3, comma 3 della Legge 104 spiega che il lavoratore disabile grave o il caregiver “ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso.

Cosa significa “ove possibile”? Sicuramente il rifiuto al trasferimento non deve creare problemi al datore di lavoro o all’azienda presso cui si presta servizio. Dunque, il diritto di rifiutare il trasferimento con la 104 non è incondizionato né assoluto.

In generale, vige l’interesse di entrambe le parti: da un lato, quello della persona che fruisce della 104 (che sia disabile o caregiver) e dall’altro, l’interesse del datore di lavoro, il quale deve assicurarsi di non mettere in difficoltà l’organizzazione e la produzione dell’azienda.

In ogni caso, l‘ago della bilancia cade solitamente verso il disabile o la persona che lo assiste, perché il datore di lavoro dovrebbe provare che non ci siano alternative al trasferimento e che questo è stato disposto per effettive ragioni tecniche, economiche, organizzative e produttive.

Quando si può rifiutare il trasferimento con la Legge 104?

Il trasferimento in altra sede lavorativa, con la Legge 104, si può rifiutare quando:

  • arriva la comunicazione di trasferimento senza che ci sia stato alcun preavviso dal datore di lavoro e, quindi, senza consenso da parte del lavoratore;
  • la sede di lavoro in cui ci si dovrebbe trasferire è troppo lontana dalla residenza del disabile che si assiste, andando a gravare direttamente sugli equilibri esistenti tra il caregiver e il disabile;
  • la nuova sede di lavoro è lontana dal domicilio del lavoratore disabile;
  • in caso di lavoratore con disabilità, la sede di lavoro non è idonea, in quanto incompatibile con le esigenze della condizione stessa di disabilità.

In tutti questi casi, a meno che il datore di lavoro non riesca a provare che il mancato trasferimento potrebbe ledere agli interessi economici e produttivi dell’impresa, è possibile rifiutare il trasferimento con la 104.

Possono rifiutare il trasferimento con la Legge 104 art 3 comma 1
Possono rifiutare il trasferimento con la Legge 104 art 3 comma 1: in foto due uomini durante una discussione.

Faq sulla Legge 104 e diritti dei lavoratori

Come richiedere la Legge 104?

Per richiedere i benefici previsti dalla Legge 104, è necessario seguire alcuni passi semplici ma importanti. Innanzitutto, è fondamentale ottenere il riconoscimento dell’invalidità o della disabilità grave, presentando la documentazione necessaria alle competenti commissioni mediche.

Quante persone si possono assistere con Legge 104?

Più persone aventi diritto possono alternarsi nell’utilizzo dei permessi previsti dalla Legge 104 per fornire assistenza alla stessa persona con grave disabilità. Inoltre, i congedi straordinari saranno concessi anche ai conviventi di fatto.

Cosa rischio se abuso della Legge 104?

L’abuso della Legge 104 comporta rischi e conseguenze sia dal punto di vista legale che lavorativo. Le conseguenze possono variare a seconda del contesto specifico e della gravità dell’abuso commesso. Ecco alcuni dei rischi che si possono correre:

  1. Sanzioni disciplinari: l’abuso dei permessi retribuiti di 2 anni può essere considerato un comportamento non conforme alle disposizioni aziendali o contrattuali. Ciò potrebbe portare all’applicazione di sanzioni disciplinari, come richiami scritti, sospensioni o addirittura il licenziamento, a seconda della gravità dell’infrazione e delle politiche aziendali.
  2. Recupero delle retribuzioni indebitamente percepite: se viene accertato l’abuso dei permessi retribuiti di 2 anni, l’azienda potrebbe richiedere il recupero delle retribuzioni corrisposte durante il periodo di congedo non dovuto. Questo può comportare una riduzione delle future retribuzioni o richieste di restituzione delle somme già percepite.
  3. Azioni legali: in caso di abuso grave e sistematico del congedo Legge 104, l’azienda potrebbe intraprendere azioni legali contro il lavoratore. Ciò potrebbe comportare il licenziamento per abuso Legge 104 e richieste di risarcimento danni.

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