Quanti mesi di malattia con la depressione

Quanti mesi di malattia con la depressione, quali sono i diritti e gli obblighi per i lavoratori colpiti da questa patologia. In questi casi come deve essere richiesta la malattia al datore di lavoro e come funziona per l’invalidità civile.
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21/08/2023

Quanti mesi di malattia con la depressione? Ovvero a quanto può arrivare l’aspettativa retribuita per questa patologia? È ovvio da decenni che la depressione sia una malattia e che comporti anche il riconoscimento di percentuali di invalidità. Ma verifichiamo nel dettaglio, rispetto alle assenze per malattia, cosa dispone la legge. (scopri le ultime notizie su categorie protette, Legge 104, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

La depressione

La depressione è dunque per la legge come una malattia qualunque, con le stesse garanzie previste per altre patologie. Quando viene diagnosticata dal medico curante e giudicata un ostacolo per le attività lavorative, garantisce al lavoratore il diritto all’astensione dal lavoro con retribuzione.

La depressione maggiore si distingue per l’intensità dei sintomi. Che possono includere:

  • Forte sensazione di tristezza e insoddisfazione
  • Perdita di interesse per le attività quotidiane
  • Pensieri negativi continui
  • Fluttuazioni di peso
  • Disturbi del sonno

È fondamentale comprendere la gravità di questa patologia e il suo potenziale impatto sul lavoro.

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Quanti mesi di malattia con la depressione?

La depressione, come già evidenziato, dà diritto all’astensione dal lavoro con retribuzione. Il periodo di guarigione viene stabilito dal medico curante e indicato sul certificato medico.

Tuttavia, bisogna considerare il “periodo di comporto”, che determina quanto tempo un lavoratore può assentarsi dal lavoro per malattia e mantenere il proprio posto:

  • 3 mesi se l’anzianità di servizio è meno di dieci anni
  • 6 mesi se l’anzianità supera i dieci anni

Per avere certezza sul periodo massimo di malattia per depressione, è comunque essenziale verificare il proprio contratto di lavoro.

Assenza dal lavoro per depressione: come richiederla?

Se sospetti di soffrire di depressione e senti il bisogno di astenerti dal lavoro, ecco come procedere:

  1. Informa il datore di lavoro: comunica tempestivamente al tuo superiore o al reparto risorse umane la tua situazione.
  2. Contatta il tuo medico curante: dovrai farlo entro il giorno dell’assenza o entro due giorni. Il medico, dopo la valutazione, fornirà un certificato telematico all’INPS.
  3. Invia il numero di protocollo al datore di lavoro: questo numero, fornito dal medico, andrà inviato alla tua azienda per definire il periodo di assenza.

Depressione e invalidità civile

La depressione è riconosciuta come una patologia che può portare a diversi gradi di invalidità. Questo implica che, a seconda della gravità, possono esserci delle percentuali d’invalidità riconosciute, come mostrano le tabelle ministeriali:

  • Sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%;
  • Sindrome depressiva endoreattiva media: 25%;
  • Sindrome depressiva endoreattiva grave: dal 31% al 40%;
  • Sindrome depressiva endogena lieve: 30%;
  • Sindrome depressiva endogena media: dal 41% al 50%;
  • Sindrome depressiva endogena grave: dal 71% all’80%.

L’INPS, nel dettaglio, offre delle percentuali d’invalidità legate alla depressione maggiore:

  • Depressione maggiore moderata: dal 61% all’80%;
  • Depressione maggiore grave: fino al 100%.

La depressione causata dal lavoro

Se un lavoratore ritiene che la propria depressione sia dovuta alle condizioni di lavoro, potrebbe avere diritto a dei riconoscimenti specifici dall’INAIL. Ad esempio:

Ma attenzione: è essenziale dimostrare il nesso tra le condizioni lavorative e la patologia.

L’aspettativa retribuita per disagio personale

Esiste la possibilità di chiedere un’aspettativa retribuita anche in caso di forte disagio personale:

  • Può durare massimo due anni durante tutta la vita lavorativa;
  • Non è automatica, ma dipende dal datore di lavoro;
  • Non offre stipendio regolare e altri benefici come il TFR.

L’aspettativa per motivi personali

Questa forma di aspettativa non rientra nelle previsioni legali. Non va confusa con l’aspettativa per gravi motivi familiari. È spesso presente in alcuni contratti collettivi nazionali del lavoro (Ccnl). Per capire se si ha diritto a tale aspettativa, bisogna fare riferimento al proprio contratto o rivolgersi al sindacato.

Cosa prevede il Ccnl?

Il Ccnl protegge diversi tipi di lavoratori:

  1. Quelli associati ai sindacati che hanno firmato il contratto.
  2. Quelli assunti da aziende che fanno parte delle associazioni datoriali del Ccnl.
  3. Lavoratori con specifici riferimenti al Ccnl nel proprio contratto.

Quanto dura l’aspettativa per motivi personali?

Se un lavoratore si trova in un periodo difficile, ma non a causa di una malattia, ha il diritto di richiedere l’aspettativa per motivi personali. Questa:

  • Non è retribuita;
  • Ha una durata massima di 12 mesi;
  • Può essere sfruttata in modo continuativo o suddivisa.

Ad esempio, nel contratto del Ccnl delle Regioni e autonomie locali, l’aspettativa per motivi personali è ben definita e si applica a chi lavora in enti come Comuni e Regioni.

Come chiedere l’aspettativa

Se nel proprio contratto è prevista l’aspettativa per motivi personali, bisogna fare una richiesta formale al proprio datore di lavoro. Questo può accettare o rifiutare la richiesta. Se la rifiuta, deve motivare la sua decisione.

In caso contrario, il lavoratore può decidere di rivolgersi a un giudice. La richiesta deve contenere:

  1. Le motivazioni personali;
  2. La durata dell’aspettativa desiderata;
  3. Se si desidera usufruire dell’aspettativa in modo continuativo o frazionato.

Cosa includere nella richiesta

Il modulo di richiesta deve contenere:

  • Dati personali;
  • Data di assunzione;
  • Tipo di contratto;
  • Mansione svolta;
  • Durata desiderata dell’aspettativa;
  • Motivi alla base della richiesta;
  • Data e firma.
Quanti mesi di malattia con la depressione
Nella foto una donna raggomitolata sul letto a causa della depressione.

FAQ (domande e risposte)

Quanto si può stare in malattia in caso di depressione?

La durata dell’astensione dal lavoro per malattia, in caso di depressione, è stabilita dal medico curante e indicata sul certificato medico. Ciò detto, esiste un periodo di comporto, ovvero un periodo tutelato dalla legge in cui è garantita al lavoratore la conservazione del posto di lavoro in caso di astensione per malattia. Questo periodo, in base al Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) e agli accordi aziendali o individuali, varia a seconda dell’anzianità di servizio del lavoratore: 3 mesi se l’anzianità non supera i 10 anni e 6 mesi se supera i 10 anni. Superando il periodo di comporto, il lavoratore rischia di perdere il posto.

Chi certifica lo stato di depressione?

Lo stato di depressione è certificato dal proprio medico curante. Una volta contattato, il medico verifica la temporanea incapacità del lavoratore di svolgere la sua professione e, se necessario, redige un certificato medico telematico da inviare all’INPS.

Come dimostrare la depressione?

Per dimostrare la depressione, il lavoratore deve innanzitutto informare il proprio datore di lavoro riguardo ai suoi sintomi e alla riduzione della capacità di portare a termine le mansioni lavorative. Dopodiché, dovrà contattare il proprio medico curante che, dopo la verifica, emetterà un certificato medico telematico da inviare all’INPS, indicando i dettagli del caso.

Quanto tempo ci vuole per guarire dalla depressione?

Il testo non fornisce una durata precisa per la guarigione dalla depressione, in quanto tale durata varia da individuo a individuo e dipende dalla gravità della condizione e da altri fattori individuali. La durata dell’astensione dal lavoro, comunque, sarà stabilita dal medico curante.

Che invalidità civile viene riconosciuta con la depressione?

La depressione è una patologia invalidante e le tabelle ministeriali indicano diverse percentuali d’invalidità a seconda della gravità della condizione depressiva:

  • Sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%
  • Sindrome depressiva endoreattiva media: 25%
  • Sindrome depressiva endoreattiva grave: dal 31% al 40%
  • Sindrome depressiva endogena lieve: 30%
  • Sindrome depressiva endogena media: dal 41% al 50%
  • Sindrome depressiva endogena grave: dal 71% all’80%

L’INPS, inoltre, indica che la depressione maggiore può portare a un’invalidità che varia dal 61% all’80%, o anche al 100% in casi gravi.

Chi soffre di depressione può lavorare?

Il lavoratore affetto da depressione ha il diritto a un periodo di astensione dal lavoro retribuito se la patologia rappresenta un ostacolo alle sue attività lavorative. Se la depressione è riconosciuta come invalidante e impedisce al lavoratore di svolgere le sue mansioni a pieno regime, ha diritto all’invalidità. In alcuni casi, se la depressione è causata dall’ambiente di lavoro, può essere riconosciuta come malattia professionale. Pertanto, chi soffre di depressione può lavorare, ma ha anche il diritto di astenersi se la condizione lo rende temporaneamente incapace di svolgere le sue funzioni.

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