Congedo legge 104: si può andare all’estero?

Congedo legge 104: si può andare all'estero in vacanza mentre si sta usufruendo dell'assenza biennale retribuita? Lo scopriamo in questo articolo. La normativa non è chiara sul punto, o meglio non stabilisce nulla sulla possibilità di un viaggio oltre i confini nazionali. Ovviamente sempre in compagnia della persona da assistere.
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04/08/2022

Congedo legge 104: si può andare all’estero? Ci riferiamo ovviamente a chi sta usufruendo dei due anni di assenza retribuita dal lavoro. (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sulla Legge 104. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

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E diciamolo subito, a scanso di equivoci: verifichiamo se è possibile, ma non per andare da soli, senza cioè la persona da assistere. In quel caso, se avete intenzione di andare all’estero evitando di accudire un familiare con disabilità, beh, pensateci bene: non è una scelta saggia ma il preludio di guai seri. Qualche anno fa una infermiera è finita agli arresti domiciliari per truffa e peculato. Era in congedo straordinario per assistere un familiare ma ha deciso di concedersi un viaggio con gli amici in Honduras e alle Maldive. Se n’è pentita amaramente.

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Quindi non è neppure un argomento di discussione. Non si può fare.

Congedo legge 104: viaggi all’estero e vuoto normativo

Ovviamente le cose cambiano se chi è in congedo straordinario decide di andare all’estero insieme alla persona che deve assistere. In quel caso lo scenario è diverso ed è proprio su questa eventualità che vogliamo concentrare la nostra attenzione.

La questione merita di essere affrontata perché la normativa (legge 151) che regola il congedo straordinario retribuito non dice nulla sui viaggi all’estero.

Nulla significa che non viene precisato mai se si possono o non possono fare con il familiare in disabilità grave.

Si resta dunque nel limbo dell’incertezza.

Sulla 104 puoi anche leggere un articolo che spiega se si possono fare gli straordinari, quali sono i diritti del bambino, se un datore di lavoro può negare il congedo, come funzionano i permessi nei giorni festivi.

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Congedo legge 104: motivazioni

Ora, ci pare chiaro che se qual viaggio all’estero è motivato dalle condizioni cliniche del paziente con disabilità e se quindi è necessario per una visita medica, una terapia o un intervento, basta comunicare tutto all’Asl (e all’Inps) per partire senza nessun tipo di problema. E ci mancherebbe.

La situazione diventa meno ovvia nel caso di un viaggio all’estero per trascorrere un periodo di tempo in vacanza o per fare visita ad amici o parenti.

Sul punto, la legislazione della 104 (qui la guida completa) dice qualcosa: ovvero che chi è in congedo legge 104 può accompagnare in vacanza la persona che assiste. Non si specifica mai se questo è possibile solo per muoversi all’interno dei confini nazionali o per andare anche all’estero.

In ogni caso, dunque, non è neppure esplicitamente vietato.

Congedo legge 104: i princìpi della legge

Oltretutto ricordiamo quali sono gli indirizzi base, i principi, che hanno portato all’elaborazione della legge 104:

  • garantire il rispetto della dignità umana e dei diritti della persona con disabilità in tutti gli ambiti della vita sociale: famiglia, scuola, lavoro, società;
  • prevenire ed eliminare tutte quelle situazioni che destabilizzano l’autonomia della persona con disabilità impedendo la piena realizzazione dei suoi diritti, civili, politici e patrimoniali;
  • ottenere, per quanto è possibile, il recupero della persona con disabilità grazie a servizi e prestazioni che possono essere anche di natura giuridica ed economica;
  • contrastare in ogni modo l’emarginazione della persona con disabilità.

Congedo legge 104: contrasto all’emarginazione

Prendendo in considerazione due punti: il recupero della persona con disabilità e il contrasto all’emarginazione, si può affermare che accompagnare in un viaggio (in Italia o all’estero) la persona che si sta assistendo in congedo straordinario, è una attività positiva (ovviamente quando è possibile e se lo consentono le condizioni della persona con disabilità).

E ripetiamo: a maggior ragione se in quel viaggio l’assistito dovrà sbrigare delle pratiche personali o di natura medica. Ma non solo.

Congedo legge 104: discriminazione

La legge dunque non ne parla esplicitamente ma non esiste neppure alcun divieto, che potrebbe oltretutto sembrare ingiustificato.

Ma del resto basti pensare che con la legge 104 articolo 3, comma 3, ci sono anche dei bambini con disabilità gravi ma che potrebbero comunque intraprendere un viaggio senza per questo mettere a repentaglio le condizioni di salute. Per quale motivo – è un solo esempio – non consentirgli per legge di andare a Disneyland?

Congedo legge 104: precauzione

È chiaro che non esistendo un solido aggancio normativo sarà necessario prendere delle precauzioni burocratiche prima di partire. E quindi è saggio informare l’Inps e il datore di lavoro, allegando anche le motivazioni che sono alla base del viaggio.

Per il resto il dovere di assistenza non viene meno (il caregiver familiare e l’assistito partono insieme) e non si deve temere un controllo dell’istituto di previdenza che è stato preventivamente informato.

Vediamo ora a chi viene concesso il congedo straordinario (articolo 42, comma 5 del decreto legislativo numero 119 del 2011).

Congedo legge 104: beneficiari

Possono beneficiarne (in ordine di priorità):

  • il coniuge convivente della persona con disabilità grave;
  • i genitori biologici o adottivi/affidatari della persona con disabilità grave;
  • il figlio o i fratelli/sorelle, parenti o affini fino al terzo grado conviventi della persona con disabilità grave.

Congedo legge 104: regole

Vediamo cos’altro prevede l’articolo 42:

  • il lavoratore può fruire del congedo per un periodo massimo di due anni;
  • chi usufruisce del congedo ha diritto a percepire un indennizzo, le voci fisse della retribuzione ricevuta nell’ultimo mese di lavoro;
  • l’importo dell’indennizzo non può superare una soglia annua, che viene rivalutata di anno in anno secondo gli indici Istat (48.738,00 euro, con l’ultimo aggiornamento);
  • il periodo di congedo è coperto da contribuzione figurativa;
  • l’indennità è a carico dell’Inps, di solito viene anticipata dal datore di lavoro.

Come i permessi il congedo può essere concesso a un solo lavoratore. L’eccezione è solo per i genitori di un figlio con handicap: possono beneficiarne alternativamente.

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