In pensione con il 74 per cento di invalidità

In pensione con il 74 per cento di invalidità, vediamo quando è possibile, con quali misure e a cosa si ha diritto. Le possibilità di uscita anticipata per chi ha questa riduzione della capacità di lavoro sono 4, come funzionano e quali sono gli altri requisiti necessari.
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29/04/2023

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INDICE

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Le possibilità di uscita anticipata con il 74 per cento di invalidità sono diverse. In questo post ci soffermiamo in particolare sulle misure previdenziali, quelle che sono quindi legate ai contributi versati dalla persona con invalidità nel corso della sua attività lavorativa.

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Per le misure assistenziali, lo ricordiamo, con il 74 per cento di riduzione della capacità di lavoro, a qualsiasi età e senza la necessità di aver versato contributi (se si rientra in determinate soglie di reddito) è possibile ricevere l’assegno agli invalidi civili parziali.

In questo post ci soffermiamo in particolare su quattro misure che possono consentire a un lavoratore con il 74 per cento di invalidità di uscire prima dal lavoro:

  • l’Ape sociale;
  • la pensione anticipata ai lavoratori precoci;
  • l’assegno ordinario di invalidità;
  • Opzione donna.

Potrebbe interessarti un post che spiega come calcolare gli importi della pensione anticipata invalidi con esempi facili; vediamo anche quali sono gli invalidi esclusi dalla pensione anticipata; e infine abbiamo verificato quanto si perde con la pensione anticipata per invalidità.

In pensione con il 74 per cento di invalidità: Ape sociale

Una delle misure di maggiore successo degli ultimi anni è l’Ape sociale. Il trattamento che accompagna alla pensione è stato introdotto il primo maggio del 2017. Consente una via d’uscita dal lavoro anche a caregiver e lavoratori impegnati in attività gravose e usuranti.

Ma ci soffermiamo in questo post solo sulla parte della misura che consente il prepensionamento per chi ha una invalidità uguale o superiore al 74 per cento.

Per avere accesso all’Ape sociale (oltre al requisito sanitario) è indispensabile aver raggiunto:

  • i 63 anni di età;
  • i 30 anni di contribuzione (con uno sconto di un anno per le lavoratrici che hanno un figlio e di massimo due per chi ha due o più figli).

Le lavoratrici che hanno due figli possono dunque uscire a 63 anni con 28 di contribuzione.

L’importo massimo dell’Ape sociale non può essere superiore a 1.500 euro. Chi ha maturato un assegno superiore lo riceverà in maniera integrale al raggiungimento dell’età di vecchiaia (67 anni). Non sono previste penalizzazioni, non viene versata la tredicesima.

L’Ape sociale potrebbe diventare nei prossimi anni una misura strutturale, non soggetta quindi a proroghe da un anno all’altro. (vedi anche quali sono i contributi utili per l’Ape sociale).

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In pensione con il 74 per cento di invalidità: precoci

Un’altra misura importante per ottenere il pensionamento anticipato con una percentuale di invalidità pari al 74 per cento, è quella riservata ai lavoratori precoci. Ovvero a coloro che al compimento dei 19 anni avevano già versato un anno di contribuzione effettiva.

Per accedere a questo trattamento il lavoratore invalido deve risultare iscritto alla previdenza obbligatoria da prima del 1996 e aver versato almeno 41 anni di contribuzione.

Si tratta dunque di una possibilità di uscita anticipata che è dedicata ai lavoratori che hanno iniziato a lavorare presto e non hanno avuto importanti interruzioni nella carriera lavorativa.

I 41 anni di contribuzione possono essere raggiunti anche con il cumulo. Sommando cioè periodi contributivi che sono stati accreditati in gestioni previdenziali diverse.

Per avere accesso a questo trattamento la documentazione all’INPS deve essere presentata entro il 31 marzo di ogni anno.

Le cosiddette domande tardive potranno invece essere inoltrate entro il 30 novembre di ogni anno.

Questa misura è disponibile per dipendenti pubblici, privati e autonomi.

In pensione con il 74 per cento di invalidità: assegno ordinario

Con il 74 per cento di riduzione della capacità lavorativa si può accedere anche all’assegno ordinario (basta in realtà il 67 per cento). Questa misura non è disponibile per i lavoratori del settore pubblico.

La percentuale di invalidità però deve essere di tipo “specifico”, riferita quindi alla riduzione della capacità di lavoro e alle attitudini specifiche di chi presenta la richiesta. Questo significa che anche chi ha una invalidità civile generica del 74 per cento potrebbe non avere diritto al riconoscimento dell’assegno ordinario.

I requisiti, oltre a quello sanitario si riducono a questo:

  • aver versato almeno 5 anni di contribuzione (di cui tre nell’ultimo quinquennio).

Chi riceve l’assegno ordinario può continuare a lavorare (sia in modo autonomo sia da dipendente).

Ma a seconda del reddito che deriva dalla sua attività, l’assegno può subire una riduzione. Più alto è il reddito e maggiore sarà il taglio dell’importo pensionistico.

Funziona così:

  • con un reddito superiore a 4 volte il minimo, l’assegno sarà ridotto del 25 per cento;
  • con un reddito superiore a 5 volte il minimo, il taglio sarà del 50 per cento;
  • non è prevista nessuna riduzione per redditi che non siano superiori a 4 volte il minimo INPS.
In pensione con il 74 per cento di invalidità
Nella foto un lavoratore stanco

In pensione con il 74 per cento di invalidità: Opzione donna

Anche Opzione donna 2023 prevede una possibilità di uscita anticipata per le lavoratrici che hanno una invalidità civile pari o superiore al 74 per cento.

Questi sono i requisiti (oltre quello sanitario):

  • età: 60 anni (con la riduzione di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due);
  • contributi: 35 anni di versamenti.

Questa misura, che prevede il solo calcolo contributivo, può comportare la riduzione dell’assegno pensionistico fino al 30 per cento.

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