Niente pensione di invalidità dopo i 65 anni

Niente pensione di invalidità dopo i 65 anni: non è più possibile riceverla o richiederla. Dopo quell’età (che è stata portata in realtà a 67 anni) la prestazione assistenziale deve essere sostituita dall’assegno sociale. Lo ha ribadito una sentenza della Corte di Cassazione.
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21/02/2023

Niente pensione di invalidità dopo i 65 anni, lo ha ribadito la Cassazione con l’ordinanza numero 3011 del 2023. (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

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L’Alta Corte ha in pratica confermato che la pensione di invalidità e quella di inabilità non possono essere riconosciute a chi ha raggiunto i requisiti sanitari dopo i 65 anni e a coloro che hanno presentato la domanda dopo quel limite di età.

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Il motivo, secondo i giudici, è ovvio: per chi ha già compiuto i 65 anni la legge riconosce il beneficio alternativo della pensione sociale (assegno sociale) che ha anche valore come misura sostitutiva delle prestazioni assistenziali legate all’invalidità.

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Niente pensione di invalidità dopo i 65 anni, il caso

L’ordinanza della Cassazione riguarda il caso di una donna che ha chiesto venisse accertata la propria invalidità. L’INPS ha rigettato l’istanza. Anche i giudici di primo grado hanno respinto il ricorso che però è stato accolto in Appello. Ovvero: i giudici di secondo grado hanno dato ragione alla donna. L’INPS non si è arreso e ha così presentato il ricorso in Cassazione che ha accolto le tesi sostenute dall’istituto di previdenza.

I fatti risalgono al 2015 e, come avrete capito, l’INPS ha ricorso ai giudici dell’Alta Corte perché la donna che ha chiesto il riconoscimento di prestazioni di invalidità oltre ad aver già compiuto 65 anni era già titolare di una pensione.

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Niente pensione di invalidità dopo i 65 anni, la sentenza

Nella sentenza i magistrati della Cassazione hanno citato l’articolo 8 del decreto legislativo numero 509 del 1988, che così dispone:

«La pensione d’inabilità (articolo 12 della legge numero 118 del 30 marzo 1971), e la pensione non reversibile, sono concesse, rispettivamente, ai mutilati ed invalidi civili ed ai sordomuti di età compresa fra il diciottesimo ed il sessantacinquesimo anno, fermi restando i requisiti e le condizioni previste dalla legislazione vigente».

Ma non solo, la stessa legge continua:

«Al compimento del sessantacinquesimo anno di età, in sostituzione delle pensioni per invalidità e inabilità civile, è corrisposta, da parte dell’INPS, la pensione sociale a carico del fondo. Ove l’importo percepito risulti inferiore a quello spettante, verrà corrisposta dal Ministero dell’interno la differenza a titolo di assegno ad personam».

Niente pensione di invalidità dopo i 65 anni, interpretazione

Quella della Cassazione non è dunque una interpretazione nuova della legge. È stato applicato dagli Ermellini un principio che era già noto, ma che i giudici dell’Appello avevano ritenuto non fosse necessario riconoscere.

Su queste basi giuridiche è stato dunque stabilito che il ricorso dell’INPS fosse legittimo. In pratica, è giusto – secondo la normativa vigente – che la donna perda il trattamento di invalidità al compimento dei 65 anni.

Sia chiaro, e lo abbiamo già ribadito, questo non significa che oltre quella soglia di età venga meno il sostegno economico per le persone con disabilità, ma che quel sostegno sarà sostituito dall’assegno sociale.

Niente pensione di invalidità dopo i 65 anni, la legge

La legge stabilisce dunque che sia la pensione di invalidità, sia la pensione di inabilità non possono essere richieste al superamento dei 65 anni (oggi sono diventati 67 con gli adeguamenti annuali).

Per cui: chi nel 2023 compie 67 anni non ha più la possibilità di chiedere una pensione di invalidità o, se già la percepisce, non può continuare a beneficiarne. Avrà invece diritto all’assegno sociale (503 euro per 13 mensilità).

Niente pensione di invalidità dopo i 65 anni, conclusione

E dunque, in conclusione, la pronuncia della Cassazione ribadisce in pieno la normativa di riferimento che è appunto quella invocata dall’INPS che ha ritenuto non dovuto il trattamento pensionistico alla donna.

Oltretutto, la stessa normativa (l’articolo 8 del decreto legislativo numero 509 del 1988) stabilisce che se l’importo dell’assegno sociale dovesse essere inferiore rispetto a quelli percepito dal beneficiario della pensione di invalidità, è necessaria l’erogazione di una integrazione ad personam, che sarà a carico del ministero dell’Interno.

La trasformazione della pensione di invalidità in assegno sociale al compimento dei 67 anni riguarda questi trattamenti assistenziali:

  • pensione di inabilità civile;
  • assegno mensile agli invalidi civili;
  • la pensione ai sordi titolari di un trattamento non reversibile.

Non si tramutano invece in assegno sociale:

  • la pensione per i ciechi assoluti;
  • la pensione per i ciechi parziali.

Queste due prestazioni continuano a essere erogate anche dopo i 67 anni.

Nella foto un anziano pensieroso

Niente pensione di invalidità dopo i 65 anni, motivi

Ma perché viene sospesa la pensione di invalidità? Perché dopo i 67 anni non si fa più riferimento alla riduzione della capacità lavorativa. E questo è ovvio: a quell’età non si dovrebbe più essere occupati. Ma la disabilità di una persona viene calcolata oltre quella soglia anagrafica verificando la capacità di svolgere compiti e funzioni relativi all’età.

Proprio in virtù di questo ragionamento, gli invalidi civili con più di 67 anni possono avere diritto all’indennità di accompagnamento, all’assegno sociale o alla pensione di cittadinanza.

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