Rsa a rischio chiusura per la crisi energetica

Rsa a rischio chiusura per la crisi energetica: sono in grave difficoltà, a rischio l'assistenza di centinaia di migliaia di anziani. Sulle Rsa pesa anche l'aumento della tassazione e il congelamento delle quote versate dalla Regioni. È una gravissima emergenza, per ora dimenticata.
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31/08/2022

Rsa a rischio chiusura per la crisi energetica: le Residenze per anziani sono in grave difficoltà a coprire i costi. (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

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E se i prezzi del gas e della corrente elettrica sono in cima alla lista dei problemi, le Rsa pagano anche il prezzo di norme fiscali definite troppo penalizzanti e il blocco delle quote regionali.

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Rsa a rischio chiusura: tempesta perfetta

Tre difficoltà insieme: una tempesta perfetta, che rischia di imporre la chiusura di decine di Rsa, con inevitabili e gravissimi problemi per gli ospiti e le rispettive famiglie. In un drammatico appello le Rsa hanno così sintetizzato la questione: «Chiediamo solo una cosa,poter continuare la nostra missione e la cura delle persone fragili».

A lanciare l’allarme è l’Unione nazionale istituzione e iniziative di assistenza sociale, l’Uneba.

In una nota ha così sintetizzato il grave disagio degli operatori e il rischio effettivo che si vada verso una chiusura di numerose Residenze assistite per anziani:

  • costo dell’energia;
  • aumento di Ires, Irap e Imu per le fondazioni;
  • quote sanitarie bloccate nelle Regioni.

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Rsa a rischio chiusura: assistenza in bilico

L’Uneba ha lanciato un appello a Parlamento, Regioni e candidati dalle elezioni: se ci tenete agli anziani più fragili è il momento di dimostrarlo.

L’Uneba, per capirci, rappresenta centinaia di Rsa e di altre strutture socio sanitarie senza scopo di lucro. Parliamo quindi della spina dorsale dell’assistenza ai più fragili. È presente in tutta Italia e garantisce l’assistenza a 285mila anziani che vivono in Rsa. Ovvero il 52% dei posti letto, quelli gestiti nel nostro Paese da enti non profit.

Queste aziende sono uscite già a pezzi dai due anni di pandemia. Lentamente stavano superando la crisi, sono arrivate altre tre difficoltà che potenzialmente possono avere una incidenza negativa sulla sopravvivenza di queste strutture anche peggiore rispetto allo stesso Covid.

Il momento è così delicato che senza un intervento deciso della politica molte di queste Rsa saranno costrette a chiudere i battenti. Per sempre.

Ma analizziamole queste difficoltà.

Rsa a rischio chiusura: costi energia

Partiamo dall’energia. «La prima difficoltà – ha dichiarato Franco Massi, presidente nazionale di Uneba – è il disastroso aumento dei costi energetici. Sarà purtroppo inevitabile chiedere alle famiglie un aumento delle rette. Ma è indispensabile un urgente sostegno pubblico».

Il punto è semplice: nei centri, nelle Rsa, non si possono abbassare i riscaldamenti dove vivono gli anziani e neppure, è solo un esempio, fare a meno dei letti elettrici che consentono ai più fragili di alzarsi.

«La spesa per l’energia – ha ribadito Massi – è una spesa per la salute dei nostri ospiti. Volete tagliare sulla salute degli anziani?».

Rsa a rischio chiusura: tasse

L’aumento delle tasse. Dopo la pandemia e l’aumento dell’energia è arrivata un’altra batosta per le Rsa. Con la riforma al Codice del Terzo Settore è stato imposto un aumento di Ires, Imu e Irap per le Fondazioni e le Associazione. Questa scelta comporta la scomparsa delle Onlus.

«Perché – ha continuato il presidente rivolgendosi ai partiti – volete mettere in ulteriori difficoltà enti che senza scopo di lucro, da decenni se non da secoli, si dedicano con professionalità mai più fragili?».

Rsa a rischio chiusura: quote regionali

Il terzo punto riguarda le quote regionali che non sono state adeguate come invece si era promesso. In molte parti d’Italia il contributo che le Regioni versano alle Rsa per l’accoglienza degli anziani è bloccato da molti anni. Nel frattempo però tutti gli altri costi sono in continuo aumento. La conseguenza è che quel contributo congelato in realtà si erode in modo costante. La domanda che si pone Uneba è semplice e diretta: «Quali Regioni avranno il senso di responsabilità di dare un sostegno all’assistenza agli anziani?».

Il timore è che saranno molto poche, per non dire nessuna.

Rsa a rischio chiusura: così affondiamo

In pratica dunque se Parlamento, Governo e Regioni non dimostreranno di avere a cuore gli anziani più fragili subito, le Rsa non profit continueranno ad affondare.

Nel frattempo si sta già verificando una prima conseguenza: dopo la crisi pandemica (2020, 2021), il rincaro dell’energia, l’incremento della tassazione e il blocco delle quote regionali, le rette per i familiari degli ospiti ricoverati sono aumentate, anche in modo consistente.

Al momento le Rsa perdono per ogni posto letto tra i 10 e i 20 euro al giorno. Una situazione insostenibile e che sembra destinata, senza alcun intervento, solo a peggiorare.

Saranno inevitabili i tagli ai servizi per gli anziani, le chiusure di enti con la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Rsa a rischio chiusura: paradosso italiano

È paradossale che questo accade in uno dei Paesi con un altissimo numero di anziani. La seconda nazione più vecchia al mondo (dopo il Giappone). E che proprio per questo motivo, nei prossimi anni, avrà bisogno di un sempre maggior numero di Rsa o comunque di centri per l’assistenza alle persone anziane.

Se non si interviene subito, se cioè non si impedisce la chiusura annunciata di tante Rsa si rischia di andare incontro a un disastro che ha effetti drammatici già sul presente, ma che potrebbe essere dirompente nei prossimi anni.

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