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Congedo Legge 104: se l’assistito è ricoverato che succede

Congedo Legge 104, se l'assistito è ricoverato che succede: si perde il diritto a godere del beneficio? Vediamo insieme. La norma prevede che in caso di ricovero a tempo pieno della persona da assistere non ci sia bisogno di assistenza continua e quindi il congedo viene sospesa. Ma ci sono delle eccezioni.
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11/08/2022

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Una questione che si pone spesso. Del resto il congedo straordinario biennale è concesso ai dipendenti che sono chiamati ad assistere, in modo continuativo e globale, un familiare che è in una situazione di disabilità grave. Condizione che presuppone la possibilità di prolungati ricoveri in strutture ospedaliere.

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Verifichiamo quindi cosa succede al lavoratore che è in congedo straordinario quando il familiare vene ricoverato in una struttura sanitaria pubblica o privata in grado di garantire una assistenza continuativa.

Su questo argomento potrebbe interessarti sapere come funziona quando si cambia lavoro, o l’introduzione del doppio caregiver familiare e dell’estensione del beneficio anche alle coppie di fatto. C’è anche un focus su chi ha diritto a lavorare vicino casa.

Congedo Legge 104: ricovero, cosa dice la norma

Beh una prima risposta arriva proprio dalla legge 151, quella che norma il congedo Legge 104. E in particolare quando si precisa che tra le condizioni necessarie per avere diritto al beneficio c’è questa: il familiare da assistere non deve essere ricoverato a tempo pieno in strutture ospedaliere o simili, in particolare se sono in grado di assicurare una assistenza sanitaria continua.

In pratica è la stessa disposizione in vigore per i dipendenti che utilizzano i permessi retribuiti, sempre con la Legge 104.

Ci sono però delle eccezioni per il congedo. Ne parleremo.

E comunque, quando il familiare disabile viene ricoverato in una struttura sanitaria il congedo viene sospeso per tutto il periodo della degenza.

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Congedo Legge 104: le tre eccezioni

Il che fa supporre che il lavoratore cargiver debba rientrare al lavoro anche perché viene meno l’esigenza primaria che ha portato al riconoscimento della Legge 104 e al beneficio del congedo straordinario retribuito: l’assistenza da prestare al familiare.

Ci sono come abbiamo accennato tre eccezioni:

  • nel caso di interruzione del ricovero a tempo pieno e necessità del disabile di recarsi fuori dalla struttura ospitante per effettuare terapie e visite (messaggio numero 14480/2010);
  • nel caso di ricovero del familiare in coma vigile o in situazione terminale (circolare numero 155/2010);
  • nel caso di familiare ricoverato a tempo pieno e per il quale la struttura ospitante richieda tramite documentazione dei sanitari della struttura il bisogno di assistenza da parte di un familiare o genitore. Questa ipotesi in precedenza era prevista solo per i minori. (circolare numero 155/2010).

Congedo Legge 104: livello di assistenza

La terza eccezione è stata introdotta con il decreto legislativo numero 119 del 2011 che ha modificato l’articolo 42 del decreto legislativo numero 151 del 2001 (con il comma 5 bis), che prevede appunto la possibilità di usufruire del congedo Legge 104 di due anni anche se la persona da assistere sia ricoverata. Ma solo a condizione che «sia richiesta dai sanitari la presenza del soggetto che presta assistenza».

In pratica la struttura sanitaria non è in grado, senza il supporto del familiare, di garantire il necessario livello di assistenza alla persona con disabilità.

Congedo Legge 104: la Cassazione

Quest’ultimo punto è stato anche ribadito da una sentenza della Cassazione del 14 agosto 2019.

«La Legge 104 – si legge nel dispositivo – ha la funzione di favorire l’assistenza alla persona affetta da handicap grave in ambito familiare rendendo incompatibile con la fruizione del diritto all’assistenza da parte del disabile solo una situazione nella quale il livello di assistenza sia garantito in un ambiente ospedaliero o del tutto similare».

«Solo strutture di tal genere – continua l’Alta Corte – possono farsi integralmente carico sul piano terapeutico ed assistenziale delle esigenze del disabile, con ciò rendendo non indispensabile l’intervento, a detti fini, dei familiari».

C’è poi la determinante aggiunta: «Se però la struttura non sia in grado di assicurare prestazioni sanitarie che possono essere rese esclusivamente al di fuori di essa, si interrompe la condizione del ricovero a tempo pieno in coerenza con la ratio dell’istituto dei permessi, che sarebbe quella di consentire l’assistenza della persona invalida che non sia altrimenti garantita o per i periodi in cui questa non lo sia».

Congedo Legge 104: la comunicazione all’Inps

In caso il ricovero ospedaliero a tempo pieno e per una degenza lunga, il familiare che assiste la persona con disabilità ha l’obbligo di inviare tempestivamente una comunicazione sia all’Inps sia al datore di lavoro.

Il dipendente può tornare a usufruire del congedo Legge 104, se ritiene, una volta che il familiare con disabilità grave sia stato dimesso.

Congedo Legge 104: quando si sospende

Ricordiamo un altro dettaglio importante per quanto riguarda il congedo biennale retribuito: non può essere interrotta la fruizione per altri eventi che potrebbero giustificare una astensione dal lavoro

Ci sono solo poche eccezioni a questa norma, eccole:

  • la malattia;
  • la maternità.

In questi casi il lavoratore può scegliere di interrompere la fruizione del congedo straordinario. Ovviamente per poi proseguire il periodo di congedo residuo è necessario presentare un’altra domanda all’Inps.

Congedo Legge 104: se l’assistito è ricoverato che succede

Congedo Legge 104: a chi spetta

Questo sono i familiari che possono accedere al beneficio del congedo Legge 104:

  • il coniuge convivente della persona con disabilità grave, la parte dell’unione civile o il convivente di fatto;
  • i genitori biologici o adottivi/affidatari della persona con disabilità grave;
  • il figlio o i fratelli/sorelle, parenti o affini fino al terzo grado conviventi della persona con disabilità grave.

La domanda per beneficiare del congedo straordinario deve essere presentata all’Inps (modello cod. SR10) via internet sul portale dell’Istituto (o rivolgendosi a un patronato). Una copia deve essere consegnata anche al datore di lavoro.

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