Come assumere un parente come badante: cosa dice la legge

Come assumere un parente come badante? È possibile farlo? In questo articolo ti forniremo la risposta.
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8/12/22

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Non è la prima volta che emerge questo dubbio tra coloro che si ritrovano ad assistere un parente con disabilità. Ecco perché in questo articolo approfondiremo la questione

INDICE:

Come assumere un parente come badante: di cosa si parla

Prima di capire come assumere un parente come badante, chiariamo innanzitutto in cosa consiste la figura della badante.

Badanti e colf rientrano nella figura professionale del collaboratore domestico e sono assunti come tali da una persona fisica o da una famiglia per far fronte alle proprie esigenze di cura della casa o per assistere una persona non autosufficiente.

Anche se spesso vengono confusi, i ruoli di colf e badante sono diversi. Infatti, mentre una colf viene generalmente assunta per occuparsi delle faccende domestiche e per gestire la casa della persona o della famiglia in questione, una badante è chiamata ad assistere una o più persone disabili o anziane e non autosufficienti.

In entrambi i casi, i diritti delle collaboratrici domestiche sono regolati sia dalla legge sia dal contratto collettivo nazionale del lavoro domestico. Infatti, è proprio in base a questi riferimenti che una famiglia sa come comportarsi in diverse situazioni, per esempio in caso di malattia della badante o in caso di trasferta per un viaggio.

Tuttavia, alcune volte può capitare che a occuparsi maggiormente di una persona disabile, svolgendo tutte le funzioni dei collaboratori domestici, è proprio un familiare, talvolta il coniuge stesso.

Di conseguenza, non è raro chiedersi se sia possibile assumere un parente come badante e cosa dice la legge in proposito. Nei prossimi paragrafi risolveremo questi dubbi.

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Come assumere un parente come badante: il coniuge

Come assumere un parente come badante? Prima di procedere con l’assunzione di un parente o del coniuge stesso come badante, è necessario fare una serie di valutazioni. Infatti, davanti a tale richiesta l’INPS potrebbe rifiutare l’assunzione per il tipo di rapporto che sussiste tra le due persone.

Partiamo per esempio dall’assunzione del marito o della moglie come badante. Cosa stabilisce la legge in proposito?

Generalmente, il rapporto di collaborazione domestica, e nello specifico di badante, con il proprio coniuge viene rifiutato dall’INPS perché l’assistenza tra parenti stretti si presume gratuita e non a pagamento. In effetti, nell‘art. 143 del codice civile si legge che l’assistenza morale e materiale sia uno dei doveri reciproci dei coniugi, oltre ovviamente alla collaborazione nell’interesse della famiglia.

Quindi instaurare un rapporto di lavoro per delle prestazioni assistenziali al proprio coniuge è considerata una situazione incompatibile.

Tuttavia, esistono dei casi specifici che ammettono il rapporto di lavoro domestico tra i coniugi. In particolare, l’INPS accetta l’assunzione del coniuge come badante solo quando la persona da assistere è titolare di indennità di accompagnamento e rientra in una di queste condizioni:

  • grande invalido di guerra (civile e militare);
  • grande invalido per cause di servizio e del lavoro;
  • mutilato e invalido civile;
  • cieco civile.

Quindi, se da un lato è molto difficile che l’assunzione di un coniuge come badante venga accettata dall’INPS, dall’altro lato non è impossibile.

Scopri quanto costa assumare una badante convivente, quante ore di riposo sono previste e quali sono le competenze necessarie per una buona badante.

Come assumere un parente come badante: parenti o affini entro il terzo grado

Come assumere un parente come badante? Abbiamo visto che quando si tratta di assumere il coniuge, non è molto semplice instaurare un rapporto di lavoro domestico, tranne in alcune casi.

Invece, nel caso di un parente (per esempio fratello, sorella e genitore) o affine entro il 3° grado (per esempio nuora, suocero, genero, e così via), è più facile che la collaborazione venga accettata dall’INPS.

Infatti, in questa situazione l’Istituto non rifuuta di diritto un rapporto di lavoro, ma effettua prima una verifica.

Quindi, se ti stai chiedendo come assumere un parente come badante, sappi che l’INPS metterà in “sospeso” la comunicazione di assunzione per effettuare i dovuti controlli sul tipo di legame di parentela tra il familiare e il disabile da assistere e il relativo rapporto di lavoro.

Per velocizzare la pratica, il datore di lavoro può inviare un’autodichiarazione di responsabilità all’INPS tramite pec o raccomandata.

Se l’autodichiarazione non basta, l’Istituto può decidere di convocare le parti interessate. In particolare, queste dovranno dimostrare che esiste un vincolo di subordinazione tra le due e che le prestazioni fornite vengono retribuite in denaro. Come ulteriore conferma, il datore di lavoro può consegnare all’INPS la lettera di assunzione, le buste paga e le ricevute dei bonifici o assegni con cui si é pagato il collaboratore domestico.

Tuttavia, ci sono anche dei casi in cui l’Istituto accetta direttamente la comunicazione di assunzione, senza richiedere né un’autocertificazione né un altro genere di prova. In particolare, ciò avviene quando la persona da assistere è titolare di indennità di accompagnamento e rientra in una di queste condizioni:

  • grande invalido di guerra (civile e militare);
  • grande invalido per cause di servizio e del lavoro;
  • mutilato e invalido civile;
  • cieco civile;
  • ministro del culto cattolico appartenente al clero secolare (i sacerdoti che svolgono la loro attività sotto l’autorità del vescovo costituiscono il clero cosiddetto “secolare”, mentre il termine “clero regolare” indica i sacerdoti membri degli ordini religiosi, come i gesuiti e i francescani).

Ora che sai come assumere un parente come badante, vediamo cosa cambia dal punto di vista contributivo. Continua a leggere per saperne di più.

Ecco cosa non deve fare una badante e se esiste un contributo per gli invalidi per assumere una badante.

Come assumere un parente come badante

Come assumere un parente come badante: cosa cambia a livello contributivo

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto come assumere un parente come badante e quali differenze ci sono in caso si tratti di un coniuge o di un parente o affine entro il 3° grado.

Adesso probabilmente ti starai chiedendo cosa cambia a livello contributivo quando si assume un familiare come collaboratore domestico.

Ebbene, devi sapere che l’aliquota contributiva che si applica sul rapporto domestico cambia solo se il rapporto di lavoro con il parente o affine entro il 3° grado si svolge in regime di convivenza.

Le tabelle contributive dell’INPS prevedono un contributo orario diverso in questi casi, con esclusione del contributo CUAF, ossia il contributo che serve a finanziare la Cassa Unica Assegni Familiari istituita dall’Inps. Ed è proprio attraverso questa cassa che vengono pagati gli assegni al nucleo familiare (ANF) direttamente dall’INPS ai collaboratori domestici.

Tuttavia, nel caso di rapporto domestico con un coniuge, parente o affine al 3° grado convivente, l’INPS prevede un’aliquota diversa, senza quota CUAF. Il motivo è che il datore di lavoro e il collaboratore domestico fanno parte dello stesso nucleo familiare e quindi il lavoratore non potrà richiedere gli assegni al nucleo familiare.

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