Indebito INPS, quando si prescrive?

Indebito INPS, quando si prescrive la richiesta di rimborso dell’istituto quando eroga una prestazione non dovuta. Quali sono le difese a disposizione dei cittadini e quanti tipi di indebito esistono.
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01/08/2023

Quando parliamo di indebito INPS ci riferiamo a una situazione molto diffusa che spesso è causata da errori dello stesso istituto di previdenza. In questo articolo scopriremo quando un indebito INPS si prescrive e come è possibile contestarlo. (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cos’è l’indebito INPS?

L’indebito INPS si verifica quando un cittadino beneficia illecitamente di un trattamento previdenziale o pensionistico. Questo “illecito” rappresenta un credito che l’ente pubblico rivendica da chi ha ricevuto una prestazione di cui non aveva diritto.

Potrebbe succedere, per esempio, che una persona continui a percepire la Naspi pur non essendo più disoccupata, o che percepisca contemporaneamente il trattamento della pensione di invalidità civile e l’assegno ordinario di invalidità, tra loro incompatibili.

Quando si verifica l’indebito INPS?

L’indebito INPS solitamente si verifica per un errore commesso dallo stesso ente previdenziale. Per esempio, l’INPS potrebbe continuare a erogare una prestazione di cui il cittadino non ha più diritto e che questi, confidando nella correttezza dell’operato dell’istituto, non si preoccupa di segnalare.

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Un indebito può sorgere anche a causa di una vera truffa all’INPS, come il caso del finto invalido o di chi attesta il falso pur di ottenere una prestazione economica.

Due tipi di indebito INPS

L’indebito INPS può presentarsi in due modi diversi:

  1. Indebito parziale: si verifica quando le somme pagate dall’INPS superano l’importo effettivamente dovuto al pensionato o al lavoratore.
  2. Indebito totale: si verifica quando l’intero importo pagato non doveva essere erogato al pensionato o al lavoratore.

L’indebito può essere sia previdenziale, quando si riferisce a prestazioni pensionistiche, sia assistenziale, quando riguarda prestazioni assistenziali o prestazioni a sostegno del reddito.

I casi

Indebito pensionistico

Se l’indebito pensionistico si verifica durante la trasformazione della pensione da provvisoria a definitiva, viene applicata una regola giurisprudenziale consolidata che protegge la buona fede del pensionato, consentendo la conservazione delle somme destinate a bisogni primari.

Su Thewam.net un post spiega quando è prevista la restituzione della pensione.

Questo principio tiene conto del tempo trascorso dal pagamento errato alla richiesta di restituzione, e non si applica in caso di comportamento fraudolento.

Per gli indebiti previdenziali post-2001, il pensionato è tenuto al rimborso se ha agito con dolo, se la liquidazione era provvisoria o se un’omissione o inesattezza del pensionato ha causato l’indebito.

Invece, per le pensioni liquidate definitivamente, l’INPS non può recuperare indebiti a meno che non siano derivati da un comportamento doloso del pensionato, come regolato dall’articolo 206 del Dpr n. 1092/73.

Indebito datore di lavoro

A causa delle frequenti modifiche dell’INPS, il datore di lavoro può versare in eccesso. Questi pagamenti riguardano principalmente i contributi obbligatori per il lavoratore. Se si accorge dell’errore, il datore può richiedere al tribunale il rimborso entro 10 anni. Se l’eccesso riguarda un pensionato, la legge prevede che il datore restituisca le somme versate in più.

Cosa fare in caso di indebito INPS?

In caso di indebito, l’Inps si metterà in contatto con la persona che ha ricevuto un beneficio economico senza averne diritto per cercare di ottenere il rimborso.

In base alla legge, chi ha effettuato un pagamento non dovuto ha il diritto di ottenere la restituzione di ciò che ha pagato. Tuttavia, non si tratta solo di questo: ha anche diritto a guadagni e interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in malafede, o se la persona era in buona fede, dal giorno della richiesta.

Se l’INPS rivuole i soldi non sempre bisogna pagare.

In sostanza, nell’eventualità di un indebito, l’Inps ha il diritto di ottenere il rimborso di ciò che ha pagato senza giusta causa; ha anche diritto agli interessi, ma solo se la persona che ha ricevuto i fondi era in malafede, nel senso che sapeva di non avere ragione (pensa ad un truffatore); in caso contrario (buonafede), gli interessi sono dovuti solo dal giorno della richiesta di rimborso.

Infatti, l’indebito Inps non dipende dalla malafede del cittadino, quindi può essere obbligato a restituire anche se non ha commesso alcun errore e si è limitato a mantenere ciò che l’istituto gli forniva.

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Impugnare l’indebito INPS

Se si sospetta un errore da parte dell’INPS, l’indebito assistenziale può essere contestato presentando un reclamo all’istituto. È fondamentale presentare il reclamo con il supporto di un avvocato per prevenire l’inizio di procedure di recupero.

Come comportarsi se l’INPS rivuole i soldi?

La contestazione

Secondo la giurisprudenza, la restituzione dell’indebito assistenziale può essere contestata ogni volta che viene identificata una situazione che consente al beneficiario di evidenziare un errore dell’INPS e la consapevolezza che riteneva di percepire il giusto, e quindi a condizione che l’erogazione indebita non sia risultato di un comportamento intenzionalmente ingannevole.

Sentenze rilevanti

Una recente sentenza a favore dei disabili è quella del Tribunale di Palermo, sez. lav., 13/09/2022, n. 2811.

In questo caso, la Corte di legittimità ha stabilito che l’indebito assistenziale, dovuto alla mancanza dei requisiti di reddito, consente la restituzione solo a partire dalla decisione di accertamento della scomparsa delle condizioni, a meno che il ricevente non sia in malafede, una situazione che non può essere dedotta solo dalla semplice omissione di comunicazione di dati che l’istituto di previdenza già conosce o dovrebbe conoscere.

Sulla stessa linea, la sentenza n. 13223 del 30 giugno 2020 della Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo il quale:

Riguardo all’indebito assistenziale, al posto della regola generale e incondizionata di ripetibilità del codice civile, si applica, in linea con l’art. 38 della Costituzione, quella specifica di tale sottosistema, che esclude la ripetizione, quando esiste una situazione in grado di generare fiducia nel ricevente e la fornitura indebita non può essere attribuita a lui.”

Un’altra sentenza, quella della Corte d’Appello di Reggio Calabria, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 351 del 14 luglio 2022, ha ribadito che:

“La ripetizione dell’assegno sociale deve essere esclusa ogni volta che si identifica una situazione che possa generare fiducia nel ricevente e a condizione che l’erogazione indebita non possa essere attribuita a lui.”

È interessante anche questa sentenza della Cassazione.

In generale, le sentenze a favore dei beneficiari confermano il principio secondo il quale l’indebito assistenziale dovrebbe essere restituito solo se il ricevente è colpevole di dolo e a condizione che la fornitura non sia attribuibile a un suo comportamento doloso.

La posizione della Corte Costituzionale

Secondo la Corte Costituzionale, esiste un principio specifico nel settore assistenziale, che prevede che la regolamentazione della ripetizione dell’indebito sia sostanzialmente distinta da quella generale del codice civile.

Pertanto, l’indebito INPS implica una disciplina speciale legata a determinate condizioni, tra cui: la mancanza di dolo del ricevente e la presenza di un contesto che giustifichi la fiducia di quest’ultimo di ricevere somme dovute.

Indebito INPS: quando c’è compensazione?

In alcuni casi, l’Inps può compensare l’indebito con un altro tipo di prestazione dovuta all’utente, limitandosi a chiedere solamente la differenza. Questa compensazione può avvenire anche mediante trattenuta della pensione che dovrebbe essere erogata al cittadino, nei limiti del quinto.

Quando si prescrive l’indebito INPS?

Il diritto dell’Inps alla restituzione delle prestazioni erroneamente concesse ha un termine di prescrizione. Dopo dieci anni dall’ultimo pagamento illegittimo effettuato, l’ente previdenziale non potrà più richiedere la restituzione di quella somma.

Indebito INPS, quando si prescrive?
Nella foto un uomo restituisce dei soldi.

FAQ

Cosa vuol dire recupero indebito INPS?

Il recupero indebito INPS è il processo attraverso cui l’INPS chiede la restituzione di un trattamento previdenziale o pensionistico che è stato erogato in maniera illegittima.

Come contestare un indebito INPS?

In caso di contestazione di un indebito INPS è possibile presentare un ricorso amministrativo o giudiziario. È importante agire entro certi termini, altrimenti l’indebito sarà ritenuto legittimo.

Cosa succede se non si paga un indebito INPS?

Se non si paga un indebito INPS, l’ente ha la possibilità di procedere con l’esecuzione forzata sulle somme e sui beni del debitore.

Quanto tempo ha l’INPS per notificare un indebito?

L’INPS ha un termine di prescrizione di dieci anni per notificare un indebito. Questo termine decorre dall’ultimo pagamento illegittimo effettuato.

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