Ferie categorie protette: come funziona

Scopri se sono previste delle agevolazioni particolari per le ferie per categorie protette e quali sono gli altri tipi di permessi.
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4/10/23

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Le ferie sono un periodo di meritato riposo che spetta a qualsiasi tipologia di lavoratore, a maggior ragione per i lavoratori disabili che fanno parte delle categorie protette.

All’interno di questo articolo vediamo se è previsto un trattamento particolare per quanto riguarda le ferie per categorie protette.

Ferie per categorie protette: si ha diritto alla priorità nella scelta del periodo?

Le disposizioni della Legge 104/92 non includono la possibilità di ottenere priorità nella scelta delle ferie per categorie protette, che rimane a discrezione del datore di lavoro. Tuttavia, esistono alcune agevolazioni a cui si potrebbe accedere per affrontare la sua attuale situazione.

Si potrebbe richiedere un congedo straordinario retribuito presso l’INPS, a meno che non siano già stati utilizzati i due anni previsti, oppure ci si potrebbe rivolgere ai Servizi Sociali per richiedere un PAI (Progetto Assistenziale Individuale) in base alla legge 162/98. Questo progetto prevede l’assistenza domiciliare.

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Ferie per categorie protette: chi rientra nelle categorie protette?

Secondo quanto stabilito dalla legge 69/1999, le categorie di persone che rientrano nella definizione di “categorie protette” includono:

  1. Individui con un grado di invalidità civile superiore al 45%.
  2. Invalidi del lavoro con una percentuale di invalidità superiore al 33%.
  3. Persone non vedenti e sordomute.
  4. Invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e invalidi per servizio.
  5. Vedove, orfani, profughi e coloro che sono equiparati ad orfani.
  6. Vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Ferie per categorie protette: come funziona il congedo per cure?

Qualora un lavoratore dipendente abbia un’invalidità superiore al 50%, è possibile richiedere al datore di lavoro un congedo retribuito, della durata massima di 30 giorni all’anno, per cure mediche legate all’invalidità accertata. Questi giorni di congedo non vengono considerati nel periodo di comporto.

Per usufruirne, è necessario presentare una richiesta formale al datore di lavoro, includendo una copia del verbale che attesti la percentuale di invalidità, nonché la richiesta del medico convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale o di un medico di una struttura sanitaria pubblica.

Questa documentazione deve dimostrare la necessità delle cure in relazione all’invalidità riconosciuta. Al termine delle cure, è necessario fornire al datore di lavoro una certificazione adeguata che attesti le terapie effettuate.

Ferie per categorie protette: come funziona il congedo per eventi e cause particolari?

Nel caso di decesso o grave infermità del coniuge, di un parente entro il secondo grado o di un soggetto appartenente alla famiglia anagrafica, tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto a un permesso retribuito di tre giorni all’anno, a carico del datore di lavoro, indipendentemente dal tipo di contratto. Questo permesso ha natura esclusivamente retributiva, come stabilito dall’articolo 4 comma 1 della Legge 53/2000 e dal Decreto Ministeriale 278/2000.

Per poter usufruire di questo permesso, è necessario presentare la documentazione adeguata, come il certificato di morte o una certificazione idonea da parte di un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato, del medico di medicina generale o del pediatra, o della struttura sanitaria in caso di ricovero o intervento chirurgico.

Questo permesso deve essere utilizzato entro sette giorni dall’evento o dalla necessità di conseguenti interventi terapeutici. In caso di grave infermità, è necessario comunicarlo preventivamente e entro cinque giorni dalla ripresa dell’attività lavorativa devono essere presentati i certificati giustificativi.

È importante notare che questi giorni di permesso sono cumulabili con i permessi previsti dalla Legge 104/92.

Ferie per categorie protette
Ferie per categorie protette – L’immagine mostra una donna di colore in sedia a rotelle che sta lavorando al computer.

Ferie per categorie protette: come funziona il congedo non retribuito?

Ai lavoratori dipendenti, indipendentemente dal tipo di contratto, è consentito usufruire di un congedo non retribuito della durata massima di due anni nel corso dell’intera vita lavorativa, che può essere utilizzato in modo continuativo o frazionato.

Tale congedo può essere richiesto per i seguenti motivi legati ai membri della famiglia anagrafica o alle persone indicate nell’articolo 433 del Codice Civile, anche se non conviventi (come coniuge, figli, genitori, generi, nuore, suocero/a, fratelli e sorelle), nonché ai soggetti con disabilità, parenti o affini fino al terzo grado, anche se non conviventi:

  1. Necessità familiari derivanti da decesso.
  2. Situazioni che richiedono un impegno particolare nella cura o nell’assistenza di tali soggetti.
  3. Situazioni legate alle persone sopra menzionate che derivano dalle seguenti patologie:
    • Patologie acute o croniche che comportano una temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale.
    • Patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici.
    • Patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.
    • Patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva che presentano le caratteristiche sopra descritte e per le quali il programma terapeutico richiede il coinvolgimento dei genitori o del tutore legale.
    • Situazioni di grave disagio personale, esclusa la malattia, che coinvolgono direttamente il dipendente stesso.

Il congedo non retribuito non comporta la percezione di un salario, né contribuisce al versamento dei contributi previdenziali e non influisce sulla maturazione di ferie, tredicesima mensilità e trattamento di fine rapporto (TFR).

Tuttavia, è possibile coprirlo mediante riscatto o versamenti volontari di contributi. Inoltre, il congedo garantisce la conservazione del posto di lavoro.

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