Reversibilità al figlio inabile, quanto spetta (esempi)

Reversibilità al figlio inabile, vediamo quanto spetta, come si calcola e quali sono i requisiti necessari. I chiarimenti dell’INPS sulla “vivenza a carico” che è diversa da quella considerata per le questioni fiscali. Un piccolo e utile vademecum.
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21/09/2023

Quanto spetta di reversibilità al figlio inabile? Ovvero a quale percentuale della pensione di uno dei genitori ha diritto il figlio disabile che non è in grado di lavorare e quindi di assicurarsi un sostegno economico? Lo vediamo in questo post, nel quale ti ricordiamo anche quali sono le condizioni necessarie affinché venga riconosciuta questo diritto alla reversibilità. (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

A chi viene riconosciuta la pensione di reversibilità

La prestazione economica sotto forma di pensione ai superstiti è prevista per sostenere economicamente familiari dopo la scomparsa del pensionato o del lavoratore ancora in attività. 

Questa pensione ha due diverse tipologie

  • pensione di reversibilità: nel caso in cui la persona scomparsa fosse già titolare di una pensione di vecchiaia o di anzianità;
  • pensione indiretta: se la persona deceduta era ancora attiva nel mondo del lavoro e aveva comunque accumulato un minimo di contributi previdenziali.

Il diritto a questa tipologia di pensione viene esteso a diverse categorie di beneficiari:

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  • al coniuge, anche nel caso in cui sia separato legalmente, a patto che il tribunale abbia stabilito un diritto agli alimenti in suo favore. In situazioni particolari, il diritto può essere esteso anche a coniugi divorziati;
  • ai figli, con alcune specificazioni. Sono inclusi i figli minori alla data del decesso del genitore, gli studenti che non hanno un’occupazione lavorativa e che possono essere fino all’età di 26 anni se impegnati in studi universitari, e i figli inabili, indipendentemente dalla loro età;
  • in determinate condizioni, il diritto alla pensione ai superstiti può essere riconosciuto anche ai genitori. Devono avere un’età superiore ai 65 anni, non devono avere altri figli, nipoti o coniugi, e devono essere stati economicamente a carico del figlio deceduto al momento della sua morte.

Nei casi in cui i genitori non siano in grado di provvedere al loro sostentamento, il diritto può essere esteso ai nipoti, purché siano minorenni al momento del decesso dell’assicurato o pensionato;

Infine, la pensione ai superstiti può essere riconosciuta anche a fratelli e sorelle, a condizione che siano economicamente a carico e in assenza di altre categorie di beneficiari, come figli, coniugi, genitori o nipoti.

A quando ammonta

Le somme da erogare ai familiari sotto forma di pensione ai superstiti sono determinate sulla base dell’importo pensionistico che sarebbe stato dovuto al lavoratore o all’assicurato al momento del suo decesso.

Questo importo può essere eventualmente integrato fino al raggiungimento del trattamento minimo, nel caso in cui la pensione risultante si rivelasse insufficiente. 

La pensione ai superstiti viene poi distribuita in percentuali variabili, che dipendono dal grado di parentela tra il defunto e i beneficiari. Ecco alcuni degli scenari più comuni:

Al coniuge viene assegnato il 60% dell’importo totale della pensione.

Nel caso in cui ci sia un coniuge e un figlio, la percentuale sale all’80%.

Se il coniuge ha due figli, la pensione corrisponde al 100% dell’importo.

In assenza del coniuge, i familiari che erano a carico al momento del decesso del lavoratore o dell’assicurato ricevono percentuali di pensione differenziate. Ad esempio:

  • Un singolo figlio ha diritto al 70% della pensione.
  • Nel caso di due figli, la percentuale sale all’80%.
  • Con tre figli, l’importo raggiunge il 100%.
  • Un solo genitore può ricevere il 15%.

Se entrambi i genitori sono beneficiari, la percentuale totale è del 30%.

Limiti di reddito

È importante notare che, nel caso in cui più familiari abbiano diritto alla pensione, la somma delle diverse percentuali non può eccedere il 100% dell’importo totale della pensione che sarebbe stata dovuta al defunto al momento della sua morte.

Inoltre, se il beneficiario della pensione ai superstiti dispone di altre fonti di reddito, l’importo della pensione viene adeguato in maniera proporzionale in funzione di questo reddito aggiuntivo. 

Ad esempio, se il reddito annuo supera tre volte il trattamento minimo (pari a 21.985,86 euro per il 2024), l’importo della pensione viene ridotto del 25%.

Se il reddito supera quattro volte il trattamento minimo (29.309,28 euro), la riduzione è del 40%, e se il reddito è superiore a cinque volte il trattamento minimo (36.636,36 euro), la pensione viene ridotta del 50%.

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Reversibilità al figlio inabile: cifre ed esempi

Quindi al figlio inabile maggiorenne spetta, se è solo, il 70% della pensione del genitore deceduto.

Facciamo qualche esempio:

  • pensione di 1.000 euro: al figlio inabile andranno 700 euro; 
  • pensione di 1.200 euro: al figlio inabile andranno 840 euro;
  • pensione di 1.500 euro: al figlio inabile andranno 1.050 euro;
  • pensione da 1.750 euro: al figlio inabile andranno 1.225 euro;
  • pensione da 2.000 euro: al figlio inabile andranno 1.400 euro;
  • pensione da 2.500 euro: al figlio inabile andranno 1.750 euro.

Quando si viene ritenuti inabili per ricevere la reversibilità

C’è un punto da chiarire, perché è spesso causa di equivoci e interpretazioni sbagliate. Ovvero: quando l’inabilità dà diritto alla reversibilità?

L’INPS ha spiegato questo aspetto e in una circolare ha così definito il figlio inabile che può avere diritto alla reversibilità: «È la persona che a causa di infermità o difetto fisico o mentale si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa».

In pratica deve essere certificata questa condizione: l’impossibilità di procurarsi un reddito.

Lavoro terapeutico

C’è una sola eccezione, ma piuttosto irrilevante: i figli maggiorenni inabili conservano il diritto a ricevere la pensione di reversibilità di un genitore anche se svolgono «particolari attività lavorative con finalità terapeutiche e presso determinati datori di lavoro».

Che non è esattamente lavorare, o meglio: non è come produrre un reddito.

In questo caso l’ente previdenziale verifica che il datore di lavoro:

  • rientri nella categoria dei laboratori protetti o delle cooperative sociali di cui alla legge n. 381 del 1991;
  • o che abbia assunto l’inabile per effetto di una convenzione di integrazione lavorativa di cui all’articolo 11 della legge n. 68 del 1999;
  • o che infine, abbia assunto l’inabile con contratto di formazione di lavoro, di apprendistato, ovvero con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata.

L’orario di lavoro settimanale non deve superare le 25 ore (legge numero 31 del 2008).

C’è poi la verifica della natura terapeutica dell’attività lavorativa.

Per la documentazione sanitaria l’INPS di solito fa riferimento al certificato di invalidità: la percentuale deve essere del 100%, con o senza indennità di accompagnamento.

Figlio inabile a carico

C’è anche un altro requisito oltre alla “totale e permanente inabilità al lavoro”, il figlio inabile deve risultare a carico del pensionato al momento del decesso.

Anche su questo aspetto ci sono state diverse interpretazioni e l’INPS ha deciso di porre dei paletti e chiarire in via definitiva quando il figlio inabile può essere dichiarato inabile.

Cosa significa a carico

È fondamentale chiarire che il criterio di “essere a carico” applicato per l’assegnazione delle pensioni ai superstiti è diverso da quello utilizzato in contesto fiscale per determinare l’applicabilità dell’IRPEF. 

Secondo le norme fiscali, un familiare è considerato “a carico” se non possiede un reddito personale che supera la cifra di 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. 

Per quanto riguarda le pensioni di reversibilità, la definizione è più inclusiva.

Nello specifico, la legislazione corrente, nell‘articolo 13 del Regio decreto legge 14 aprile 1939, n. 636, come successivamente emendato dalla Legge 903 del 21 luglio 1965 art. 22 comma 7, stabilisce che «i figli che hanno superato i 18 anni e sono incapaci di lavorare sono considerati a carico dell’assicurato o del pensionato se, prima della sua morte, egli forniva a loro un sostegno economico in maniera costante».

Figlio inabile e autonomia finanziaria

Il concetto di “sostentamento” abbraccia sia la mancanza di autonomia finanziaria del beneficiario, sia l’assistenza economica erogata regolarmente dal lavoratore o dal pensionato che è venuto a mancare. La “mancanza di autosufficienza economica” può manifestarsi in diverse modalità e situazioni:

  • per i figli adulti che percepiscono un reddito inferiore al trattamento minimo incrementato del 30% (ad esempio, 732,73 euro mensili per l’anno 2024);
  • per i figli adulti incapaci di lavorare con un reddito non superiore a quello stabilito annualmente per il diritto alla pensione di invalido civile totale;
  • per i figli adulti incapaci che godono dell’indennità di accompagnamento e hanno un reddito non superiore a quello fissato annualmente per la pensione di invalido civile totale, maggiorato dell’importo dell’indennità di accompagnamento.

Come si accerta se il figlio inabile è a carico

L’elemento del “mantenimento abituale” è dedotto dalle azioni e dagli atteggiamenti che il lavoratore o pensionato deceduto ha mantenuto nei confronti del familiare superstite. 

Nel caso specifico di un figlio incapace di lavorare, le verifiche variano in base alla convivenza o meno con il pensionato deceduto.

Nel caso di convivenza, è sufficiente dimostrare l’insufficienza economica, mentre nel caso di non convivenza è indispensabile fornire prove ulteriori del “mantenimento abituale”, con un’analisi comparativa dei redditi del lavoratore o pensionato deceduto e del familiare superstite.

Reversibilità al figlio inabile, quanto spetta (esempi)
Nella foto un papà insieme al figlio con disabilità.

FAQ (domande e risposte)

A chi spetta la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità è destinata a diverse categorie di beneficiari: al coniuge (anche se legalmente separato, a condizione che un tribunale abbia riconosciuto un diritto agli alimenti), ai figli (minori, studenti non lavoratori fino a 26 anni, e inabili di qualsiasi età), e in determinate circostanze ai genitori, nipoti, fratelli e sorelle.

Quanto spetta di reversibilità al figlio inabile maggiorenne?

Al figlio inabile maggiorenne spetta il 70% della pensione del genitore deceduto. Ad esempio, se la pensione del genitore era di 1.000 euro, al figlio inabile andranno 700 euro.

Cosa significa “essere a carico” nel contesto della pensione di reversibilità?

Nel contesto della pensione di reversibilità, essere “a carico” significa che il beneficiario riceveva un sostegno economico costante dal pensionato o dal lavoratore deceduto. Questa definizione è diversa da quella utilizzata in ambito fiscale per l’IRPEF.

Come viene calcolata la pensione ai superstiti?

L’importo della pensione ai superstiti è determinato in base alla pensione che sarebbe stata dovuta al lavoratore o all’assicurato al momento del decesso. Questa somma può essere integrata fino al trattamento minimo se la pensione risultante è insufficiente. Le percentuali di distribuzione variano a seconda del grado di parentela dei beneficiari.

Cosa succede se il beneficiario della pensione ai superstiti ha altri redditi?

Se il beneficiario della pensione ai superstiti ha altre fonti di reddito, l’importo della pensione viene ridotto in maniera proporzionale. Ad esempio, se il reddito annuo supera tre volte il trattamento minimo, la pensione viene ridotta del 25%; se supera quattro volte il trattamento minimo, la riduzione è del 40%; se è superiore a cinque volte, la pensione viene ridotta del 50%.

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