Accompagnamento, spetta al familiare o al disabile?

L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica erogata alle persone disabili non autosufficienti, quindi che necessitano di assistenza continua. Spesso questa assistenza è prestata da un familiare. Ma a chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile? Ne parliamo in questo approfondimento.
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22/04/2023

Chi assiste un familiare disabile e non autosufficiente ha diritto all’indennità di accompagnamento? A chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi. Abbiamo anche una pagina Instagram dove pubblichiamo le notizie in formato grafico e un canale YouTube, dove pubblichiamo videoguide e interviste).

L’assegno di accompagnamento consiste in un importo mensile erogato dall’INPS a tutte le persone disabili a cui è stata riconosciuta un’invalidità totale (100%) e l’incapacità a deambulare da soli o a compiere gli atti normali della vita quotidiana in autonomia.

Queste persone sono spesso accudite dai familiari, che se ne prendono cura e che ovviamente devono anche sostenere delle spese importanti.

Molti si chiedono: a chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile? Vediamo cosa è previsto in questi casi.

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A chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile?

Vediamo subito a chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile. Se assisti un familiare disabile non autosufficiente, devi sapere che, purtroppo, ad oggi non sono previsti contributi economici diretti ai caregiver, tranne in alcune eccezioni (come ad esempio il programma Home care premium INPS).

L’indennità di accompagnamento, nello specifico, è una prestazione di assistenza rivolta alla persona con invalidità totale e non autosufficienti. Non spetta quindi al familiare che se ne prende cura, nonostante sia erogata perché è riconosciuto il diritto alla persona disabile di avere un accompagnatore.

Il ruolo dell’accompagnatore è quello di assisterlo e “accompagnarlo” proprio perché non in grado di camminare da solo o di compiere in autonomia gli atti quotidiani della vita, e sappiamo quanto può essere faticoso e anche dispendioso.

Come dicevamo, l’assegno di accompagnamento è versato dall’INPS all’invalido, non a chi lo assiste.

Tuttavia, l’assegno di accompagnamento può andare all’accompagnatore, ovvero al familiare che assiste la persona disabile, in modo che lo utilizzi ai fini dell’assistenza prestata e delle spese da sostenere per prestarla al meglio: vediamo come.

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A chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile: in che modo l’assegno può andare al familiare?

Abbiamo chiarito a chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile. L’INPS eroga l’indennità di accompagnamento, mensilmente, direttamente sul conto corrente della persona disabile non autosufficiente, oppure l’assegno viene ritirato alla Posta o dallo stesso disabile o su delega da un familiare, ma comunque è sempre intestato al disabile, che è l’unico titolare dell’assegno di accompagnamento.

Tuttavia, visto che l’indennità mensile nasce con lo scopo di fornire un aiuto economico al disabile relativamente alle spese di assistenza, la persona disabile può decidere di versare la somma dell’assegno al familiare che lo assiste.

In sintesi: il familiare della persona disabile può essere delegato al ritiro dell’assegno di accompagnamento e poi utilizzarlo per l’assistenza alla persona disabile, oppure il titolare dell’indennità può ricevere l’assegno e poi concedere parte o tutto l’importo all’accompagnatore (il familiare, in questo caso), sia in contanti che tramite bonifico bancario o postale.

Ricordiamo che per delegare il familiare alla riscossione dell’assegno di accompagnamento è sufficiente compilare il modello AP70 dell’INPS nel quadro G dedicato alla delega riscossione terzi dei benefici economici (ex. articolo 21, comma 2, del DPR 445/2000).

Ricordiamo a questo punto in cosa consiste e a chi spetta l’indennità di accompagnamento.

Scopri quali sono gli interventi più importanti contenuti nel Ddl per anziani non autosufficienti, il piano nazionale che apporterà dei cambiamenti importanti a favore delle persone disabili e non autosufficienti.

A chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile: chi ha diritto all’accompagnamento

Una volta che abbiamo chiarito a chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile, ricordiamo chi ha diritto alla prestazione.

I requisiti per aver diritto all’indennità di accompagnamento sono:

  • invalidità totale e permanente del 100% riconosciuta;
  • impossibilità di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore;
  • in alternativa, impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e conseguente necessità di assistenza;
  • cittadinanza italiana o europea, o cittadinanza di un Paese extraeuropeo, se l’interessato è in possesso del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo;
  • residenza in Italia.

Per chi ha meno di 18 anni o più di 65 anni non si può parlare di invalidità nel senso proprio del termine, perché non si può far riferimento alla riduzione della capacità lavorativa: si deve allora valutare la capacità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.

Storica sentenza della Cassazione: l’INPS deve erogare l’indennità di accompagnamento per bambini diabetici. Ecco le motivazioni e come puoi fare per richiederla, anche se avevi presentato domanda in passato ed è stata negata.

A chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile: a quanto ammonta l’accompagnamento nel 2023

L’importo mensile dell’indennità di accompagnamento è pari a 527,16 euro, per l’anno 2023; l’importo annuale è dunque pari a 6.325,92 euro, in quanto la prestazione spetta per 12 mensilità e non si ha diritto alla tredicesima.

L’assegno è un reddito esente da IRPEF, cioè non è soggetto a tassazione: non deve pertanto essere inserito nel 730 o nel modello Unico, né del disabile, né del familiare che lo assiste al quale è eventualmente versato l’assegno dal disabile.

Secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato, inoltre, l’assegno di accompagnamento non deve più essere inserito nell’ISEE del nucleo familiare, in quanto costituisce una prestazione di assistenza e non un reddito (Cons. St. sent. n. 842/2016).

Dove fare la domanda per l’accompagnamento? Ecco le possibilità a disposizione del cittadino e come si sviluppa la procedura per ottenere l’indennità.

A chi spetta l'accompagnamento fra familiare e persona disabile
Accompagnamento, spetta al familiare o al disabile?

A chi spetta l’accompagnamento fra familiare e persona disabile: compatibilità e incompatibilità con assegni alla persona disabile e al familiare che lo assiste

L’indennità di accompagnamento è incompatibile con altre indennità, spettanti al disabile, finalizzate all’assistenza personale continuativa, come l’assegno riconosciuto dall’INAIL o quello erogato dalle Regioni, o con le prestazioni per invalidità contratta per cause di servizio, lavoro o guerra. Si può comunque scegliere il trattamento più favorevole.

La prestazione è invece compatibile:

  • con altri trattamenti previdenziali, come la pensione di vecchiaia e anticipata o di reversibilità.

Per la concessione dell’accompagnamento non rilevano, in ogni caso, né i redditi dell’invalido, né quelli del familiare che presta assistenza.

Se il familiare che assiste il disabile ha diritto a delle prestazioni economiche dirette collegate all’assistenza, come Home care premium dell’INPS, queste non fanno perdere all’invalido il diritto all’accompagno, in quanto come abbiamo detto l’assegno non è legato a limiti di reddito personali o familiari.

L’accompagnamento, d’altra parte, non fa perdere il diritto alle eventuali prestazioni spettanti al familiare del disabile (solitamente collegate all’indicatore ISEE, cioè all’indice che “misura la ricchezza” della famiglia), perché, come abbiamo detto, non deve più essere inserito nell’ISEE del nucleo familiare, in quanto costituisce una prestazione di assistenza e non un reddito.

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