Congedo 104 a un disabile per assistere un altro disabile

Congedo 104 a un disabile per assistere un altro disabile: vediamo se, come e quando è possibile. Abbiamo già visto che la persona assistita non può godere del congedo per sé stessa, ma cosa dice la legge quando chiede di avere accesso al beneficio per accudire un'altra persona? Cosa dice la legge e tutti i chiarimenti dell'Inps.
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21/3/23

Congedo 104 a un disabile per assistere un altro disabile: vediamo se e quando è possibile. Abbiamo già visto che una persona con disabilità non ha diritto a godere del congedo straordinario biennale per sé stesso, perché il beneficio è dedicato all’assistenza, quindi riconosciuto a chi ne usufruisce per accudire una persona con disabilità. (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sulla Legge 104. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

INDICE:

Ma se la persona con disabilità, che ha avuto il riconoscimento della Legge 104 (articolo 3, comma 3) ed è un lavoratore dipendente, ha la necessità di prestare assistenza a un altro disabile, è possibile che gli sia riconosciuto il congedo 104?

Sempre a proposito del congedo 104 vediamo come funziona quando “mia madre può assistere mio padre” o come funziona quando si usufruisce di congedo e permessi nello stesso mese. Vediamo anche se durante il congedo 104 è possibile fare un lavoro autonomo e cosa succede quando l’assistito è ricoverato a tempo pieno in una struttura sanitaria.

Congedo 104: l’esempio

Facciamo un esempio: una donna, lavoratrice dipendente, per la quale è stata già riconosciuta la Legge 104 per disabilità grave e per questo fruisce dei giorni di permesso retribuito, diventa madre. Se suo marito è un autonomo (non avrebbe quindi diritto ai benefici della 104), può chiedere il congedo biennale retribuito per poter restare accanto al suo bambino che purtroppo è affetto da una disabilità grave?

Ebbene sì, può farlo. Può quindi a sua volta avere accesso come caregiver familiare alla Legge 104 e usufruire dei benefici, compreso quindi il congedo retribuito.

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Congedo 104: nessun accertamento di idoneità

Questo aspetto è chiarito anche da una circolare Inps, la numero 53 diffusa il 29 aprile del 2008.

Il riferimento in questo caso è ai permessi legge 104. L’istituto di previdenza così scrive:

«Sempre nell’ottica di garantire il pieno godimento dei benefici previsti dall’attuale normativa, si ritiene che il lavoratore con disabilità grave, che già beneficia dei permessi ex lege 104/92 per se stesso, possa anche cumulare il godimento dei tre giorni di permesso mensile per assistere un proprio familiare con handicap grave, senza che debba essere acquisito alcun parere medico legale sulla capacità del lavoratore di soddisfare le necessità assistenziali del familiare anch’esso in condizioni di disabilità grave».

«In proposito si chiarisce – continua l’Inps -, come specificato in apposito parere ministeriale, che la capacità del lavoratore di soddisfare i bisogni assistenziali del familiare anch’esso in condizioni di disabilità grave, non necessariamente sono riconducibili ad una idoneità suscettibile di accertamento medico-legale».

«Sicché l’acquisizione – conclude la circolare – del parere dei Dirigenti medico legali di sede, di fatto non appare più necessitato».

Gli ultimi due passaggi sono importanti: il lavoratore con disabilità grave che intende assistere un familiare avere accesso ai benefici di legge (permessi e congedo) non ha bisogno di una preventivo accertamento medico legale che attesti la sua idoneità.

Congedo 104: ordine di priorità

Ovviamente anche nel caso di un lavoratore disabile che assiste un familiare bisogna rispettare un ordine di priorità. Nell’esempio che abbiamo proposto si tratta di una madre che chiede di accudire il figlio, quindi non ci sono problemi.

Ma vediamo comunque qual è l’ordine imposto dalla Legge 104:

  • il coniuge convivente, la parte dell’unione civile e il convivente di fatto della persona con disabilità grave;
  • i genitori biologici o adottivi/affidatari della persona con disabilità grave;
  • il figlio o i fratelli/sorelle, parenti o affini fino al terzo grado conviventi della persona con disabilità grave.

Congedo 104: patologie invalidanti

Quest’ordine prioritario può essere scalato solo in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti da parte di chi precede.

Nella circolare numero 32 Inps del 6 marzo 2012 si chiarisce anche quali sono le patologie invalidanti che potrebbero far scorrere l’ordine di priorità:

  • patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
  • patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
  • patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;
  • patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva con le caratteristiche di cui abbiamo accennato e per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.

Congedo 104: due punti da ricordare

Ora due cose:

  • la prima, se un una persona con disabilità grave lavora e chiede di prendersi cura di un’altra persona con disabilità (nel nostro caso il figlio), si ritiene che non rientri nelle condizioni riportate dall’Inps e comunque, se ritiene, non può essere scavalcata nell’ordine prioritario;
  • la seconda, e qui ribadiamo il concetto: non è necessario un preventivo accertamento che stabilisca l’eventuale idoneità a prendersi cura di un’altra persona con disabilità grave.
Congedo 104 a un disabile per assistere un altro disabile.

Congedo 104: doppi permessi

Vediamo come funzionerebbe invece con i permessi retribuiti. E sì, perché una persona con disabilità grave ha già diritto a tre giorni di permesso per sé stessa e di altri tre giorni per assistere il familiare. Quindi sono complessivamente sei al mese.

Se vengono distribuiti nel corso del mese, alternandoli al congedo biennale, la mamma con disabilità potrebbe riuscire a restare quasi sempre accanto al figlio nell’arco di un periodo complessivo di tempo di circa 4 anni.

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