Chi ha la 104 può uscire? Questa domanda, molto più comune di quanto si pensi, ha riscontrato tanto successo da portare alla pubblicazione di due sentenze della Cassazione. Scopri tutti i dettagli in questo approfondimento - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.
Indice
- Chi ha la 104 può uscire: cosa sono i permessi?
- Chi ha la 104 può uscire: le sentenze della Cassazione
- Chi ha la 104 può uscire: cosa si può fare?
- Chi ha la 104 può uscire: cosa non si può fare e conseguenze
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Chi ha la 104 può uscire: cosa sono i permessi?
Prima di addentrarci nel vivo dell’argomento, ricordiamo brevemente cosa sono i permessi legge 104.
I permessi 104, come definito dall’art.33 comma 3 della Legge 104, sono dei permessi lavorativi retribuiti che consentono al lavoratore disabile o a chi assiste una persona con disabilità di assentarsi dal lavoro.
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Oltre a essere retribuiti sulla base della propria retribuzione, forniscono anche una copertura contributiva ai fini pensionistici.
Questi permessi legge 104 sono concessi in particolare a:
- le persone con disabilità grave;
- i familiari della persona con disabilità grave (coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto, genitori biologici o adottivi);
- i parenti o gli affini entro il secondo grado;
- in casi eccezionali viene estesa ai parenti al terzo grado se i genitori o il coniuge della persona con disabilità grave abbiano compiuto i 65 anni di età o siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.
In questo articolo ci concentriamo in particolare sui familiari o affini della persona con disabilità che hanno diritto a 3 giorni di permesso mensile, frazionabili anche in ore.
Per sapere quali sono i requisiti per ottenre i permessi 104 e come fare domanda, leggi questa breve guida.
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Chi ha la 104 può uscire: le sentenze della Cassazione
Nel corso degli anni sono sorte diverse questioni riguardo ai permessi lavorativi legge 104, che hanno portato a un’evoluzione della legge a tutela delle persone con disabilità e di chi le assiste.
Per esempio, fino al 2000 poteva fruire dei permessi 104 soltanto un familiare convivente con la persona disabile. Adesso invece è possibile averne diritto anche se l’abitazione non è la stessa.
Un’altra evoluzione, tra l’altro molto recente, riguarda invece la possibilità di uscire durante i giorni di permesso lavorativo. Questo argomento è stato sollevato in particolare dopo due casi di licenziamenti per “abuso dei permessi 104”, che hanno a loro volta portato alla pubblicazione di due sentenze della Cassazione.
Nel primo caso, si trattava di una lavoratrice che era stata licenziata dal suo datore di lavoro perché, dopo aver prestato assistenza al familiare disabile per 20 minuti, è tornata a casa.
Nel secondo caso, molto simile al primo, una signora era stata licenziata per aver svolto dei servizi a favore della madre disabile al di fuori dell’abitazione.
In entrambi i casi, la Cassazione ha dichiarato i due licenziamenti illegittimi, specificando che “soltanto ove venga a mancare del tutto il nesso tra assenza dal lavoro ed assistenza al disabile, si è in presenza di un uso improprio o di un abuso del diritto“.
In parole povere, la Cassazione ha chiarito che non è necessaria un’assistenza continuativa durante le ore di permesso, in quanto si può prestare assistenza anche a distanza (per esempio andando in farmacia per acquistare le medicine).
La condizione da rispettare è quindi che ci sia un nesso causale tra l’assenza dal lavoro e l’assistenza alla persona con disabilità.
Nei prossimi paragrafi forniremo alcuni esempi di cosa si può e cosa è meglio evitare di fare.
Chi ha la 104 può uscire: cosa si può fare?
Come avrai notato, la Cassazione è stata ferma sulla definizione di abuso di permessi lavorativi legge 104. Infatti ha ritenuto illegittimo il licenziamento di una persona che si assenta dall’abitazione del disabile per poco tempo, o per cause impreviste o collegate alla disabilità di chi assiste.
Tuttavia, visto che a volte l’abuso può essere inconsapevole, abbiamo pensato di fornire un quadro delle attività che si possono fare lontano dalla persona con disabilità, durante le ore di permesso.
Per esempio, ci si può allontanare dalla residenza del disabile per:
- fare la spesa per conto della persona disabile;
- andare in farmacia a comprare dei medicinali per la persona disabile;
- svolgere dei servizi per conto della persona che si assite;
- svolgere dei servizi per proprio conto ma in un breve lasso di tempo;
- partecipare a un convegno sulla patologia di cui soffre il familiare disabile;
- risolvere situazioni impreviste (purché in un tempo limitato).
Quindi, in generale, è bene tenere a mente prima di tutto che sarebbe meglio evitare di uscire per svolgere attività ai fini personali e se lo si fa, ci dovrebbe essere un nesso tra l’assenza e l’assistenza.

Chi ha la 104 può uscire: cosa non si può fare e conseguenze
Nel paragrafo precedente abbiamo visto cosa si può fare durante i permessi lavorativi legge 104 e in quali casi non si rischia il licenziamento o la denuncia penale.
Adesso invece vediamo quando si può essere effetivamente licenziati o denunciati per abuso del diritto.
In linea generale, basterebbe pensare a qualsiasi attività che non sia strettamente collegata all’assistenza della persona disabile e che sia invece legata solo al proprio piacere o divertimento.
Per esempio, rientrano tra le attività non ammesse durante le ore di permesso retribuito:
- andare dal barbiere o dal parrucchiere o in altri centri estetici;
- andare a fare compere al centro commerciale per proprio conto;
- andare al bar a divertirsi;
- andare al mare per puro svago personale;
- fare una gita fuori porta nei 3 giorni di permesso lavorativo.
Questi sono solo alcuni esempi del tipo di attività che sarebbe giudicata come un abuso del diritto concesso.
Infatti, secondo la Cassazione, il lavoratore o la lavoratrice che assiste la persona con disabilità non deve agire in malafede durante i permessi, ossia sfruttare i permessi lavorativi appositamente per svolgere tutt’altra attività rispetto all’assistenza del familiare.
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