Quanto dura la pensione di inabilità

Ecco quanto dura la pensione di inabilità, a chi viene riconosciuta questa prestazione, a cosa si ha diritto e in quali casi si perde.
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25/06/2023

La pensione di inabilità è permanente? Posso essere soggetto a visite di revisione se sono stato riconosciuto invalido al 100 per cento e inabile al lavoro? Quanto dura la pensione di inabilità? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi. Abbiamo anche una pagina Instagram dove pubblichiamo le notizie in formato grafico e un canale YouTube, dove pubblichiamo videoguide e interviste).

La pensione di inabilità, istituita dall’articolo 12 della Legge 30 marzo 1971, n. 188, viene concessa alle persone alle quali sia stata riconosciuta una percentuale di invalidità al 100 per cento e con un’età compresa tra i 18 e i 65 anni (età lavorativa).

Si tratta di un assegno mensile corrisposto dall’INPS per 13 mensilità, che nel 2023 è di 313,91 euro, con un limite di reddito pari a 17.920 euro.

Pur essendo un provvedimento a carattere permanente che accompagna il beneficiario fino alla pensione di vecchiaia, può essere soggetto a revisione.

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Vediamo quindi quanto dura la pensione di inabilità e quali sono i casi in cui si può perdere la prestazione.

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Quanto dura la pensione di inabilità?

Molti dei nostri utenti ci chiedono quanto dura la pensione di inabilità. Non è una domanda scontata perché, nonostante si tratti di un provvedimento a carattere permanente, la prestazione è soggetta a revisioni da parte dell’INPS.

Una volta accertata l’invalidità al 100% e l’assoluta e permanente impossibilità a lavorare, l’INPS potrà comunque programmare delle visite di revisione dell’invalidità periodiche, per verifica che sussista ancora la condizione sanitaria che ha permesso l’erogazione della prestazione.

In sintesi: la pensione di inabilità dura fino a quando la Commissione ASL incaricata dall’INPS, in seguito a una visita di revisione, conferma che il beneficiario è ancora impossibilitato a svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di infermità o difetto fisico o mentale.

Vediamo quindi cosa può succedere a seguito del procedimento di revisione da parte dell’INPS.

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Quanto dura la pensione di inabilità: le possibili conseguenze della visita di revisione dell’inabilità

Abbiamo visto quanto dura la pensione di inabilità, ovvero fino a quando la revisione dell’invalidità conferma uno stato di assoluta impossibilità a lavorare e un’invalidità totale.

Nonostante quindi la pensione di inabilità abbia carattere permanente, si è comunque soggetti a visite di revisione, a seguito delle quali la prestazione può essere:

  • confermata, nel caso in cui l’invalidità permanga al 100%;
  • revocata, se si accerta il recupero della capacità lavorativa a più di un terzo (più del 33%).

Come funziona la revisione della pensione di inabilità? Ecco a cosa prestare attenzione e cosa accade in caso di riduzione della percentuale di inabilità.

Quanto dura la pensione di inabilità: come funziona la visita di revisione

A questo punto, dopo aver chiarito quanto dura la pensione di inabilità e aver precisato che dipende dal giudizio della Commissione ASL in seguito alla revisione programmata dall’INPS, vediamo come funziona la revisione dell’inabilità.

Il procedimento di revisione è regolamentato dall’articolo 9 della Legge 222/1984 e può essere avviato su iniziativa:

  • dell’INPS, che può stabilire di sottoporre il titolare della prestazione ad accertamenti sanitari per verificare l’eventuale variazione dei requisiti;
  • dell’interessato, in caso di mutamento delle condizioni che hanno portato alla richiesta della prestazione di inabilità.

Il mutamento delle condizioni, o la sussistenza dei requisiti, devono essere opportunamente documentati producendo tutta la certificazione sanitaria necessaria.

È importante, quindi, che tu sia sempre pronto a dimostrare la tua inabilità, effettuando visite periodiche aggiornate.

Se, a seguito dell’accertamento, si verifica un cambiamento nella tua condizione sanitaria (miglioramento o guarigione), il pagamento della pensione di inabilità verrà interrotto o trasformato in Assegno di invalidità a partire dal mese successivo a quello in cui è stato eseguito l’accertamento.

Ti ricordiamo che, se rifiuti senza giustificato motivo la visita di revisione dell’INPS, pur in una situazione di non mutata condizione sanitaria, l’Istituto può applicare un provvedimento di sospensione del pagamento della pensione per tutto il periodo in cui non è possibile procedere agli accertamenti stessi.

Ma non è finita qui: la pensione di inabilità al lavoro dura anche fintanto che siano presenti tutti gli altri requisiti necessari per ottenerla, primo fra tutti l’interruzione dell’attività lavorativa.

Quali sono i casi che prevedono la pensione di invalidità sospesa? Li elenchiamo in questo ampio approfondimento sul tema.

Quanto dura la pensione di inabilità
Quanto dura la pensione di inabilità

Interruzione dell’attività lavorativa e altri requisiti da rispettare

Quanto dura la pensione di inabilità, però, dipende anche dal possesso di altri requisiti che hanno permesso di ottenere la prestazione, primo tra tutti l’interruzione dell’attività lavorativa.

Per percepire questa prestazione, infatti, essendo stata riconosciuta l’impossibilità a svolgere qualsiasi tipo di lavoro, nel caso di ripresa di attività lavorativa, il trattamento assistenziale verrà sospeso.

Per la pensione di inabilità al lavoro 2023, oltre alla condizione sanitaria è necessario possedere altri requisiti, che riassumiamo di seguito:

  • almeno 260 contributi settimanali (dunque 5 anni di contribuzione e assicurazione) di cui 156 (ovvero 3 anni) nel quinquennio precedente la data di presentazione della domanda;
  • cessazione di qualsiasi tipo di attività lavorativa;
  • cancellazione dagli elenchi anagrafici degli operai agricoli e dagli elenchi di categoria dei lavoratori autonomi;
  • cancellazione dagli albi professionali;
  • rinuncia ai trattamenti a carico dell’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e a ogni altro trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione.

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