Nuova assistenza ai disabili: cosa è previsto

Parliamo di cosa è previsto per la nuova assistenza alle persone con disabilità: tutto quello che il Governo dovrà attuare entro il 2024 e cosa cambierà.
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28/01/2023

Quali sono le riforme previste per la nuova assistenza alle persone con disabilità? Qual è l’obiettivo principale della riforma e quali interventi sono previsti per raggiungerlo? (entra nella community di Invalidità e Diritti. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

Entro il 2024, il Governo dovrà approvare una serie di decreti legislativi, attenendosi alle linee guida presenti nella Legge delega sulla disabilità, l’unica al momento approvata (Legge 22 dicembre 2021, n. 227).

Questa legge è molto importante, perché permetterà una riforma di tutto il sistema assistenziale riferito alle persone con disabilità e non autosufficienti.

In questo approfondimento cercheremo di spiegarti nel modo più semplice possibile cosa è previsto e quali sono gli interventi che il Governo metterà in atto per la nuova assistenza alle persone con disabilità.

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Indice

Perché una legge delega per la nuova assistenza alle persone con disabilità?

Una riforma per la nuova assistenza alle persone con disabilità è necessaria, perché la normativa sulla disabilità è ormai datata e in molti casi anche superata.

Occorre inoltre un nuovo approccio di intervento, che solo una nuova normativa può permettere di concretizzare.

Per prima cosa, nella normativa attuale esistono varie definizioni che riguardano le persone con disabilità, proprio perché le varie leggi emanate nel tempo, hanno dato definizioni differenti e queste si sono “stratificate”, ovvero si sono sovrapposte una sull’altra, creando spesso confusione.

In Italia facciamo ancora distinzione tra disabili, invalidi, portatori di handicap, ciechi, sordomuti, sordociechi (frutto della Legge 104/1992), persone con menomazioni e minori (o alunni) con disabilità.

Tutte queste definizioni, portano poi a percorsi valutativi diversi. Il percorso per la valutazione dell’handicap è diverso da quello per l’invalidità o la disabilità. A questi, si aggiunge anche il percorso differente seguito dalle persone con disabilità per accedere alla Legge 68/1999, che ha come finalità la promozione dell’inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro.

Cosa causa tutto questo? Confusione nel cittadino e spese onerose, sia per lo stesso cittadino che per la Pubblica Amministrazione.

Quello che innanzitutto dovrà fare l’Italia, è dare una nuova definizione della disabilità, che riprenda quella presente nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia nel 2009) e che recita così:

Per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri”.

Quella dell’ONU, è un’indicazione che dovrà seguire l’Italia per aggiornare le varie definizioni al momento presenti, soprattutto la definizione di handicap prevista dalla Legge 104/1992.

Si procederà, a questo scopo, con una valutazione di base, che ancora non si sa cosa escluderà e cosa ammetterà.

Di sicuro ci sarà un aggiornamento della classificazione delle invalidità in base a quelle ICF e ICD (di cui parleremo tra poco) e verranno inclusi tutti quegli accertamenti che sono di preparazione ai successivi accertamenti connessi, oltre che per le minorazioni civili, anche all’inclusione lavorativa (Legge 68/99) e alla condizione di alunno con disabilità.

Quindi: la valutazione di base dovrà essere ricondotta tutta a un unico procedimento e contenere tutte le informazioni utili anche alla concessione di assistenza protesica, sanitaria e riabilitativa, all’individuazione della non autosufficienza e dei requisiti necessari per l’accesso alle agevolazioni fiscali, tributarie e relative alla mobilità (come per esempio il contrassegno).

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Nuova assistenza alle persone con disabilità: chi farà la nuova valutazione di base delle disabilità?

Le procedure per la nuova valutazione di base delle disabilità verranno affidate a un unico soggetto pubblico, garantendone l’omogeneità su tutto il territorio nazionale.

Attualmente, infatti, chi si occupa di fare gli accertamenti sanitari per l’invalidità civile sono l’INPS e le ASL.

Molto probabilmente, a breve avremo come punto di riferimento solo l’INPS, al quale verranno affidate nuove funzioni.

Tuttavia, sarà necessario intervenire anche sugli strumenti relativi al riconoscimento delle disabilità e delle relative percentuali, per poi programmare tutta una serie di interventi che permettano un’assistenza puntuale e in alcuni casi personalizzata alle persone con disabilità.

Leggi quali sono attualmente le percentuali di invalidità che possono essere assegnate e a quali patologie si fa riferimento.

Quali sono le novità previste per una nuova classificazione delle invalidità?

Nuova assistenza alle persone con disabilità: come avverrà la classificazione dell’invalidità?

Nella riforma sulla nuova assistenza alle persone con disabilità, è previsto il riconoscimento della disabilità mediante l’adozione:

  • della Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF);
  • della Classificazione internazionale delle malattie (ICD);
  • di ogni eventuale scala di valutazione disponibile e consolidata dalla letteratura scientifica.

L’ICF si delinea come una classificazione che vuole descrivere lo stato di salute delle persone in relazione ai loro ambiti esistenziali (sociale, familiare, lavorativo) al fine di cogliere le difficoltà che nel contesto socio-culturale di riferimento possono causare disabilità.

Attraverso l’ICF si vuole quindi descrivere non le persone, ma le loro situazioni di vita quotidiana in relazione al loro contesto ambientale e sottolineare l’individuo non solo come persona avente malattie o disabilità, ma soprattutto evidenziarne l’unicità e la globalità.

A differenza delle attuali classificazioni utilizzate in Italia, dove viene dato ampio spazio alla descrizione delle malattie dell’individuo, ricorrendo a termini quali patologia, menomazione, disabilità e handicap (usati prevalentemente in accezione negativa, con riferimento a situazioni di deficit) nell’ultima classificazione l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si fa riferimento a termini che analizzano la salute dell’individuo in chiave positiva (funzionamento e salute).

La classificazione ICD (dall’inglese “International Classification of Diseases”) è la “Classificazione Internazionale delle Malattie e dei problemi correlati”, stilata appunto dall’Organizzazione mondiale della sanità.

L’ICD è uno standard di classificazione per gli studi statistici ed epidemiologici (la disciplina che studia l’incidenza e la frequenza delle malattie in una popolazione), nonché valido strumento di gestione di salute e igiene pubblica, ovvero del sistema che cura l’organizzazione delle persone, delle istituzioni e delle risorse per fornire servizi di assistenza sanitaria a tutela della salute.

L’adozione di queste classificazioni avrà degli impatti importanti sulla nuova assistenza alle persone con disabilità: vediamo quali saranno.

In questo articolo parliamo di Legge 104 e assistenza domiciliare 2023: cosa prevede, a chi è rivolta e come richiederla.

Nuova assistenza alle persone con disabilità
Nuova assistenza alle persone con disabilità: nella foto una donna viene aiutata dalla sua assistente.

Perché la nuova classificazione delle disabilità avrà un impatto importante sulla nuova assistenza alle persone con disabilità?

Nuova assistenza alle persone con disabilità. Come abbiamo detto, la classificazione ICF descrive le situazioni di vita quotidiana delle persone in relazione al loro contesto ambientale e considera l’individuo non solo come persona avente malattie o disabilità, ma evidenziarne l’unicità e la globalità.

Questo è un nodo centrale della riforma sulla nuova assistenza alle persone con disabilità che, oltre all’obiettivo principale di rivedere e modificare tutta la legislazione sulle disabilità, ha anche l’altro, di pari importanza, che prevede la deistituzionalizzazione e l’autonomia delle persone con disabilità.

Ma cosa vuol dire “deistituzionalizzare”? Vuol dire trasferire l’assistenza ai disabili dalle istituzioni pubbliche o private alla famiglia.

In sostanza, da qui al 2024, si cercherà il più possibile di permettere a disabili e autosufficienti di potersi curare e di poter essere assistiti presso la propria abitazione, prevedendo anche supporti e sostegni per l’abitare in autonomia e per la vita indipendente.

“Deistituzionalizzare” vuol dire anche accompagnare il disabile e la sua famiglia in questo passaggio, per evitare il più possibile (e ove possibile) l’ospedalizzazione o lo sradicamento dalla propria realtà quotidiana, che rappresenta sempre un momento di grande dolore per qualsiasi malato.

Per raggiungere questo scopo, la legge delega pone come centrale il ruolo e il coinvolgimento della persona (o di chi lo rappresenta), nell’elaborazione di un progetto che tenga conto dei suoi desideri e delle sue aspettative.

Verrà progettato per ognuno un Progetto di vita, volto a migliorare, anche con sostegni e supporti, la qualità della vita della persona, a garantire l’effettivo godimento dei diritti e delle libertà fondamentali, tra cui la possibilità di scegliere il proprio luogo di residenza e un’adeguata soluzione abitativa.

Ma a chi verrà affidato il compito di valutare quali saranno i servizi adeguati a ogni singolo caso? Lo faranno le Case della comunità.

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Nuova assistenza alle persone con disabilità: di cosa si occuperanno le Case della Comunità?

In realtà, le Case delle comunità sono già presenti sul territorio italiano, anche se ancora sono poche e non hanno attive tutte le funzioni che avranno entro il 2024.

Le Case della Comunità sono strutture sanitarie, luoghi privilegiati per la progettazione di interventi di carattere sociale e di integrazione sociosanitaria.

Un luogo facilmente accessibile per la comunità di riferimento, perché è quello dove il cittadino può trovare una risposta adeguata alle diverse esigenze sanitarie o sociosanitarie.

In queste strutture, al fine di poter fornire tutti i servizi sanitari di base, il medico di Medicina Generale e i pediatri di libera scelta lavorano in équipe, in collaborazione con gli infermieri di famiglia, gli specialisti ambulatoriali e gli altri professionisti sanitari quali logopedisti, fisioterapisti, dietologi, tecnici della riabilitazione e altri.

La presenza degli assistenti sociali nelle Case della Comunità, rafforzerà il ruolo dei servizi sociali territoriali nonché una loro maggiore integrazione con la componente sanitaria assistenziale.

La figura chiave nella Casa della Comunità sarà l’infermiere di famiglia, figura già introdotta dal Decreto Legge n. 34/2020 che, grazie alle sue conoscenze e competenze specialistiche nel settore delle cure primarie e della sanità pubblica, diventa il professionista responsabile dei processi infermieristici in famiglia e Comunità.

Secondo il PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza), la Casa della comunità diventerà lo strumento attraverso cui coordinare tutti i servizi offerti sul territorio, in particolare ai malati cronici.

La Casa della comunità è finalizzata a costituire il punto di riferimento continuativo per la popolazione, anche attraverso un’infrastruttura informatica, un punto prelievi, la strumentazione polispecialistica, e ha il fine di garantire la promozione, la prevenzione della salute e la presa in carico della comunità di riferimento.

Al momento, tra i servizi inclusi è previsto, in particolare, il punto unico di accesso (PUA) per le valutazioni multidimensionali (servizi sociosanitari) e i servizi dedicati alla tutela della donna, del bambino e dei nuclei familiari secondo un approccio di medicina di genere.

In futuro, potranno inoltre essere ospitati servizi sociali e assistenziali rivolti prioritariamente alle persone anziani e fragili, variamente organizzati a seconda delle caratteristiche della comunità specifica.

Addetto all’assistenza di base: ti spieghiamo tutto su questa importante figura di supporto ai disabili e come fare per richiederlo.

Prima di continuare a leggere questo articolo sulla nuova assistenza alle persone con disabilità, ti consigliamo di vedere questo video, dove si parla invece dei diritti dei caregiver per l’assistenza dei disabili:

Chi controllerà che tutto funzioni, nella nuova assistenza alle persone con disabilità?

Abbiamo visto che, nella nuova assistenza alle persone con disabilità, il nodo centrale su cui ruota poi tutto è il disabile o il non autosufficiente, dal quale si parte per realizzare un progetto di vita indipendente con gli strumenti che verranno messi in campo.

Per garantire che tutto il processo sia svolto con correttezza e per tutelare e promuovere i diritti delle persone con disabilità, verrà inoltre istituzionalizzato il Garante.

Il Garante sarà un organo indipendente, che rappresenterà le persone con disabilità e che accoglierà segnalazioni in merito a discriminazioni o violazioni dei diritti, per poi intervenire con raccomandazioni o proporre misure per superare le criticità riscontrate.

Viene anche previsto un potenziamento dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità (che non è il Garante), ridefinendone competenze e potenziandone la struttura organizzativa.

Fra l’altro, solo per il potenziamento di questo Ufficio si ha certezza di un finanziamento (800mila euro) a partire da quest’anno (2023).

Assistenza sanitaria per disabili: vediamo cosa garantisce attualmente l’Italia ai disabili che hanno bisogno di assistenza ambulatoriale e domiciliare.

Cosa è stato fatto al momento per la nuova assistenza alle persone con disabilità?

Nuova assistenza alle persone con disabilità: a che punto siamo? Al momento, siamo fermi alla legge delega sulle disabilità, ovvero la Legge 22 dicembre 2021 n. 227, entrata in vigore il 23 dicembre 2021.

Per l’attuazione di tutte le altre misure e interventi, il Governo attingerà al Fondo per le disabilità e la non autosufficienza e ai fondi destinati dal PNRR.

La legge delega, in sostanza, non fissa nuovi diritti, ma dà potere al Governo di legiferare su alcuni aspetti precisi, indicandone ambiti di intervento e criteri direttivi da parte del Parlamento.

Tutto quello di cui ti abbiamo parlato in questo approfondimento, quindi, dovrà essere progettato e il Governo dovrà approvare una serie di decreti legislativi per metterlo in atto.

Quel che è certo, è che la legge delega sulle disabilità è stata approvata dall’Unione Europea, all’interno del più ampio PNRR, e che le misure dovranno essere concretizzate entro giugno 2024.

L’Italia è stata più volte richiamata per la sua ormai datata normativa sulla disabilità, quindi non può perdere altro tempo.

Da qui al 2024, ci prepariamo ad assistere a una riforma strutturale dell’assistenza ai disabili, in Italia, e nella classificazione e accertamento dell’invalidità.

Se stai pensando al destino dei diritti che hai acquisito fino ad oggi, anche in termini di prestazioni assistenziali, stai tranquillo.

Fra le norme transitorie, la legge delega prevede anche una forma di “clausola di salvaguardia”, che preserva tutti i diritti, gli incentivi, le prestazioni economiche, i servizi e le agevolazioni già erogati in materia di invalidità civile.

Abbiamo visto perché occorre una nuova assistenza alle persone con disabilità. Ecco gli articoli preferiti dagli utenti sull’assistenza domestica:

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