Accompagnamento requisiti reddituali 2023

Indennità di accompagnamento e requisiti reddituali: scopri se il reddito influisce sull'erogazione di tale beneficio.
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08/07/2023

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Ci sono dei requisiti reddituali per l’indennità di accompagnamento?

Contrariamente a quanto si possa pensare, per accedere all’indennità di accompagnamento non sono richiesti particolari requisiti reddituali.

Infatti, la prestazione spetta a quanti soddisfano i seguenti requisiti:

  • Riconoscimento dell’inabilità totale e permanente al 100%,
  • Impossibilità a deambulare autonomamente senza l’aiuto permanente di un accompagnatore,
  • Impossibilità a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua,
  • Residenza stabile e abituale sul territorio nazionale, cittadinanza italiana o iscrizione all’anagrafe del comune di residenza per i cittadini stranieri comunitari, permesso di soggiorno di almeno un anno per i cittadini stranieri extracomunitari.

In sostanza, a riguardo dell’indennità di accompagnamento e requisiti reddituali, la valutazione del reddito non rappresenta un ostacolo per ottenere l’indennità di accompagnamento. Tuttavia, è importante precisare che il richiedente deve avere una situazione di grave handicap che ne impedisce l’autosufficienza.

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Che cos’è l’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento è una forma di assistenza non reversibile, disciplinata dalla legge 18/1980, che spetta agli invalidi civili residenti in Italia e che si trovano in condizioni di totale inabilità, le quali impediscono loro di camminare senza l’assistenza di un accompagnatore o di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, avendo bisogno di assistenza continua.

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Quali sono i destinatari dell’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento viene erogata a tutti i cittadini italiani o dell’Unione Europea residenti in Italia, nonché ai cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, a condizione che siano residenti nel territorio italiano.

L’età non costituisce un limite minimo o massimo per il riconoscimento del beneficio. Infatti, l’età non è un fattore determinante per l’attribuzione delle prestazioni, che possono essere riconosciute a qualsiasi individuo che soddisfi i requisiti legali dall’atto della nascita fino al momento della morte.

I soggetti che possono ottenere questa prestazione sono coloro che presentano una invalidità civile totale e permanente del 100% accompagnata da un’incapacità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o dall’incapacità di svolgere le attività quotidiane della vita e che richiedono un’assistenza continua. Questo stato si verifica quando un individuo invalido non è in grado di svolgere le azioni elementari che una persona normale della stessa età compie quotidianamente, rendendo quindi necessaria l’assistenza.

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Per attività quotidiane della vita si intendono una serie di funzioni individualizzabili e interdipendenti che costituiscono una parte essenziale della vita di ogni individuo. Queste attività comprendono la vestizione, la nutrizione, l’igiene personale, l’espletamento dei bisogni fisiologici, gli acquisti e le compere, la preparazione dei pasti, lo spostamento all’interno dell’ambiente domestico o per raggiungere il luogo di lavoro, la capacità di occuparsi delle faccende domestiche, la conoscenza del valore del denaro, l’orientamento tempo-spaziale, la capacità di autosalvamento e di richiedere aiuto, la lettura, l’utilizzo della radio e della televisione, la guida dell’automobile per necessità quotidiane legate a funzioni vitali, e così via (conforme alla Circolare del Ministero del Tesoro 14/1992).

La legge prevede una valutazione diversa per i soggetti di età inferiore ai 18 anni e per coloro che hanno più di 65 anni. L’articolo 6 del D. Lgs 509/1988 stabilisce che coloro che presentano difficoltà persistenti nel svolgere compiti e funzioni proprie della loro età sono considerati mutilati e invalidi.

Per tali soggetti, poiché non è possibile fare riferimento a una riduzione della capacità lavorativa, non è possibile valutare la totale invalidità come previsto per gli individui maggiorenni e di età compresa tra 25 e 65 anni. Tuttavia, per questi soggetti, è comunque necessario che sia riscontrata l’incapacità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o l’incapacità di svolgere le attività quotidiane della vita e che richiedano un’assistenza continua (punto b). Inoltre, in questo caso, la valutazione dell’incapacità di svolgere le attività quotidiane della vita deve essere confrontata con la capacità media di una persona sana della stessa età.

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Qual è l’importo dell’indennità di accompagnamento?

L’ammontare dell’assegno per l’anno 2023 ammonta a 527,16 € mensili, corrispondenti a un totale annuo di 6.325,92 €. È importante notare che queste somme sono esenti da imposizione fiscale.

L’assegno viene erogato in 12 mensilità durante l’anno, a differenza dell’Assegno Mensile di Invalidità che prevede invece 13 mensilità.

Indennità di accompagnamento e requisiti reddituali
Indennità di accompagnamento e requisiti reddituali – L’immagine mostra una donna in sedia a rotelle in ospedale che viene aiutata da un’infermiera.

FAQ su indennità di accompagnamento e requisiti reddituali

Come posso spendere l’indennità di accompagnamento?

Non ci sono limiti specifici su come spendere l’indennità di accompagnamento. Questa prestazione, stabilita dalla Legge 11 febbraio 1980, n. 18, non richiede che i fondi vengano destinati esclusivamente a servizi specifici, come la retribuzione di un accompagnatore. Il suo scopo principale è fornire assistenza alla persona che ne necessita e supportare il nucleo familiare per permettere alla persona di rimanere a casa, evitando la necessità di ricovero a lungo termine.

Chi può spendere l’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento può essere spesa sia dal beneficiario che dai membri del nucleo familiare che prestano assistenza. Nonostante l’indennità venga intestata direttamente al disabile non autosufficiente, la persona può decidere di delegare la persona che lo assiste per la riscossione dell’assegno di accompagnamento.

A chi viene intestata l’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento è una prestazione rivolta direttamente ed esclusivamente alle persone invalide totali non autosufficienti. Nonostante il diritto della persona non autosufficiente di avere un accompagnatore, l’indennità non può essere intestata all’accompagnatore stesso. Tuttavia, la persona non autosufficiente può delegare la riscossione dell’assegno a un familiare.

Come posso delegare un familiare alla riscossione dell’assegno di accompagnamento?

Per delegare un familiare alla riscossione dell’assegno di accompagnamento, bisogna compilare il modello AP70 INPS nel quadro G, dedicato alla delega riscossione terzi dei benefici economici. Il titolare dell’indennità può anche decidere di versare la somma dell’assegno direttamente al familiare che lo assiste.

Si può ricevere l’indennità di accompagnamento se si vive all’estero?

No, la legge italiana prevede che l’indennità di accompagnamento sia concessa solo a coloro che risiedono in modo stabile e continuativo in Italia. Se il beneficiario dell’indennità trascorre più di 6 mesi fuori dall’Italia, l’INPS procede alla sospensione dell’erogazione dell’indennità. Dopo un anno dalla sospensione, l’INPS procede alla revoca dell’indennità. Le eccezioni sono previste per gravi motivi sanitari o per la necessità di assistere un familiare residente all’estero.

Cosa succede all’indennità di accompagnamento in caso di ricovero ospedaliero?

In caso di ricovero in una struttura ospedaliera pubblica o in regime convenzionato che prevede al sostentamento, l’indennità di accompagnamento viene sospesa. Tuttavia, c’è un’eccezione: se la struttura ospedaliera non può fornire l’assistenza necessaria al paziente, l’indennità può essere mantenuta. In questo caso, la struttura deve rilasciare un documento che attesta l’impossibilità, da inviare all’INPS per ottenere l’autorizzazione.

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