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Badante in pensione con pochi contributi: come integrarla

Badante in pensione con pochi contributi: come integrare l'assegno? Ecco tutte le soluzioni possibili.
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09/04/2023

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Indice

Badante in pensione con pochi contributi: cumulo e totalizzazione

Cosa succede quando i contributi accreditati da badanti, colf e collaboratori domestici presso il Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti FPLD dell’INPS, sono pochi e non permettono di ottenere la pensione o di percepirne una di importo adeguato alle esigenze di vita?

Ad esempio, la badante con meno di 20 anni di contributi versati, quindi sotto la soglia minima per la pensione di vecchiaia, può comunque accedere alla pensione? La risposta è: dipende!

Per raggiungere il numero minimo di anni di contributi per la pensione di vecchiaia (20 anni, con 67 anni di età), una badante potrebbe riunire tutti i contributi versati in più gestioni assicurative, fruendo del cumulo o della totalizzazione dei contributi.

La totalizzazione dei contributi permette di avere diritto a una sola pensione ai lavoratori che hanno versato contributi in diverse gestioni assicurative. Con il cumulo, l’assegno di pensione sarà sempre uno, ma questo sarà composto da tante quote quante sono le gestioni coinvolte.

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Badante in pensione con pochi contributi: pensione di vecchiaia contributiva

Ma può capitare anche, che a causa di carriere lavorative discontinue o pagate in nero, non si ha diritto a una pensione perché, in ogni caso, non si raggiunge il limite minimo di anni di contributi versati (20 anni).

Cosa fare? Dipende dall’anzianità contributiva della badante. Se il primo contributo è stato versato esclusivamente dal 1° gennaio 1996 e sono presenti versamenti alla stessa data, l’interessata può accedere alla pensione di vecchiaia contributiva, con un minimo di 5 anni di contributi, ma soltanto al compimento dei 71 anni di età.

Le cose cambiano se l’interessata ha versato anche solo un anno di contributi prima del 1996. In questo caso si ha diritto ad accedere alla pensione di vecchiaia contributiva soltanto attraverso il computo presso la Gestione Separata INPS: dovrà aggregare tutti i contributi in questa gestione, ma solo rispettando determinati requisiti.

Il primo è essere iscritti e aver versato contributi nella Gestione Separata. Ad esempio può capitare che oltre a versare contributi nel Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti dell’INPS, la badante abbia svolto lavori occasionali, con i vecchi voucher o con l’attuale libretto famiglia.

Oppure potrebbe essere iscritta alla Gestione Separata perché ha svolto un’attività lavorativa come collaboratrice oppure come libera professionista senza cassa. Ricordiamo che dalla Gestione Separata non si viene mai cancellati, perché gli iscritti non hanno l’obbligo di versare un contributo minimo.

Inoltre bisogna anche soddisfare queste condizioni:

  • avere almeno un mese di contribuzione accreditato presso la Gestione Separata;
  • avere meno di 18 anni di contributi, ma almeno un contributo accreditato al 31 dicembre 1995;
  • avere almeno 5 anni di contributi versati dal 1996 in poi;
  • avere almeno 15 anni di contributi.

Badante in pensione con pochi contributi: pensione minima

Le badanti, le colf e il personale domestico hanno gli stessi diritti degli altri lavoratori. Se l’assegno previdenziale è inferiore a 563,74 euro al mese, si avrà diritto all’integrazione al minimo.

Il trattamento pensionistico verrà integrato nella misura che consente all’assegno dell’interessato di raggiungere la soglia minima di 563,74 euro al mese, il cosiddetto minimo vitale.

L’integrazione può essere ricevuta in misura piena o parziale: dipende dal rispetto dei limiti reddituali.

Per le pensioni successive al 1994, l’integrazione spetta in misura piena se il reddito del pensionato non è superiore a 7.328,62 euro l’anno.

Spetta, invece, un’integrazione parziale se il reddito del pensionato è compreso tra i 7.328,62 euro e i 14.657,24 euro. Con un reddito superiore a 14.657,24 euro non si ha diritto all’integrazione sulla pensione.

Invece, se il pensionato è coniugato, l’integrazione spetta in misura piena se il reddito personale non è superiore a 7.328,62 euro e se il reddito complessivo non è superiore a 21.985,86 euro.

L’integrazione spetta in misura parziale se il reddito personale non è superiore a 14.657,24 euro e se il reddito da coniugato non supera i 29.314,48 euro. Oltre questo limite non spetta alcuna integrazione.

Per le pensioni precedenti al 1994, i limiti di reddito coniugale che permettono di ricevere l’integrazione al minimo per intero sono di 21.985,86 euro.

I limiti che consentono l’integrazione al minimo in misura parziale, sono compresi tra i 21.985,86 euro e i 29.314,48 euro.

Badante in pensione con pochi contributi
Badante in pensione con pochi contributi: in foto una badante assiste una signora anziana disabile.

Badante in pensione con pochi contributi: badanti extracomunitarie

Cosa cambia se la badante è extracomunitaria rimpatriata? In questo caso il diritto alla pensione scatta a 67 anni, senza un minimo di contributi. A patto che l’interessata non abbia versato contributi prima del 1996. La sua pensione sarà calcolata con il sistema contributivo.

Se la badante non è extracomunitaria rimpatriata e non ha maturato l’anzianità contributiva minima per la pensione, se ha almeno 67 anni di età potrà richiedere e ottenere l‘Assegno Sociale. In caso di difficoltà economiche, può avere diritto alla Pensione di cittadinanza.

Abbiamo visto come funziona in caso di badante in pensione con pochi contributi. Ecco le 5 guide preferite dagli utenti:

 

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