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Ricorso indennità accompagnamento: durata, costi e procedura

Come fare ricorso per l’indennità di accompagnamento: procedura, durata, costi e come scegliere l’avvocato per richiedere che ti venga riconosciuto il diritto.
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12/03/2023

Come posso fare ricorso per l’indennità di accompagnamento, se l’INPS non me l’ha riconosciuta? Quali sono i costi che dovrò affrontare? Quanto tempo passerebbe per conoscere il giudizio del giudice? E se il giudice dà ragione a me, l’INPS pagherà l’indennità e gli arretrati? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

Sono tante le domande che ci si pone, quando si pensa di fare ricorso per l’indennità di accompagnamento, ovvero se l’INPS non ti riconosce il diritto all’indennità.

C’è una procedura specifica per fare ricorso, dei tempi tecnici entro i quali si può intervenire e dei costi che bisogna affrontare.

Inoltre, è importante scegliere bene l’avvocato che deve seguirti, perché non tutti hanno esperienza in materia previdenziale.

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In questo approfondimento, parleremo di come fare ricorso all’INPS, nel dettaglio in merito al mancato riconoscimento dell’accompagnamento.

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Indice

Come fare ricorso per l’indennità di accompagnamento?

Se l’INPS ti ha riconosciuto l’invalidità totale (100%) e l’impossibilità a deambulare da solo o a compiere gli atti normali della vita quotidiana senza assistenza, ma non l’accompagnamento, hai diritto a fare riscorso per l’indennità di accompagnamento.

Il ricorso per l’accertamento del diritto all’indennità di accompagnamento va presentato entro 6 mesi dalla notifica del verbale sanitario.

Questa, la procedura da seguire:

  • rivolgersi a un avvocato, in grado di seguire correttamente la procedura e far fronte a eventuali insidie;
  • depositare presso il Tribunale competente l’istanza per accertamento tecnico preventivo, obbligatoria per avviare la causa (scarica il fac simile dell’istanza per accertamento tecnico preventivo).

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Chi esegue l’accertamento sanitario nel ricorso per l’indennità di accompagnamento?

L’accertamento sanitario o accertamento tecnico preventivo, nel ricorso per l’indennità di accompagnamento, viene condotto da un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) nominato dal Giudice e in presenza di un medico legale nominato dall’INPS.

Il CTU invierà poi l’accertamento sia a te che alla controparte, ovvero all’INPS. Una volta inviato l’accertamento, entro 30 giorni sia tu che l’INPS dovrete dichiarare se lo accettate o lo contestate.

Se la decisione del CTU non viene contestata, entro 30 giorni il Giudice emette un decreto e omologa l’accertamento sanitario. Il decreto è inappellabile: vuol dire che non si può modificare e non si possono fare ricorsi. Leggi anche quanti arretrati ti spettano in caso di invalidità con omologa.

Se l’accertamento conferma la sussistenza dei requisiti, condanna l’INPS al pagamento dell’indennità di accompagnamento. In questo caso, l’INPS ti pagherà gli arretrati a partire dal momento in cui hai presentato domanda di invalidità civile.

Se invece le valutazioni del CTU vengono contestate, la parte che contesta (tu o l’INPS), entro 30 giorni deve depositare presso lo stesso Giudice il ricorso introduttivo del giudizio. In questo caso inizia una vera e propria causa, che si concluderà con una sentenza inappellabile.

Leggi nel dettaglio come funziona invalidità e accertamento tecnico preventivo.

Nel video sotto vengono spiegate tutte le novità sull’indennità di accompagnamento per il 2023:

Perché è importante la scelta dell’avvocato per il ricorso per l’indennità di accompagnamento?

Come hai visto, la procedura per il ricorso per l’indennità di accompagnamento non è difficile da seguire, ma può nascondere delle insidie che solo un avvocato con esperienza in cause di natura previdenziale può risolvere.

Se, per esempio, l’INPS dovesse contestare l’accertamento del CTU, un avvocato con esperienza potrà sicuramente intervenire, visto che conosce bene la normativa e sa come ricorrere.

Il nostro consiglio è quello di valutare diversi avvocati che si sono già occupati di giustizia in campo previdenziale e poi di scegliere anche quello che, oltre all’esperienza, ti dà la possibilità di non pagare parcelle esorbitanti.

A tal proposito, vediamo quali possono essere i costi per un ricorso per l’indennità di accompagnamento e se sono previsti dei casi in cui si è esonerati dal pagamento delle spese processuali.

Ha più valore l’esito di un verbale di accertamento o la sentenza di un Giudice? Scopriamolo in questo articolo: ricorso 104 e valore sentenza.

Quanto costa un ricorso per l’indennità di accompagnamento?

Presentare ricorso per l’indennità di accompagnamento comporta delle spese legali e processuali.

Se vinci il ricorso, il giudice addebita all’INPS il pagamento delle spese processuali. Tra queste, ci sono anche quelle relative al compenso per l’avvocato.

Attenzione, però: il Giudice obbliga solo a una parte del compenso dell’avvocato. In caso di ricorso per l’indennità di accompagnamento, infatti, in base all’articolo 13 del codice di procedura civile, il cui principio giuridico è enucleato anche nell’ordinanza della Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile del 11 gennaio 2010, n. 198, per le controversie relative a rendite temporanee e vitalizie (come l’indennità di accompagnamento), l’onorario dell’avvocato deve essere determinato cumulando fino a un massimo di dieci le annualità domandate.

Questo vuol dire che potresti trovarti a pagare anche 5mila euro di avvocato: ti spieghiamo nel dettaglio costo avvocato ricorso accompagnamento in questo articolo.

Ci sono poi dei costi di fissi per l’apertura delle pratiche, come ad esempio contributo unificato di 43 euro.

Tuttavia, sono previste delle forme di tutela per le persone meno abbienti: vediamo quali sono.

Ricorso invalidità con gratuito patrocinio: cos’è e quando spetta? Ecco il nuovo limite reddituale.

Ricorso per l'indennità di accompagnamento
Ricorso indennità accompagnamento: durata, costi e procedura. Nella foto: un giudice

Come non pagare le spese processuali in caso di ricorso per l’indennità di accompagnamento?

Come abbiamo anticipato, il ricorso per l’indennità di accompagnamento può essere gratuito o agevolato, nel rispetto però di alcuni limiti reddituali, ovvero;

  • per redditi fino a 11.746,68 euro è previsto il gratuito patrocinio e, dunque, non si dovrà pagare l’avvocato;
  • per redditi fino a 23.493,36 euro è prevista l’esenzione dalle spese processuali in caso di soccombenza e, dunque, anche in caso di esito negativo non si dovrà pagare la controparte né le spese di CTU;
  • per redditi fino a 35.240,04 euro non si paga il contributo unificato iniziale per introdurre la causa, che nel 2022 corrisponde a 43 euro.

Per concludere, ti consigliamo di essere sempre sicuro di rispettare i requisiti richiesti per ottenere l’indennità di accompagnamento, prima di scegliere la strada del ricorso che, in alcuni casi, può peggiorare la tua situazione.

Esiste infatti quella che viene chiamata “causa persa in partenza” e se l’accertamento sanitario ha esito negativo, dovrai accollarti tutte le spese senza battere ciglio, nemmeno se sei poco abbiente (in questo caso non sono previsti agevolazioni e sconti).

A questo punto, ti ricordiamo quali sono i requisiti necessari per ottenere l’indennità di accompagnamento.

Revoca invalidità e ricorso al giudice: quali sono le procedure, i tempi e come si presenta un ricorso amministrativo.

Ricorso per l’indennità di accompagnamento: quali sono i requisiti per chiedere l’accompagnamento?

Prima di decidere se presentare ricorso per l’indennità di accompagnamento, controlla di avere tutti i requisiti, ovvero:

  • riconoscimento dell’inabilità totale e permanente (100%);
  • riconoscimento dell’impossibilità a deambulare autonomamente senza l’aiuto permanente di un accompagnatore;
  • riconoscimento dell’impossibilità a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua;
  • residenza stabile e abituale sul territorio nazionale;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno (art. 41 TU immigrazione);
  • residenza stabile e abituale sul territorio nazionale.

In presenza di tutti questi requisiti, puoi procedere con il ricorso. In caso contrario, fermati e ascolta prima il parere di un avvocato con esperienza.

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