Categorie protette: per iscriverti devi licenziarti

La vicenda di Alessandro Nardi ha portato alla luce un grosso ostacolo all'interno della normativa che disciplina le tutele sul lavoro per i disabili. Scopri nel dettaglio se per iscriverti alle categorie protette devi licenziarti.
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10/12/2022

Per iscriverti alle categorie protette devi licenziarti: ecco tutto ciò che devi sapere su questo particolare requisito presente nella normativa sul lavoro per i disabili (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le altre guide complete di IED. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

Nonostante ci si affretti a usare termini come “categorie protette”, per molte persone con disabilità certificata esiste ancora un grosso ostacolo in termini di opportunità di lavoro. Per le persone con una quota di disabilità al di sotto del 60%, infatti, l’iscrizione alle categorie protette è ancora legata a numerosi requisiti.

Indice

Per iscriverti alle categorie protette devi licenziarti: la vicenda di Alessandro Nardi

Quella di Alessandro Nardi è una storia che riguarda tante altre persone. È un trentaseienne che vive a Follina, in provincia di Treviso, dove le opportunità di lavoro sono tradizionalmente abbondanti.

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Di recente, però, ha scoperto in prima persona quante discriminazioni subiscono ancora le persone disabili, quando ha incontrato l’ostacolo legale di dover lasciare il lavoro prima di potersi iscrivere alle categorie protette a causa della sua invalidità del 50%.

Nonostante i potenziali rischi, Alessandro ha deciso di interrompere il suo rapporto di lavoro con un’azienda artigiana il 30 novembre per tentare di iscriversi alle liste delle categorie protette a partire dal 1° dicembre.

Sebbene ciò abbia significato dimettersi dal suo attuale lavoro senza la garanzia di una nuova occupazione al termine della sua impresa, Nardi è stato disposto a correre questo rischio per la possibilità di beneficiare delle tutele aggiuntive che derivano dal fatto di rientrare nel novero dei lavoratori previsti da queste liste.

Il suo caso dimostra la necessità di misure più indulgenti e di una revisione delle normative esistenti che continuano a limitare le persone disabili dall’ottenere l’assistenza di cui hanno bisogno.

Prima di continuare a leggere l’articolo e a saperne di più sul perché per iscriverti alle categorie protette devi licenziarti, ti consigliamo la visione di questo video che parla di assunzioni disabili e collocamento mirato:

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Per iscriverti alle categorie protette devi licenziarti: il diritto alla Naspi

La situazione si è fatta ancora più preoccupante per Alessandro, perché dall’INPS gli è stato comunicato che per poter usufruire del suo diritto di invalido civile ed essere iscritto alle categorie protette, avrebbe dovuto dimettersi.

Purtroppo, a causa di queste dimissioni, il licenziamento non sarebbe stato considerato come una giusta causa e ciò gli avrebbe fatto perdere tutti i suoi diritti, compreso il precedente contratto di lavoro con l’Articolo 18.

Per avere conferma di questa informazione, ha inviato una mail alla sede territoriale dell’INPS di competenza che ha verificato che il suo caso non rientrava nella fattispecie delle dimissioni per giusta causa, per cui se si fosse dimesso non avrebbe avuto diritto alla Naspi.

Complici i compiti e gli orari incompatibili con la sua nuova condizione di salute, Nardi ha deciso che non poteva continuare a lavorare in questa situazione ed ha ufficialmente presentato le sue dimissioni, pur essendo cosciente di non poter avere diritto ad alcun ammortizzatore sociale.

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Per iscriverti alle categorie protette devi licenziarti: i commenti dell’ANDEL

Marino Bottà, direttore generale dell’Agenzia Nazionale per la Disabilità e il Lavoro (ANDEL), ha affermato di sostenere le procedure segnalate da Nardi che riguardano la questione dei lavoratori disabili all’interno dell’organico di un’azienda.

Secondo Bottà, queste norme esistono da tempo e, nonostante i vari tentativi di farle cambiare, tre anni fa la loro condizione è addirittura peggiorata con un requisito aggiuntivo per i dipendenti di una percentuale pari o superiore al 60% e un cambiamento di mansioni che spesso si traduce in un ambiente di lavoro peggiore per loro.

Per iscriverti alle categorie protette devi licenziarti
Per iscriverti alle categorie protette devi licenziarti.

Per iscriverti alle categorie protette devi licenziarti: a cosa va incontro il lavoratore disabile?

I lavoratori con invalidità civile inferiore al 60% incontrano notevoli ostacoli nel momento in cui decidono di iscriversi alle categorie protette per ottenere maggiori tutele nel mondo del lavoro.

In particolare, il lavoratore deve dimettersi senza alcuna garanzia di essere riassunto e non riceve alcun sostegno economico dall’INPS. Di conseguenza, questi lavoratori perdono tutti i ratei economici e gli inquadramenti acquisiti prima della riforma dell’art. 18 e le relative tutele contrattuali.

Peggio ancora, possono essere assegnati a mansioni non richieste e quasi sempre finiscono per affrontare un lungo periodo di disoccupazione in attesa dell’autorizzazione alla riassunzione.

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L’analisi del dottor Bottà su questa particolare norma illustra le difficoltà che devono affrontare sia i lavoratori disabili che i datori di lavoro. Può essere fonte di imbarazzo sia per le aziende, che devono chiedere ai dipendenti impegnati di dimettersi per adempiere agli obblighi di legge, sia per i lavoratori, che devono farlo anche se la disabilità spesso non impedisce loro di lavorare normalmente.

Affinché il dipendente sia incluso nel calcolo della quota di riserva, l’azienda deve prima richiedere l’autorizzazione all’assunzione e il lavoratore deve poi accedere al collocamento mirato dopo essersi registrato come disabile.

Questo regolamento è solo uno dei tanti esempi di come sia gli occupati che i disoccupati con disabilità si trovino spesso di fronte a contraddizioni politiche che inibiscono anziché facilitare i loro potenziali successi. Il governo e il ministero dovrebbero prendere provvedimenti per trovare soluzioni a queste casistiche.

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Per iscriverti alle categorie protette devi licenziarti: facciamo chiarezza su chi rientra in questa categoria

Il termine “categorie protette” sottolinea l’importanza di una considerazione speciale per gli individui che devono affrontare barriere a causa delle loro condizioni sociali, personali e mediche.

L’obiettivo principale di queste tutele è garantire un processo equo quando si tratta di ottenere un impiego.

Per quanto riguarda le persone disabili, possono richiedere l’iscrizione alle categorie protette:

  • Persone con invalidità civile con percentuale minima pari o superiore al 46%;
  • Invalidi del lavoro con percentuale minima di invalidità pari o superiore al 34%;
  • Non vedenti, anche le persone con residuo visivo non superiore a un decimo in entrambi gli occhi;
  • Non udenti, in particolare persone con sordità dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata, L’importante è che la condizione sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio;
  • Invalidi di guerra, invalidi civili di guerra, invalidi di servizio.

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La tutela di alcune categorie lavorative, poi, riguarda anche persone che si trovano anche in altre particolari condizioni:

  • Profughi italiani rimpatriati;
  • Coniugi e orfani di deceduti a causa del lavoro, di servizio svolto nelle pubbliche amministrazioni o di guerra ed equiparati;
  • Soggetti equiparati, cioè coniugi e figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, lavoro e servizio;
  • Vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

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