Bonus assistenza disabili Puglia da 1200 euro: le novità

20 mensilità da 1.200 euro da riconoscere in caso di assunzione di un assistente o di un educatore al disabile. La possibilità di scegliere tra integrazione al reddito e il Patto di cura in Puglia. La linea indicata dal Ministero per superare l’assegno di cura e promuovere la presa in carico complessiva della persona disabile e non autosufficiente. Il “modello Puglia” inizia la rivoluzione dell’assistenza ai disabili in Italia.
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10/05/2023

Cosa prevede il Patto di cura in Puglia? Quali saranno le novità per le persone disabili e non autosufficienti? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi. Abbiamo anche una pagina Instagram dove pubblichiamo le notizie in formato grafico e un canale YouTube, dove pubblichiamo videoguide e interviste).

Il Patto di cura in Puglia si prefigge di superare le misure di sostegno economico ai disabili gravissimi – basate solo sull’erogazione di una prestazione economica – a favore del potenziamento dell’offerta di servizi.

L’obiettivo è in linea con quanto programmato dal Tavolo delle Disabilità e per la prima volta poggia sulla programmazione comunitaria.

Vediamo quindi cosa prevede il Patto di cura in Puglia, a cosa si ha diritto e quali sono gli obiettivi nel medio e lungo termine.

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Cosa prevede il Patto di cura in Puglia?

Il Patto di cura in Puglia prevede un contributo pari a un importo di 1.200 euro, da erogare per 20 mensilità.

Il contributo viene riconosciuto a chi assume, con regolare contratto secondo le previsioni del CCNL, un assistente o un educatore.

Per questa annualità sarà ancora possibile scegliere tra la sottoscrizione del Patto di cura e un’integrazione al reddito da 700 euro mensili, che verrà poi superata nel corso del prossimo triennio, come richiesto da indicazioni ministeriali.

In sintesi. Al momento in Puglia è possibile richiedere:

  • il contributo da 1.200 euro, se si assume un assistente o un educatore che si prenda cura della persona disabile o non autosufficiente;
  • se invece non si sceglie questa modalità, si ha diritto a un’integrazione economica pari a 700 euro mensili.

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Il Patto di cura in Puglia segue la linea del Governo

Come abbiamo accennato, il Patto di cura in Puglia è in linea con il Piano nazionale per le Autosufficienze, che prevede il superamento delle forme di sostegno basate sulle erogazioni economiche.

In un nostro precedente approfondimento avevamo parlato delle idee del Governo, che prevedevano uno sdoppiamento dell’accompagnamento.

In estrema sintesi, l’obiettivo del Governo è quello di permettere alla persona non autosufficiente di scegliere tra una prestazione economica e l’assistenza diretta.

La prestazione economica riguarderà ancora l’erogazione di un assegno mensile, che verrà garantito, così come adesso, a tutte le persone che rientrano nei requisiti, a prescindere dal reddito (l’indennità di accompagnamento).

Tuttavia, la prestazione economica non sarà uguale per tutti, perché gli importi verranno modulati sulla base dell’effettivo bisogno della persona con disabilità.

Non è ancora chiaro, però, se per averne diritto continuerà a essere sufficiente la condizione medica di chi riceve la prestazione o se l’“effettivo bisogno” potrà in futuro comprendere anche la situazione economica.

Se, invece, la persona non autosufficiente sceglierà il sostegno medico/infermieristico/assistenziale, rinuncerà alla prestazione economica, ma otterrà assistenza domiciliare e aiuti concreti anche ai caregiver e ai familiari che gli prestano assistenza.

In particolare, sono previsti aiuti economici alle badanti, per le quali sarà anche stabilito un profilo professionale nazionale per individuare competenze e prevedere un’adeguata formazione.

Insomma: l’indennità di accompagnamento non verrà eliminata, ma ridefinita e riformulata in modo da migliorare la vita delle persone non autosufficienti.

Leggi l’articolo con tutti i dettagli: L’accompagnamento 2023 si sdoppia, le idee del Governo.

Come vedi, ci sono molti punti in comune con quanto è previsto dal Patto di cura in Puglia, quindi possiamo sostenere che la strada è stata già segnata con questo intervento.

Leggi anche quali sono gli interventi più importanti contenuti nel Ddl per anziani non autosufficienti, il piano nazionale che apporterà dei cambiamenti importanti a favore delle persone disabili e non autosufficienti.

Quali sono gli obiettivi del Patto di cura in Puglia?

Oltre a permettere alla persona disabile e/o non autosufficiente di scegliere tra sostegno economico e assistenza diretta, il Patto di cura in Puglia intende:

  • creare nuova occupazione;
  • potenziare i servizi socio-sanitari;
  • ampliare la platea dei beneficiari.

Grazie a questa misura sarà agevolata la costruzione di un modello regionale di presa in carico complessiva, con il coinvolgimento degli Ambiti Territoriali Sociali e dei Distretti Socio-Sanitari.

5 Decreti Disabili: il Ministro Alessandra Locatelli presenta davanti alle Camere 3 dei 5 decreti attuativi che sono in arrivo e che rivoluzioneranno il mondo della disabilità. Vediamo di cosa si tratta e in cosa consistono queste rivoluzioni.

Patto di cura in Puglia
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Una nuova task force sanitaria per il Patto di cura in Puglia

Per organizzare e gestire tutto ciò che riguarda il Patto di cura in Puglia, verrà istituita una nuova task force sanitaria che si occuperà di:

fornire supporto al dipartimento Promozione della salute nel coordinare la programmazione della spesa sanitari;

fornire supporto tecnico alla direzione dello stesso dipartimento nell’individuazione delle categorie di beni e servizi e lavori che le aziende acquisiscono in forma aggregata;

monitorare l’andamento degli interventi necessari a garantire il conseguimento degli obiettivi del Piano regionale delle attività negoziali.

Inoltre la task force dovrà:

supportare, con un’adeguata attività istruttoria, le valutazioni e le decisioni degli organi regionali relative alla spesa sanitaria;

individuare le categorie di beni e servizi e i lavori che le aziende e gli enti acquisiscono facendo ricorso alle attività del soggetto aggregatore.

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