Legge 104, come si dimostra la convivenza di fatto

Legge 104 e convivenza di fatto: si ha diritto alle agevolazioni lavorative? E come si dimostra la convivenza di fatto? Ne parliamo in questo articolo.
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28/04/2023

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Indice

Legge 104 e convivenza di fatto: cosa è cambiato?

In materia di Legge 104 e convivenza di fatto, con la circolare numero 36 del 7 marzo 2022, l’INPS ha ampliato la platea di beneficiari dei permessi retribuiti e del congedo straordinario, inserendo anche i lavoratori del settore privato e i conviventi di fatto.

Questo è stato possibile grazie all’entrata in vigore della Legge numero 76 del 20 maggio 2016 (Legge Cirinnà) e alla sentenza della Corte Costituzionale numero 213 del 5 luglio 2016, che hanno rivisto e cambiato la parte della Legge 104 che escludeva il convivente dal diritto a fruire dei permessi retribuiti.

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Attenzione, però: per quanto riguarda i conviventi o le coppie di fatto, questi, a differenza dei coniugi e degli uniti civilmente, possono beneficiare dei permessi retribuiti soltanto in caso di assistenza al convivente.

Non è possibile goderne in caso di assistenza a un parente del convivente.

Questo perché, secondo l’INPS, “il rapporto di affinità non è riconoscibile, non essendo la convivenza di fatto un istituto giuridico, ma una situazione di fatto tra due persone che decidono di formalizzare il loro legame affettivo stabile di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale”.

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Legge 104 e convivenza di fatto: chi sono i conviventi di fatto?

Legge 104 e convivenza di fatto: ma chi sono i conviventi di fatto? La definizione la fornisce il comma 36 dell’articolo 1 della Legge Cirinnà.

Per conviventi di fatto si intendono due persone maggiorenni (dello stesso o di diverso sesso), che sono unite da legami affettivi stabili di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale.

I conviventi di fatto non sono vincolati da rapporti di parentela, affinità o adozione, oppure da matrimonio o unione civile. Sono, dunque, tutti coloro che, non essendo parenti, hanno deciso di convivere e non sposarsi.

Legge 104 e convivenza di fatto: come dimostrarla?

Ma come dimostrare la convivenza di fatto? La prova migliore è un’autocertificazione in carta libera, da presentare presso il proprio Comune di residenza.

Con questo documento, i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico e di essere una coppia legata da un vincolo affettivo stabile.

L’autodichiarazione può essere sottoscritta e firmata dal richiedente o dai richiedenti in presenza del dipendente comunale addetto al registro dell’anagrafe, oppure può essere inviata tramite raccomandata con avviso di ricevimento, Pec o fax, o ancora può essere presentata allegando una copia fotostatica di un documento di identità.

All’autocertificazione possono essere allegate:

  • prove fotografiche;
  • certificazioni di nascita dei figli;
  • lo stato di famiglia;
  • il contratto del mutuo per l’acquisto della casa di abitazione;
  • la polizza assicurativa dell’autovettura intestata al convivente;
  • testimonianze di persone vicine, come genitori, amici o vicini di casa.  

Successivamente il Comune, fatte le opportune verifiche sui dichiaranti, rilascerà o meno il certificato di residenza e lo stato di famiglia.

Legge 104 e convivenza di fatto
Legge 104 e convivenza di fatto: in foto un uomo e una donna si guardano e sorridono.

Legge 104 e convivenza di fatto: diritti e doveri

Legge 104 e convivenza di fatto: una volta riconosciuta la convivenza di fatto, si è soggetti a doveri e si può godere di diritti, come:

  • il convivente può delegare l’altro, in caso di malattia grave tale da comportare un deficit della capacità di intendere e volere, a rappresentarlo in tutte le decisioni che lo riguardano in tema di salute;
  • al convivente è riconosciuto il diritto di visita e di assistenza nelle strutture ospedaliere;
  • il convivente superstite succede nel contratto di locazione al convivente defunto;
  • il convivente superstite può essere inserito nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari;
  • al convivente spettano gli stessi diritti previsti per il coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario (come il diritto di visita al convivente detenuto);
  • al convivente di fatto, che presta stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente, spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare e ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato (il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato);
  • la coppia ha la possibilità di stipulare contratti di convivenza con i quali disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune;
  • in caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento (gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza, in proporzione alla capacità patrimoniale dell’obbligato).

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