Permessi 104 non devono essere ricorrenti: cosa significa

I permessi con Legge 104 non devono essere ricorrenti: cosa significa e in quale settore si applica questo vincolo? Ne parliamo in questo approfondimento.
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21/09/2023

I permessi con Legge 104 non devono essere ricorrenti: cosa significa e quando si applica questa limitazione? (scopri le ultime notizie su Legge 104, invalidità civile, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Permessi con Legge 104 nel comparto scuola

Cosa significa “non ricorrenti” quando si parla di permessi con Legge 104? La non ricorrenza riguarda esclusivamente il comparto scuola.

Il comma 6 dell’articolo 15 del CCNL del comparto scuola (29 novembre 2007) prevede che anche i dipendenti del settore scolastico abbiano diritto a 3 giorni di permessi retribuiti come indicato dall’articolo 33, comma 3 della Legge 104 del 1992.

In foto l’articolo 33 della Legge 104 del 1992.

Questi permessi, come per la generalità dei permessi lavorativi con la 104, non riducono i giorni di ferie e sono retribuiti e coperti da contributi figurativi ai fini del diritto e della misura della pensione.

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I permessi con Legge 104 non devono essere ricorrenti: cosa significa?

Per il comparto scuola, però, è prevista la “non ricorrenza” nella fruizione dei permessi lavorativi. Cosa significa? Che il dipendente scolastico non potrà fruire dell’agevolazione lavorativa sempre nello stesso giorno della settimana.

Ad esempio, se un insegnante prende un giorno di permesso retribuito il lunedì, non potrà prenderne un altro il lunedì seguente. Ma dovrà cambiare giorno della settimana.

Questo obbligo vale solo per il comparto scuola, in relazione al diritto concesso ai dipendenti scolastici caregiver di un parente con disabilità grave.

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Permessi Legge 104 per dipendenti scuola disabili: come funziona?

La norma non dispone vincoli di ricorrenza per il dipendente scolastico portatore di handicap grave. Questi potrà usufruire non solo dei 3 giorni di permesso retribuito, ma anche – alternativamente – di 2 ore di permesso giornaliero retribuito (come disposto dall’articolo 33, comma 6, della Legge 104).

Se il dipendente scolastico disabile grave optasse per la fruizione dei permessi in ore, bisognerebbe tenere conto dell’orario giornaliero di servizio, come descritto dalla circolare INPS numero 139 del 2002: spettano due ore al giorno per oltre sei ore di lavoro giornaliero oppure un’ora al giorno per un orario inferiore alle sei ore.

Permessi con Legge 104 nel comparto scuola: quali familiari assistere?

La Legge 104 dispone che i permessi retribuiti possano essere goduti dal dipendente scolastico per l’assistenza al coniuge o al familiare con disabilità grave, entro il secondo grado di parentela.

La legge prevede un’eccezione nel caso in cui il coniuge o i genitori della persona con disabilità grave siano, a loro volta, ultra 65enni, disabili, mancanti o deceduti. In questi casi, si ha diritto ai permessi retribuiti anche per l’assistenza di parenti o affini entro il terzo grado.

In base alla Legge 104 sono parenti:

  • di primo grado: genitori, figli naturali, adottati o affiliati;
  • di secondo grado: nonni, fratelli, sorelle, nipoti (figli dei figli);
  • di terzo grado: bisnonni, zii, nipoti (figli di fratelli e/o sorelle), pronipoti in linea retta.

Sono affini:

  • di primo grado: suocero/a, nuora, genero, patrigno e matrigna, con figliastri;
  • di secondo grado: cognati (non sono affini il coniuge del cognato oppure i cognati e le cognate di mia moglie; né sono affini tra loro i mariti di due sorelle);
  • sono affini di terzo grado: moglie dello zio, il marito della zia, la moglie del nipote e il marito della nipote.

Permessi con Legge 104 nel comparto scuola: quali documenti presentare?

Per la fruizione dei permessi retribuiti è necessario presentare questa documentazione all’Ufficio di appartenenza:

  • certificazione ASL che attesti la situazione di handicap grave del familiare assistito, ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 104/92;
  • dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che attesti che il familiare disabile non è ricoverato a tempo pieno;
  • dichiarazione che sostituisce la certificazione (autocertificazione), da rinnovare annualmente, circa l’esistenza in vita del familiare disabile per l’assistenza del quale sono stati concessi i previsti benefici;
  • dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, da rinnovare annualmente, dove si evince la non rettifica o la non modifica del giudizio di gravità dell’handicap, da parte della Asl territorialmente competente.

In caso di ricovero in strutture sanitarie, a tempo pieno, sono previste queste deroghe:

  • per necessità del disabile grave di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente;
  • se il disabile in situazione di gravità è in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine;
  • se è previsto il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare.
I permessi con Legge 104 non devono essere ricorrenti
I permessi con Legge 104 non devono essere ricorrenti: in foto una giovane donna si prende cura di una disabile.

Faq sui permessi lavorativi con la 104

Come si ottiene il riconoscimento della Legge 104?

Per ottenere il riconoscimento dei benefici previsti dalla Legge 104, è necessario seguire una procedura specifica. Innanzitutto, bisogna presentare una richiesta al medico competente, che valuterà la situazione medica del familiare con disabilità. Una volta ottenuto il parere medico, è possibile inoltrare la domanda all’INPS. Dopo l’approvazione della domanda da parte dell’ente, sarà possibile beneficiare delle agevolazioni previste dalla Legge 104, tra cui i giorni di permesso retribuito e altri diritti specifici.

Chi può prendere la 104 per due persone?

Con l’eliminazione del principio di alternanza riguardante l’assistenza a un familiare con Legge 104, il diritto viene esteso a più persone. Ora, diversi familiari possono usufruire, a turno, dei permessi per assistere lo stesso familiare disabile, come previsto dall’articolo 3 comma 3 della Legge 104, con un limite massimo di tre giorni mensili complessivi. Prima di questa modifica, l’alternanza era permessa solo ai genitori che assistevano un figlio disabile, ma ora questa possibilità viene estesa a tutti coloro che hanno il diritto di fruire dei permessi previsti dalla Legge 104.

Se uso il permesso ma non assisto la persona disabile, cosa mi può succedere?

Se utilizzi i permessi previsti dalla Legge 104, ma non assisti la persona disabile come dovresti, potresti incorrere in sanzioni o provvedimenti disciplinari da parte del datore di lavoro o dell’ente che gestisce i permessi. È fondamentale utilizzare i giorni di permesso solo quando necessario per l’assistenza alla persona disabile, altrimenti potresti avere conseguenze negative sul posto di lavoro.

Cosa dice la Legge 104 riguardo l’assistenza fuori regione?

Se un lavoratore deve assistere un familiare con disabilità grave che vive in un’altra regione o a più di 150 chilometri di distanza, deve presentare una documentazione valida al suo datore di lavoro. Questa norma viene regolamentata dal decreto legislativo numero 119 del 2011 che ha modificato l’articolo 33 della Legge 104 del 1992.

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