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Permessi 104 per lavoratore disabile: cosa si può fare?

Permessi 104 per lavoratore disabile, vediamo quali e se ci sono obblighi per il dipendente che fruisce di questa agevolazione. Le indicazioni della Cassazione e il nuovo orientamento. La differenza con i permessi fruiti da chi deve invece assistere un familiare con disabilità.
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16/09/2023

Permessi 104 per lavoratore disabile: cosa si può fare? Una domanda legittima e per la quale, prima di una serie piuttosto recente di pronunce della Cassazione, le risposte erano così vaghe da lasciare più dubbi che certezze. (scopri le ultime notizie su Legge 104, invalidità civile, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Permessi 104 per lavoratore disabile: la norma

Come sai il lavoratore disabile, con comma 3 della Legge 104, può usufruire a scelta:

  • di tre giorni mensili di permesso retribuito;
  • o, in alternativa, di due ore al giorno di assenza retribuita.

È ovvio che il lavoratore con disabilità che usufruisce dei permessi 104 per sé stesso, non ha gli stessi obblighi del caregiver familiare: non deve infatti prestare assistenza a nessuno.

E allora, cosa può fare?

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Te lo diciamo subito: può fare quello che vuole. Ma procediamo per gradi. Vediamo come si arrivati a questa conclusione e cosa dice la sentenza.

La vecchia interpretazione dei permessi 104

La vecchia interpretazione della normativa diceva più o meno questo: il disabile può fruire dei permessi esclusivamente per scopi collegati direttamente e/o indirettamente all’esigenza di tutela e/o cura e/o assistenza e non certamente per finalità ricreative e/o personali, senza confusione con le esigenze di recupero delle energie psico-fisiche alle quali è preposto il diverso istituto delle ferie.

Non erano quindi dei periodi legati esclusivamente al riposo e all’inserimento sociale, ma riferiti esclusivamente a delle esigenze di cura.

Un’interpretazione non solo restrittiva, ma anche inapplicabile: il lavoratore con disabilità che per legge può assentarsi per due ore al giorno dalla sua occupazione, come avrebbe potuto impiegare quel tempo solo ed esclusivamente per le cure.

Ma non solo: l’interpretazione faceva a pugni con i principi della legge 104, che è stata varata per consentire alla persona con handicap una più agevole integrazione familiare e sociale.

C’è da aggiungere che nel testo originario della normativa non si faceva alcun riferimento a obblighi precisi da parte del lavoratore con disabilità titolare della legge 104.

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La sentenza della Cassazione

Nel 2020, la Cassazione ha emesso una sentenza, la numero 20243, che ha affrontato questa questione. Qui sotto trovi il PDF della sentenza integrale.

Il caso in dettaglio

Un lavoratore gravemente disabile è stato licenziato perché ha aumentato i giorni di assenza, utilizzando i permessi della Legge 104, in concomitanza con le festività. Il motivo del licenziamento è stato legato al sospetto che le assenze fossero per scopi non strettamente legati alle cure.

I giudici di primo e secondo grado hanno però dichiarato il licenziamento per giusta causa non valido (reintegrando il lavoratore ai sensi della L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 4). per i magistrati, l’uso dei permessi durante le festività non aveva rilevanza disciplinare.

La società ha poi fatto ricorso, sostenendo una vecchia interpretazione della legge, ovvero che i permessi dovessero essere usati esclusivamente per cure e non per finalità personali o ricreative.

La decisione della Corte

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del datore di lavoro. Già la Corte Costituzionale ha evidenziato la finalità della Legge n. 104 del 1992, ovvero: tutelare la salute psico-fisica del disabile, riconoscendola come un diritto fondamentale dell’individuo.

I diritti garantiti dall’art. 33 della Legge 104

L’art. 33 della Legge 104, hanno ricordato i giudici dell’Alta Corte nelle motivazioni della sentenza, sancisce diritti specifici per i portatori di handicap “grave”, garantendo, tra le altre cose:

  1. La possibilità di usufruire di permessi giornalieri (due ore) o permessi mensili (tre giorni);
  2. La scelta di una sede di lavoro vicina al domicilio, se possibile;
  3. La certezza di non essere trasferiti senza il proprio consenso.

I permessi: lavoratore disabile vs familiari caregiver

Mentre per i familiari che assistono il disabile, l’assistenza non è limitata solo al supporto nell’abitazione, ma anche a tutte le attività che il disabile non può compiere autonomamente, il lavoratore disabile ha diritti differenti.

Il lavoratore portatore di handicap grave ha il diritto di fruire dei permessi non solo per visite mediche o cura, ma anche per garantire un’effettiva integrazione nella società e nella famiglia.

Cosa ha chiarito la Cassazione

Le persone con disabilità, proprio perché lavorano, hanno bisogni differenti da chi assiste un coniuge o parente invalido. Pertanto, la Legge 104 mira a garantire un equilibrio fisico e psicologico, favorendo una piena integrazione nella vita quotidiana.

Nessun licenziamento per l’utilizzo dei permessi

E’ fondamentale sottolineare, è la conclusione della Cassazione, che un lavoratore disabile non può essere licenziato se ha utilizzato i permessi per esigenze diverse dalla cura. Questo diritto è garantito dallo stesso art. 33 della Legge 104.

Permessi 104 per lavoratore disabile: cosa si può fare?
Nella foto una lavoratrice con disabilità timbra il cartellino.

FAQ (domande e risposte)

Cosa prevede la Legge 104 per i lavoratori disabili?

La Legge 104, nel suo comma 3, prevede che il lavoratore disabile possa usufruire, a sua scelta, di tre giorni mensili di permesso retribuito o, in alternativa, di due ore al giorno di assenza retribuita. Questi permessi hanno l’obiettivo di sostenere l’integrazione del disabile nella famiglia e nella società.

Qual era la vecchia interpretazione dei permessi 104?

La vecchia interpretazione stabiliva che il disabile potesse usufruire dei permessi esclusivamente per scopi direttamente o indirettamente collegati all’esigenza di tutela, cura o assistenza e non per finalità ricreative o personali. Inoltre, si specificava che questi permessi non fossero legati al riposo o all’inserimento sociale, ma solo alle esigenze di cura.

Quali diritti garantisce l’art. 33 della Legge 104?

L’articolo 33 della Legge 104 del 1992 garantisce al portatore di handicap “grave” diversi diritti: la possibilità di usufruire di permessi giornalieri (due ore) o mensili (tre giorni), la scelta, quando possibile, di una sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e la garanzia di non essere trasferito in un’altra sede senza il suo consenso.

Per quali motivi un lavoratore disabile può usufruire dei permessi 104?

Il lavoratore disabile può usufruire dei permessi 104 per qualsiasi motivo. La finalità primaria dei permessi è di garantire il diritto alla salute psico-fisica del disabile, agevolando la sua integrazione nella famiglia e nella società. Non è quindi vincolato esclusivamente alle visite mediche o ad altri interventi di cura.

Che differenza c’è tra i permessi dei lavoratori disabili e quelli dei familiari caregiver?

I permessi dei lavoratori disabili sono finalizzati a facilitare la loro integrazione nella famiglia e nella società, mentre quelli dei familiari (o caregiver) sono direttamente collegati all’assistenza al disabile. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’assistenza non è solo quella fornita al soggetto disabile nella sua abitazione, ma comprende tutte le attività che il disabile non può compiere autonomamente. Tuttavia, mentre il familiare deve necessariamente riferire la sua attività al benessere della persona disabile, il lavoratore disabile può utilizzare i permessi per qualsiasi motivo che agevoli la sua integrazione sociale e familiare.

Qual è stata la decisione della Corte sulla fruizione dei permessi?

La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore disabile non può essere licenziato per aver utilizzato i permessi per esigenze diverse da quelle di cura. La Corte ha sottolineato che l’obiettivo principale dei permessi è di aiutare il lavoratore disabile a ristabilire l’equilibrio fisico e psicologico necessario per una piena integrazione nella vita familiare e sociale.

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