Sconto fiscale badanti: il governo annulla tutto

Sconto fiscale badanti: il governo annulla tutto, salta l’aumento della deduzione a 3.000 euro. La norma è stata eliminata dal decreto Lavoro perché manca la copertura dei costi. La delusione delle famiglie: lo sconto fiscale avrebbe consentito di arginare almeno in parte l’aumento degli stipendi delle collaboratrici domestiche imposto all’inizio del 2023.
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04/05/2023

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La norma avrebbe consentito di raddoppiare la deducibilità dei contributi per la badanti (da 1.500 a 3.000 euro). La misura, che era stata ampiamente diffusa e commentata dagli stessi esponenti dell’esecutivo, è stata eliminata a poche ore dall’approvazione del decreto. Il motivo? Sempre lo stesso, mancano le coperture.

Il decreto non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale perché la Ragioneria dello Stato sta ultimando le verifiche per la copertura di tutti i provvedimenti. Dal testo finale, non dovrebbe quindi essere più inclusa l’agevolazione fiscale per le famiglie che sono datori di lavoro di badanti, colf o baby sitter.

Su questo argomento potrebbe interessarti un articolo che spiega chi deve pagare la badante durante la malattia; vediamo anche quando una badante deve essere definita convivente e si può assumere la moglie come badante.

Sconto fiscale badanti: cosa prevedeva

Con il raddoppio degli sgravi fiscali sui contributi previdenziali e assistenziali, le famiglie avrebbero potuto scalare, nella dichiarazione dei redditi, 3.000 euro nell’anno d’imposta 2023, invece di 1.549 euro.

La misura avrebbe consentito a tante famiglie in difficoltà di attenuare gli effetti dell’aumento di stipendio (e quindi anche dei contributi) per le collaboratrici domestiche. Aumento scattato a gennaio e che è stato determinato nella misura del 9,2 per cento (adeguamento all’inflazione).

È anche probabile, ma l’ipotesi deve essere verificata, che il governo abbia deciso di eliminare lo sgravio fiscale perché avrebbero potuto avere accesso alla deduzione solo le famiglie che hanno la collaboratrice domestica per diverse ore la settimana. Sarebbero stati esclusi dallo sconto fiscale i datori di lavoro di badanti o colf saltuarie.

Ci spieghiamo meglio: a beneficiare del raddoppio degli sgravi fiscali sarebbero state le famiglie che hanno rapporti di lavoro superiori alle 34 ore settimanali (perché rientrano nella fascia unica prevista dall’INPS per i rapporti di lavoro che superano le 25 ore settimanali). In pratica il 25 per cento dei contratti censiti dall’istituto previdenziale.

È una ipotesi probabile, ma sembra piuttosto fragile.

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Sconto fiscale badanti: associazioni

Le associazioni di categoria sperano che il governo faccia marcia indietro e riesca a reintrodurre nel decreto lo sgravio fiscale per le badanti. Ma al momento le chance non sono molte.

L’attenzione potrebbe concentrarsi sulla riforma fiscale per chiedere che vengano introdotte in quel contesto delle misure più consistenti rispetto a quella che è stata esclusa dal decreto lavoro.

La deduzione portata a 3.000 euro era infatti un piccolo aiuto. Meglio di niente, ma certo non sufficiente per dare un contributo vero ai tanti che hanno la necessità di avere l’assistenza costante di una badante, e parliamo in particolare di categorie estremamente fragili, come gli anziani non autosufficienti.

Tutte le associazioni che raggruppano le famiglie, hanno infatti chiesto di rendere del tutto deducibile il costo del lavoro domestico, e quindi:

  • i contributi;
  • gli stipendi;
  • le ferie;
  • la tredicesima;
  • il Tfr.
Sconto fiscale badanti: il governo annulla tutto
Nella foto una badante abbraccia al sua assistita

Sconto fiscale badanti: equità sociale

Per Assindatcolf lo sgravio totale è una misura di equità sociale, «aiuterebbe economicamente le famiglie già alle prese con i rincari delle bollette, ma non solo: andrebbe a incidere anche sulla piaga del lavoro bero, che nel settore ha percentuali altissime».

E  in effetti, la possibilità di dedurre in toto la spesa della badante (o di qualsiasi altra collaboratrice domestica) renderebbe del tutto svantaggioso il lavoro nero, con evidenti benefici per le casse dello Stato. Ma consentirebbe anche una regolamentazione più stringente del settore, chiedendo quindi alle badanti anche un percorso di specializzazione che è indispensabile soprattutto per chi si occupa dell’assistenza di persone non autosufficienti.

Una considerazione rilevante, soprattutto per due motivi:

  • la legge che dovrebbe essere approvata nella primavera del 2024 e che riguarda proprio gli anziani non autosufficienti, si concentra in un punto sulla professionalizzazione della figura della badante. Ebbene se non si contrasta in modo efficace il lavoro nero questa parte della normativa rischia di rimanere lettera morta;
  • nei prossimi anni è previsto un aumento consistente della popolazione anziana, il che significa anche la crescita significativa di persone non autosufficienti che hanno bisogno di assistenza continua. La sanità pubblica non è in grado di assicurare questo servizio (inutile farsi illusioni), il ricorso alle badanti è destinato ad aumentare, si rende quindi necessaria l’adozione di provvedimenti che rendano questo costo gestibile per le famiglie.

Al momento solo le persone non autosufficienti e che non superano un reddito di 40.000 euro, hanno diritto a uno sgravio sullo stipendio versato alla badante. In questo caso è una detrazione, che può arrivare fino a un massimo di 399 euro l’anno. Una miseria, se si pensa che il costo di una badante in regime di convivenza arriva fino a 17.000 euro l’anno.

È piuttosto sconcertante questo immobilismo del governo rispetto alle questioni che riguardano la disabilità e gli anziani. Anche perché per la prima volta questi temi sono stati al centro della campagna elettorale. Era lecito sperare in una maggiore attenzione.

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