Regole per assumere disabili nel settore pubblico

Assumere un disabile nel settore pubblico comporta una serie di regole e di normative da seguire. Scoprile all'interno di questo articolo.
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9/12/22

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Molte amministrazioni pubbliche sono tenute a includere le persone con disabilità nei loro processi di assunzione attraverso l’uso di quote.

Questo può rendere le cose difficili, perché non solo è necessario soddisfare i requisiti delle quote, ma bisogna anche assicurarsi che ogni nuovo assunto sia in grado di contribuire realmente all’organizzazione.

La chiave del successo quando si tratta di assumere persone con disabilità è semplicemente essere preparati e consapevoli dei vincoli che si devono affrontare.

Ad esempio, è bene valutare i candidati in base alle loro competenze e capacità piuttosto che alle loro circostanze personali o alla loro storia medica. Bisogna anche evitare di fare supposizioni sulle capacità di un candidato in base alla sua disabilità e concentrarsi invece su ciò che può fare per la propria organizzazione.

Per evitare potenziali conflitti o incomprensioni, è sempre meglio assicurarsi che tutti i soggetti coinvolti conoscano le leggi e i regolamenti relativi alle pratiche di assunzione nelle pubbliche amministrazioni.

Indice

Assumere disabili nel settore pubblico: la quota d’obbligo

Quando si tratta di assumere disabili nel settore pubblico, la pubblica amministrazione ha l’obbligo legale di seguire determinate procedure e vincoli.

Secondo l’articolo 35 del Decreto Legislativo n. 165/2001, le amministrazioni pubbliche devono garantire il rispetto delle quote di lavoratori disabili, con requisiti specifici a seconda delle dimensioni dell’organico.

Ad esempio, se un’organizzazione impiega più di 50 dipendenti, deve avere almeno il 7% dei lavoratori con disabilità. In alternativa, se un’organizzazione impiega tra i 36 e i 50 dipendenti, deve avere 2 lavoratori disabili nel suo staff, e per le organizzazioni con un numero di dipendenti compreso tra 15 e 35, deve esserci 1 lavoratore disabile in quel gruppo.

È chiaro che queste norme impongono un onere significativo agli amministratori pubblici quando si tratta di assumere persone con disabilità, ma riconoscono anche il ruolo importante che queste persone possono svolgere in qualsiasi ambiente di lavoro.

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In base all’art.1 della Legge n.68/99, sono considerate categorie protette che concorrono alle quote di lavoratori disabili nella pubblica amministrazione:

  • Invalidi civili (persone affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali o portatrici di handicap intellettivo) con un riconoscimento di invalidità superiore al 45%, nonché alle persone nelle condizioni di cui all’art. 1 – comma 1 della Legge n. 222/1984. L’art. 2 del Decreto Legislativo n. 151 del 14 settembre 2015, emanato in attuazione della legge n. 183/2014 (Jobs Act) modifica l’art. 1 – comma 1, lettera a) della legge n. 68/99 ampliando la platea degli aventi diritto alle persone la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle proprie attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale, a meno di un terzo (percettori di assegno ordinario di invalidità di cui all’art. 1, comma 1, della legge 12 giugno 1984, n. 222);
  • Invalidi del lavoro (con un riconoscimento di invalidità INAIL superiore al 33%);
  • Non vedenti (persone colpite da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi);
  • Sordi (persone colpite da sordità alla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata);
  • Invalidi di guerra, invalidi civili di guerra, invalidi per servizio (con minorazioni ascritte dalla I all’VIII categoria di cui alle tabelle annesse al T.U. in materia di pensioni di guerra).

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Assumere disabili nel settore pubblico: i concorsi pubblici

Quando si tratta di assumere disabili nel settore pubblico, molte organizzazioni si rivolgono ai concorsi pubblici per trovare i candidati migliori e più qualificati.

Sebbene ci siano indubbiamente pro e contro nell’utilizzo di questo metodo di reclutamento, uno dei principali vantaggi è che permette a chiunque, indipendentemente dall’età o dal percorso di studi, di partecipare.

Ad esempio, in base all’articolo 3 della legge 127/97, non esiste più un limite di età per coloro che desiderano partecipare ai concorsi pubblici. Inoltre, anche se l’articolo 2 – comma 1 del D.P.R. n. 3/1957 stabilisce che i partecipanti devono avere un’età minima di 18 anni, possono esserci delle eccezioni per alcune posizioni a seconda dei regolamenti stabiliti dalle singole amministrazioni.

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Assumere disabili nel settore pubblico: l’idoneità per l’accesso

L’art. 16 della Legge 68/99 stabilisce che le persone con disabilità hanno diritto a partecipare a tutti i concorsi pubblici per l’assunzione, indipendentemente dall’amministrazione che li bandisce.

Ciò significa che le persone con disabilità hanno la possibilità di competere efficacemente con gli altri candidati, grazie a disposizioni speciali per gli esami e le altre procedure di verifica.

Inoltre, l’art. 20 della Legge 104/1992 prevede che le persone con disabilità abbiano diritto a tempi supplementari e ad altre forme di assistenza durante lo svolgimento degli esami di ammissione o di qualificazione per determinate professioni.

Con queste disposizioni, è chiaro che il governo riconosce le esigenze e le capacità uniche degli individui con disabilità e si sforza di creare una società inclusiva che valorizzi le persone di ogni provenienza e capacità.

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All’interno della domanda di partecipazione al concorso, il candidato affetto da disabilità è tenuto a specificare la tipologia di ausilio necessaria in relazione al proprio stato di handicap. È necessario, anche, indicare la necessità eventuale di una tempistica aggiuntiva per il completamente dell’esame.

In alcune amministrazioni è possibile che, al posto della richiesta di un ausilio, venga previsto l’affiancamento del candidato da parte di un tutor.

Regole per assumere disabili nel settore pubblico
Regole per assumere disabili nel settore pubblico.

L’articolo 16 – comma 3 della Legge 68/99 chiarisce che, per accedere al pubblico impiego, le persone con disabilità devono soddisfare determinati requisiti di idoneità. Ciò contribuisce a garantire che le loro esigenze specifiche siano soddisfatte e che siano in grado di svolgere con successo i compiti richiesti dal lavoro.

Tuttavia, queste norme possono anche presentare alcune sfide per i lavoratori disabili, che potrebbero aver bisogno di assistenza o risorse specifiche per essere adeguatamente equipaggiati per il loro lavoro.

Data l’importanza di avere una forza lavoro forte e capace, questo requisito aiuta a garantire che le persone disabili siano in grado di contribuire alla società in modo significativo nonostante le limitazioni che possono incontrare.

In ultima analisi, questo è ciò che conta davvero quando si tratta di garantire le pari opportunità sul posto di lavoro.

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L’articolo 42 del decreto legge n. 69/2013, comunemente noto come “decreto del fare”, ha eliminato il requisito di alcune certificazioni sanitarie per accedere ai posti di lavoro pubblici. Tra queste c’è il certificato di “idoneità fisica all’impiego”, che in precedenza era richiesto dall’articolo 2 del DPR 3/57.

Attualmente, quindi, l’unica certificazione medica che può essere richiesta per assumere disabili nel settore pubblico è la documentazione attestante l’idoneità allo svolgimento delle mansioni richieste dalla posizione che si vuole andare a ricoprire.

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Assumere disabili nel settore pubblico: le quote di riserva e il passaggio di categoria

Le quote di riserva sono concepite per contribuire a garantire che le persone con disabilità abbiano accesso a opportunità competitive nella forza lavoro. Queste quote sono stabilite per legge e si applicano a tutti i datori di lavoro pubblici che sono tenuti per legge a rispettare una certa quota minima di dipendenti con disabilità.

Tuttavia, è importante notare che le quote di riserva non si applicano generalmente alle opportunità competitive per il passaggio di categoria e/o l’avanzamento di carriera. Ciò è evidenziato nella sentenza n. 190/2006 della Corte Costituzionale, che osserva che le leggi relative alle posizioni di riserva si applicano solo alle assunzioni e non si estendono ai concorsi per l’avanzamento di carriera.

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Per questo motivo, è essenziale che chiunque faccia domanda per un’opportunità concorsuale nel proprio settore esamini attentamente le norme e i regolamenti associati al concorso, al fine di determinare se si applichino o meno le quote di riserva.

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