Chi paga la badante in malattia?

Chi paga la badante in malattia? Il datore di lavoro o l’INPS, quanti giorni spettano e quanto dura il comporto? Vediamolo insieme in questo articoli e verifichiamo come funziona la procedura e quanto bisogna versare alla collaboratrice domestica.
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17/04/2023

Chi paga la badante in malattia? Non è una domanda banale, anche perché per il lavoro domestico l’indennità non viene versata dall’ente previdenziale. (entra nella community di Invalidità e Diritti. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi. Abbiamo anche una pagina Instagram dove pubblichiamo le notizie in formato grafico e un canale YouTube, dove pubblichiamo videoguide e interviste).

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Chi paga la badante in malattia? Datore di lavoro

Se dunque l’indennità di malattia non viene pagata alla collaboratrice domestica dall’ente previdenziale (sia esso l’INPS o la Cassa Colf) l’onere ricade inevitabilmente sul datore di lavoro. In questo caso è quasi sempre una famiglia. E per questo motivo, ovviamente, non è necessario inviare una comunicazione all’istituto di previdenza.

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La procedura è questa: il certificato medico deve essere inoltrato (o consegnato) solo al datore di lavoro che, a sua volta, potrà trovarlo nel sito INPS dove è stato inviato dal medico.

I contributi che il datore di lavoro di una badante versa all’istituto riguardano in particolare la Gestione pensioni di vecchiaia, la maternità e la disoccupazione. Non comprende quindi anche il pagamento dei giorni di malattia che, per questo motivo, ricadono interamente sul datore di lavoro.

Potrebbe interessarti un post che spiega come assicurare una badante; c’è anche un articolo che spiega come integrare la pensione della badante se ha pochi contributi; e infine vediamo quando una badante può essere definita convivente.

Chi paga la badante in malattia? Trattamento economico

Il trattamento economico per l’indennità di malattia varia e dipende dalla durata del periodo nel quale la collaboratrice domestica ha prestato servizio:

  • fino a sei mesi di anzianità, si pagano fino a 8 giorni per anno solare;
  • da sei mesi a due anni di anzianità: si pagano fino a 10 giorni per anno solare;
  • oltre a 2 anni di anzianità: si pagano fino a 15 giorni per anno solare.

Se si va oltre questi limiti l’assenza per malattia deve essere considerata come un normale permesso non retribuito.

L’ammontare dell’indennità si determina in questo modo:

  • fino al terzo giorno consecutivo: il 50 per cento della retribuzione globale;
  • a partire dal quarto giorno: 100 per cento della retribuzione globale.

Nell’eventualità di un ricovero ospedaliero o di una degenza presso il datore di lavoro, alla badante non spetta l’indennità di vitto e di alloggio.

La retribuzione corrisposta durante la malattia deve essere calcolata sulla retribuzione giornaliera, che è pari a 1/30esimo di quella mensile (sarà quindi necessario calcolare la retribuzione media mensile e dividerla per 30).

Nella malattia possono essere compresi anche i giorni di riposo, sabato, domenica e festivi, se, anche in queste giornate, la collaboratrice domestica risulta malata dalla certificazione medica.

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Chi paga la badante in malattia? La procedura

Per attivare la procedura bisogna seguire queste indicazioni.

Ecco cosa deve fare la badante:

  • la collaboratrice domestica deve avvertire subito il datore di lavoro (a mano che non abbia una oggettiva impossibilità) entro l’orario previsto per l’inizio della prestazione lavorativa;
  • la badante deve far pervenire al datore di lavoro, entro e non oltre i due giorni dal rilascio, il certificato medico che è stato consegnato dal medico non oltre i due giorni successivi l’inizio della malattia.

Chi paga la badante in malattia? Conservazione del posto

Anche per il lavoratore domestico è previsto un periodo di comporto, un arco di tempo nel quale, nonostante l’assenza per malattia, ha diritto alla conservazione del posto.

Anche in questi casi il periodo cambia a seconda dell’anzianità di servizio:

  • 10 giorni, per una anzianità fino a sei mesi;
  • 45 giorni, per una anzianità che rientra tra i 6 mesi e i due anni di servizio;
  • 180 giorni, per una anzianità di servizio che supera i due anni.

Chi paga la badante in malattia? Se convivente

Abbiamo già accennato a cosa accade se in malattia c’è la badante convivente. Vediamo meglio nel dettaglio, anche perché ci sono delle distinzioni da fare:

  • se la lavoratrice resta a casa dell’assistito, non bisogna pagare nulla;
  • se la collaboratrice domestica è in ospedale e comunque non è a casa dell’anziano,  dal momento che non usufruisce di vitto e alloggio, il datore di lavoro dovrà versare una indennità che sostituisce la mancata fruizione. 

L’importo è di 5,61 euro al giorno (1,69 euro per l’alloggio, 1,96 euro per il pranzo e 1,96 euro per la cena).

Chi paga la badante in malattia? Quando è “malattia”

Per “malattia della badante” vanno intese tutte quelle alterazioni del suo stato di salute che non permettono il regolare svolgimento del lavoro.

Come avrete notato la badante, così come tutti gli altri lavoratori, ha diritto di assentarsi se non è in perfette condizioni di salute (sempre con la certificazione del medico curante).

Ma queste tutele per le collaboratrici domestiche sono molto più deboli rispetto a quelle che vengono garantite dai contratti nazionali collettivi a tutti gli altri lavoratori. Non si tratta di una discriminazione. Alla base di questa scelta c’è una motivazione molto semplice: un’azienda, soprattutto di medie e grandi dimensioni, può gestire più agevolmente i periodi di assenza di un lavoratore. Per una famiglia che ha necessità di garantire l’assistenza a un familiare la stessa operazione è decisamente più complicata.

Chi paga la badante in malattia?
Nella foto una badante avverte un lieve malore

Chi paga la badante in malattia? Cosa fare

Cosa fare quando la badante è malata ed è necessario assicurare l’assistenza a un familiare che ne ha bisogno? La soluzione più semplice è quella di assumere un’altra badante, che può essere presa a ore o per il fine settimana. In questi casi il contratto deve essere valido solo per il periodo che serve per coprire  l’assenza della badante in malattia. In pratica un contratto a tempo determinato. Le aliquote contributive sono le stesse di un lavoro a tempo indeterminato, ma con una retribuzione più bassa si dovranno versare meno contributi.

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