Patto di prova per lavoratori disabili: come funziona

Anche un lavoratore appartenente alle categorie protette, chiamato tramite collocamento mirato, può essere sottoposto a un Patto di prova per lavoratori disabili. Vediamo cosa prevede il Patto e quali sono le tutele nei confronti della persona disabile.
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29/04/2023

Se appartengo alle categorie protette ho il diritto di essere assunto senza Patto di prova per lavoratori disabili? Se è previsto il Patto di prova, in cosa consiste e come posso essere tutelato? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi. Abbiamo anche una pagina Instagram dove pubblichiamo le notizie in formato grafico e un canale YouTube, dove pubblichiamo videoguide e interviste).

Il Patto di prova consiste in un periodo di prova in cui il datore di lavoro esamina le competenze del candidato e decide se possa essere o meno assunto per svolgere le mansioni che gli vuole affidare.

La legge consente anche il Patto di prova per lavoratori disabili appartenenti alle categorie protette e chiamati tramite collocamento mirato. Esistono però in questo delle tutele particolari. Vediamo quali sono e se queste tutele possono annullare il rischio che non si venga assunti dopo il periodo di prova.

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La legge ammette la possibilità del Patto di prova per lavoratori disabili?

Sì, la legge ammette la possibilità del Patto di prova per lavoratori disabili, ovvero di un periodo di prova per tutti quei lavoratori assunti tramite collocamento mirato.

Nel caso delle categorie protette, può essere anche previsto un periodo di prova più lungo rispetto a quello previsto dai contratti collettivi.

Ci sono poi altre forme di tutela nei confronti del lavoratore disabile anche in questa circostanza. Vediamo quali sono.

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Quali sono le condizioni con il Patto di prova per lavoratori disabili?

Il Patto di prova per lavoratori disabili è ammesso dalla legge, ma solo ad alcune condizioni.

Se, infatti, dopo il periodo di prova il datore di lavoro dà esito negativo della prova stessa e quindi non provveda con l’assunzione del disabile, la risoluzione del rapporto per esito negativo non deve dipendere dalla menomazione da cui è affetto il lavoratore (articolo 11, comma 2 della Legge 68/1999).

In sostanza, la disabilità non può mai costituire motivo di risoluzione del rapporto di lavoro, perché se così fosse si attuerebbe una forma di discriminazione. Peraltro, la disabilità è già nota all’avvio del rapporto di lavoro.

Lo scopo della legge è quello di permettere al datore di lavoro di valutare le capacità del lavoratore disabile, tenendo tuttavia conto che proprio la condizione di disabilità può richiedere un periodo di valutazione più lungo.

Il lavoratore disabile, invece, avrà l’opportunità di valutare l’esperienza lavorativa, le condizioni di svolgimento del rapporto e il contesto lavorativo in generale.

Categorie protette e diritti dei lavoratori invalidi. La legge tutela i lavoratori cosiddetti fragili: vediamo come.

Quali contratti possono prevedere il Patto di prova per lavoratori disabili?

Il Patto di prova per lavoratori disabili riguarda di solito il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Ma non solo. Può essere previsto in ogni tipologia di contratto di lavoro subordinato, come ad esempio:

  • nel contratto di lavoro a tempo determinato: in questo caso però il Patto è nullo nel caso in cui la durata della prova coincida con quella del contratto nel quale è stata inserita: è chiaro che il periodo di prova deve infatti avere durata inferiore a quella complessiva del contratto;
  • nel contratto part-time;
  • nel contratto di assunzione stipulato tra un’agenzia per il lavoro e un lavoratore per lo svolgimento di mansioni in regime di somministrazione di manodopera;
  • nel contratto di apprendistato.

Ecco come funziona il collocamento mirato e obbligatorio con iscrizione alle categorie protette: Legge 68 del 1999.

Patto di prova per lavoratori disabili
Patto di prova per lavoratori disabili: come funziona

Quali diritti si hanno durante il periodo di Patto di prova per lavoratori disabili?

Per tutto il periodo del Patto di prova per lavoratori disabili, il rapporto di lavoro si svolge regolarmente.

Si ha quindi diritto alla normale retribuzione e si matura il Tfr (Trattamento di fine rapporto).

La Cassazione ha individuato, per i lavoratori disabili, una serie di ulteriori garanzie che devono essere offerte al momento della stipula e dell’applicazione del Patto di prova, in particolare:

  • il lavoratore disabile ha la facoltà di rifiutare l’esperimento della prova alla presenza di un giustificato motivo;
  • la prova deve avere a oggetto lo svolgimento di mansioni che siano compatibili con lo stato psicofisico del disabile;
  • il recesso del datore di lavoro non deve essere influenzato da valutazioni negative circa il minore rendimento lavorativo scaturente dal tipo di invalidità, a pena di nullità del recesso stesso (sentenza Cassazione del 16 agosto 2004 n. 15942).

Secondo alcune pronunce della Cassazione (sentenza Cassazione del 16 gennaio 1984 n. 362), il datore di lavoro deve motivare per iscritto il recesso per esito negativo della prova del lavoratore disabile, al fine di consentire al giudice di verificare – in caso di contestazione da parte del dipendente – la correttezza dell’esercizio del potere discrezionale, con riferimento alla valutazione della compatibilità delle mansioni assegnate al disabile rispetto alla propria condizione psicofisica e, altresì, di verificare che il patto di prova non sia stato utilizzato semplicemente per eludere la legge sul collocamento obbligatorio.

Ecco una guida completa e di facile consultazione su obblighi e incentivi in caso di assunzione categorie protette per aziende.

Quando va sottoscritto il Patto di prova per lavoratori disabili?

Il Patto di prova per lavoratori disabili va sottoscritto prima dell’effettivo inizio dell’attività o, al più, contemporaneamente a tale momento.

Si avrà nullità del Patto (e quindi la definitiva instaurazione del rapporto) qualora il dipendente firmi il patto dopo aver iniziato a lavorare (ad esempio, il giorno successivo all’inizio dell’attività).

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