Accompagnamento e redditi da lavoro: sono cumulabili?

Cerchiamo di capire se una persona invalida al 100 per cento e non autosufficiente può svolgere attività lavorativa e se accompagnamento e redditi da lavoro sono cumulabili.
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22/06/2023

Se sono stato riconosciuto invalido totale e percepisco indennità di accompagnamento posso lavorare? Accompagnamento e redditi da lavoro sono cumulabili? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi. Abbiamo anche una pagina Instagram dove pubblichiamo le notizie in formato grafico e un canale YouTube, dove pubblichiamo videoguide e interviste).

L’indennità di accompagnamento (Legge 11 febbraio 1980, n. 18) è una prestazione economica erogata dall’INPS a prescindere dall’età e dal reddito posseduto. Per il 2023, l’importo dell’assegno è pari a 527,16 euro, erogato per 12 mensilità.

In questo approfondimento ci chiediamo se percependo l’indennità è possibile continuare a lavorare e se accompagnamento e redditi da lavoro sono cumulabilii.

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Accompagnamento e redditi da lavoro sono cumulabili?

Sì, accompagnamento e redditi da lavoro sono cumulabili, e ti spieghiamo perché.

In apertura, abbiamo anticipato che l’indennità di accompagnamento è una prestazione che viene erogata alle persone invalide totali e non autosufficienti, a prescindere dall’età e dal reddito posseduto.

Una prima risposta, quindi, l’abbiamo già data: questa indennità non è legata allo stato occupazionale del beneficiario e quindi al suo reddito da lavoro (o qualsiasi altro reddito).

È legata, piuttosto, alla condizione di salute e al bisogno di assistenza del beneficiario: per ottenere l’accompagnamento, la Commissione medica dell’ASL deve riconoscere l’impossibilità a deambulare o a compiere i normali atti della vita quotidiana da soli.

L’accompagnamento, serve proprio a questo: a permettere al beneficiario di essere “accompagnato” nello svolgere le sue attività quotidiane, anche se riguardano l’attività lavorativa.

Ne consegue che una persona invalida al 100 per cento, che percepisce indennità di accompagnamento, può continuare a lavorare, se il suo tipo di invalidità glielo consente.

Ad esempio, una persona in sedia a rotelle che ha perso l’uso degli arti inferiori, potrebbe tranquillamente svolgere lavoro d’ufficio al PC.

Quindi, in sintesi: puoi continuare a lavorare se percepisci indennità di accompagnamento, e continuerai a ottenere l’indennità a prescindere dal tuo reddito da lavoro.

L’indennità di accompagnamento si perde solo nel momento in cui si ha diritto ad altre prestazioni assistenziali della stessa natura: ne parliamo nel prossimo paragrafo.

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Accompagnamento e redditi da lavoro: con che cosa non è cumulabile e compatibile l’indennità

Abbiamo visto che accompagnamento e redditi da lavoro sono cumulabili. L’indennità di accompagnamento, in realtà, è cumulabile con tutte le altre prestazioni previdenziali e assistenziali, tranne quelle che hanno la sua stessa natura, ovvero:

  • trattamenti di accompagnamento riconosciuti per invalidità riconosciute per cause di guerra;
  • trattamenti di accompagnamento riconosciuti per invalidità riconosciute per cause di lavoro;
  • trattamenti di accompagnamento riconosciuti per invalidità riconosciute per cause di servizio.

In questi casi, non puoi percepire entrambi i trattamenti, però ai la possibilità di scegliere quello a te più favorevole.

Al di là di questo, puoi percepire l’accompagnamento sia svolgendo attività lavorativa e sia in concomitanza di altri tipi di prestazioni economiche assistenziali o previdenziali.

Per quanto riguarda la compatibilità, il sussidio non è compatibile con l’indennità di frequenza e non può essere percepita da chi è ricoverato gratuitamente presso istituti la cui retta è pagata dallo Stato o da un Ente pubblico.

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Accompagnamento e redditi da lavoro: a chi spetta l’indennità?

Come abbiamo detto, accompagnamento e redditi da lavoro sono cumulabili e possono essere erogati a prescindere dall’età e dal reddito posseduto.

Abbiamo parlato anche dei beneficiari: persone invalide al 100% e non autosufficienti. l’indennità di accompagnamento, inoltre, spetta a:

  • alle persone affette dal morbo di Alzheimer e dalla sindrome di Down, alle persone affette da epilessia, sia a coloro che subiscono attacchi quotidiani, sia a coloro che abbiano solo di tanto in tanto le cosiddette “crisi di assenza”;
  • a coloro che, pur capaci di compiere materialmente gli atti normali della vita quotidiana (mangiare, vestirsi, pulirsi), necessitano di accompagnatore perché sono incapaci (in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva e cognitiva, addebitabili a forme avanzate di stati patologici) di rendersi conto della portata dei singoli atti che vanno a compiere e dei modi e dei tempi in cui gli stessi devono essere compiuti (sentenza n.1268 del 2005).

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Accompagnamento e redditi da lavoro
Accompagnamento e redditi da lavoro: sono cumulabili?

Accompagnamento e redditi da lavoro: quali sono gli altri requisiti per ottenere l’indennità

Accompagnamento e reddito da lavoro sono cumulabili, ma per ottenere l’indennità, oltre al requisito sanitario è necessario possedere altri requisiti, ovvero:

  • cittadinanza italiana;
  • iscrizione all’anagrafe del comune di residenza per i cittadini stranieri comunitari;
  • titolarità del permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione per i cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato, anche se privi di permesso di soggiorno CE di lungo periodo;
  • residenza stabile e abituale sul territorio nazionale;
  • non essere ricoverati in istituti con pagamento della retta a carico dello Stato o di Enti pubblici (per certificare questo è necessario compilare ogni anno il Modello ICRIC).

FAQ Accompagnamento e redditi da lavoro

Posso lavorare pur percependo l’indennità di accompagnamento?

Sì, se sei un invalido totale riconosciuto e percepisci l’indennità di accompagnamento, hai la possibilità di lavorare. Questa indennità, infatti, non è legata al tuo stato lavorativo né al tuo reddito da lavoro. È connessa invece al tuo stato di salute e alla necessità di assistenza. Se la tua condizione di invalidità ti consente di lavorare, come ad esempio un lavoro d’ufficio, puoi farlo senza perdere l’indennità.

Posso cumulare l’indennità di accompagnamento con il mio reddito da lavoro?

Assolutamente sì, l’indennità di accompagnamento e il reddito da lavoro sono cumulabili. L’indennità si perde solo nel caso in cui hai diritto a ricevere altre prestazioni assistenziali della stessa natura.

Con cosa non è compatibile l’indennità di accompagnamento?

Nonostante l’indennità di accompagnamento sia cumulabile con il reddito da lavoro, non può essere cumulata con altre forme di assistenza dello stesso tipo, come quelle riconosciute per invalidità derivanti da cause di guerra, di lavoro o di servizio. Inoltre, non è compatibile con l’indennità di frequenza e non può essere percepita da chi è ricoverato gratuitamente in istituti finanziati dallo Stato o da un Ente pubblico.

A chi spetta l’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento è destinata a persone invalide al 100% e non autosufficienti. Questo include i ciechi assoluti, persone che necessitano di assistenza per recarsi all’ospedale per chemioterapia, bambini minorenni incapaci di camminare senza aiuto, persone affette da Alzheimer, sindrome di Down, epilessia e coloro che necessitano di assistenza a causa di gravi disturbi della sfera intellettiva e cognitiva.

Quali sono i requisiti per ottenere l’indennità di accompagnamento?

Per ottenere l’indennità di accompagnamento, oltre a soddisfare il requisito sanitario, devi essere un cittadino italiano o un cittadino straniero comunitario iscritto all’anagrafe del comune di residenza. Per i cittadini stranieri extracomunitari è necessario il possesso di un permesso di soggiorno di almeno un anno. È inoltre necessario risiedere stabilmente e abitualmente sul territorio nazionale e non essere ricoverato in istituti con pagamento della retta a carico dello Stato o di Enti pubblici.

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