Accompagnamento negato, cosa fare

Accompagnamento negato, cosa fare se l'Inps rigetta nel verbale la richiesta della persona con disabilità. La soluzione più pratica e veloce è il ricorso al giudice. Come funziona, quali sono i tempi e i costi. In alternativa, soprattutto se le condizioni del paziente sono peggiorate, si può inoltrare una nuova richiesta all'istituto di previdenza.
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11/10/2022

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Accade spesso purtroppo che l’Istituto previdenziale rigetti richieste da parte di persone con invalidità anche se magari i requisiti sanitari ci sarebbero tutti. Capita perché anche di fronte al più piccolo dubbio le commissioni tendono a essere di manica molto stretta quando si tratta di concedere dei sostegni economici. Come appunto l’indennità di accompagnamento.

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Come sapete questa misura assistenziale (qui trovi la guida completa) viene concessa alle persone mutilate o invalide al 100% che non sono più in grado di deambulare senza il sostegno di un accompagnatore o se non sono più capaci di svolgere gli atti quotidiani della vita da soli (vestirsi, mangiare, lavarsi e così via).

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Sull’argomento puoi anche leggere l‘elenco delle patologie che danno diritto all’accompagnamento; come e quando può lavorare chi riceve questo sostegno economico; e c’è un focus che spiega quando si perde l’accompagnamento.

Accompagnamento negato: sostegno economico

Sostegno economico, dicevamo. Perché l’indennità di accompagnamento prevede l’erogazione di 525,15 euro (per il 2022) per dodici mensilità (non è quindi prevista la tredicesima).

Per questa misura si tiene conto solo dei requisiti sanitari, non è previsto infatti un minimo reddituale.

Il sostegno economico viene sospeso solo in caso di ricovero prolungato all’interno di un centro medico a carico dello Stato.

Le persone che ricevono l’indennità di accompagnamento possono continuare a svolgere una eventuale attività lavorativa, sia da dipendente, sia da autonomo.

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Accompagnamento negato: come avere l’indennità

La domanda per l’accompagnamento segue lo stesso iter di quella per l’invalidità o l’handicap.

E quindi, riassunto in poche parole:

  • certificato medico introduttivo (redatto dal medico di base);
  • presentazione della domanda;
  • visita medica;
  • verbale che certifica o nega la concessione del beneficio.

Accompagnamento negato: ricorso in tribunale

Siamo arrivati al dunque. Ovvero: cosa bisogna fare se l’indennità di accompagnamento viene negata dall’Inps?

Beh, in questi casi la strada migliore è quella del ricorso in tribunale. Bisogna presentarlo non oltre i sei mesi dalla notifica del verbale Inps.

Ovviamente serve un avvocato. Bisognerà presentare il ricorso nel tribunale che è competente sul territorio dove si è residenti (coincide sempre con la sede di zona dell’Inps).

Accompagnamento negato: consulente tecnico

Il secondo passaggio è la richiesta al giudice di nominare un consulente tecnico d’ufficio (Ctu).

Il consulente sottoporrà la persona con invalidità a una visita medico legale. Serve a valutare se esistano o meno i requisiti sanitari per la concessione dell’indennità di accompagnamento.

Si tratta dell’accertamento tecnico preventivo (atp). Ed è fondamentale per la successiva decisione del giudice, che altrimenti non potrebbe essere in grado di fare una sua valutazione.

Accompagnamento negato: sentenza di omologa

Ebbene, se il Ctu ritiene che sussistano i requisiti per l’indennità di accompagnamento e l’Inps o il ricorrente non si oppongono alla conclusione del consulente, il giudice omologa il risultato in cancelleria non oltre 30 giorni.

Se invece il Ctu ritiene che non ci siano i requisiti sanitari minimi per l’indennità, il ricorrente ha 30 giorni per presentare l’opposizione.

Accompagnamento negato: giudizio di merito

Quando si presenta opposizione si dà iniziano al giudizio di merito. In questo caso il giudice potrà disporre una nuova consulenza tecnica d’ufficio o chiedere l’integrazione di quella precedente (magari sui punti che sono stati oggetto dell’opposizione).

Se anche il giudizio del giudice dovesse poi risultare negativo, meglio mettersi l’anima in pace: la sentenza del magistrato deve essere accettata.

L’unica strada è quella di ripresentare la domanda, in particolare se nel frattempo le condizioni mediche del paziente sono peggiorate.

Accompagnamento negato: costo del ricorso

Quanto costa presentare ricorso contro una decisione avversa dell’Inps? Beh, ovviamente dipende dalla parcella dell’avvocato.

Chi ha redditi bassi (fino a 11.746,68 euro) può comunque accedere al gratuito patrocinio (non paga l’avvocato).

Chi ha invece un reddito non superiore a 23.493,36 euro, non dovrà pagare le spese se perde il giudizio.

Chi invece a redditi non superiori ai 35.240,04 euro ha diritto a non pagare il contributo unificato iniziale per introdurre la causa. Ma in questo caso parliamo di soli 43 euro.

I valori di reddito riportati vengono costantemente aggiornati, questi sono riferiti al 2022.

Accompagnamento negato: requisiti indennità

Vi ricordiamo in conclusione quali sono i requisiti necessari per avere diritto all’indennità di accompagnamento:

  • riconoscimento (da parte di una commissione Asl) dell’inabilità totale e permanente (100%);
  • riconoscimento (da parte di una commissione Asl) dell’impossibilità a deambulare autonomamente senza l’aiuto permanente di un accompagnatore;
  • riconoscimento dell’impossibilità a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua;
  • residenza stabile e abituale sul territorio nazionale;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno (art. 41 TU immigrazione);
  • residenza stabile e abituale sul territorio nazionale.

Accompagnamento negato: incompatibilità indennità

Queste sono invece le incompatibilità.

L’indennità di accompagnamento è incompatibile con prestazioni simili che sono state concesse per invalidità contratte a causa di guerra, lavoro o servizio.

Il cittadino ha però la facoltà di scegliere il trattamento che ritiene più favorevole.

Accompagnamento negato, cosa fare

Accompagnamento negato: compatibilità indennità

L’indennità di accompagnamento è invece compatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa, dipendente o autonoma. L’assistito può anche essere titolare di una patente speciale.

L’indennità di accompagnamento è anche compatibile e cumulabile con l’indennità di comunicazione e l’indennità di accompagnamento per cieco assoluto. Ma solo se le due indennità siano state concesse per delle distinte minorazioni, ognuna delle quali deve essere relativa a differenti stati di invalidità (pluriminorati).

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