Assegno ordinario, quando si rischia la revoca

Assegno ordinario, quando si rischia la sospensione e la successiva revoca della misura da parte dell'Inps. Quali sono i criteri, i tempi da rispettare, i requisiti sanitari in cui è necessario rientrare.
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31/07/2022

Assegno ordinario, vediamo quando si rischia la revoca della misura previdenziale da parte dell’Inps. (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

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Quando cioè l’assegno ordinario di invalidità può essere azzerato. Partendo da un presupposto base: chi ha avuto questo beneficio previdenziale deve essere sottoposto a periodiche visite di revisione, dopo tre conferme consecutive (ogni tre anni), l’assegno ordinario viene ribadito automaticamente (senza la necessità di ripresentare la domanda).

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Come sapete l’assegno ordinario di invalidità viene riconosciuto, dopo la presentazione di una domanda, ai lavoratori per i quali è stata accertata dalle commissioni medico legali una riduzione della capacità di lavoro superiore ai due terzi.

Come detto l’assegno ordinario può essere soggetto a revisione e a revoca.

Assegno ordinario: revisione

Ma quando l’Inps può chiamare a visita il titolare di un assegno ordinario di invalidità? In realtà in ogni momento. Il che significa anche prima della scadenza triennale del trattamento.

Quando dopo la visita le commissioni non dovessero verificare la sussistenza dei requisiti sanitari indispensabili (la percentuale di invalidità riconosciuta è superiore al 67%), l’istituto di previdenza dispone la revoca del trattamento previdenziale.

Il provvedimento di revoca scatta il primo giorno del mese successivo a quello della visita.

Prima di entrare in argomento potresti essere interessato a sapere quando pensione di invalidità civile e inabilità sono cumulabili. O in che modo la rivalutazione delle pensioni aumenta quelle invalidità. In un altro pezzo ti spieghiamo chi può avere la pensione di invalidità.

Questa è la ragione più classica o meglio, la più comune. Ma gli assegno ordinari di invalidità sono stati revocati anche per altri motivi.

Prima di proseguire ricordiamo in modo schematico chi ha diritto a ricevere questa prestazione previdenziale e di cosa si tratta.

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Assegno ordinario: per chi

Hanno diritto all’assegno ordinario questi lavoratori:

  • dipendenti;
  • autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri);
  • iscritti alla gestione separata.

Non rientrano quindi i dipendenti pubblici, che possono invece accedere adaltri trattamenti previdenziali.

Assegno ordinario: validità

L’assegno ordinario di invalidità ha una validità di tre anni.

Dopo tre anni il beneficiario può chiedere il rinnovo. La domanda deve essere inviata prima della scadenza.

Dopo tre rinnovi consecutivi l’assegno ordinario di invalidità viene rinnovato in automatico (anche se l’Inps ha comunque la facoltà di chiedere una visita di revisione).

Assegno ordinario e lavoro

L’assegno ordinario di invalidità è compatibile con l’attività lavorativa. Al compimento dei 67 anni il beneficio si trasforma d’ufficio in pensione di vecchiaia.

Assegno ordinario: importo

Quanto si percepisce con l’assegno ordinario di invalidità?L’importo viene calcolato con il sistema misto. In pratica si determina con una quota retributiva e una contributiva, se il lavoratore ha iniziato a lavorare prima del 31 dicembre 1995. Altrimenti il calcolo della somma da accreditare viene tutta calcolata con il sistema contributivo.

Assegno ordinario: requisiti

I requisiti necessari per accedere a questo trattamento sono due:

  • requisito sanitario: una capacità lavorativa ridotta a un terzo a causa di una infermità fisica o mentale;
  • requisito contributivo: aver maturato almeno 260 contributi settimanali (5 anni) di cui 156 (3 anni di contribuzione e assicurazione) nel quinquennio che precede la presentazione della domanda.

Non è necessaria la cessazione dell’attività lavorativa.

Assegno ordinario: revoca

Ma torniamo al dunque: quando può scattare la revoca del beneficio previdenziale? Ovviamente rischia la revoca anche chi, al termine dei tre anni e dopo aver ripresentato la domanda, non si presenta alla visita di fronte alla commissione medico legale. In particolare se non esibisce una giustificata e certificata motivazione per quell’assenza.

In genere chi salta la visita lo fa – a meno che non ci siano delle urgenze reali – perché teme di non rientrare più nei requisiti sanitari (le sue patologie sono evidentemente migliorate), e immagina che evitando il confronto con la commissione medica possa scongiurare una eventuale revoca.

Non è così.

In caso di assenza, infatti, l’Inps sospende dal primo giorno del mese successivo l’erogazione del trattamento previdenziale. E resta sospeso fino al primo giorno del mese successivo alla visita (se viene accettata la giustificazione).

In caso di assenza anche alla seconda visita scatta la revoca definitiva.

Assegno ordinario: aggravamento

Ovviamente – come accennato – la revoca dell’assegno viene disposta anche se dopo la visita si accerta che la persona con disabilità ha riacquistato la sua capacità lavorativa o che la percentuale di invalidità sia inferiore ai limiti previsti dalla normativa.

La visita di accertamento può anche essere sollecitata dall’assistito nel caso riscontri che il suo stato di salute è peggiorato e avrebbe diritto al riconoscimento di un aggravamento.

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