Lavoro notturno per i caregiver, come funziona

Lavoro notturno per i caregiver, come funziona, quali sono le norme e i diritti del dipendente.
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08/11/2022

Lavoro notturno per i caregiver, una questione spesso dibattuta e con molte incognite: vediamo in questo post quali sono i diritti del dipendente e quali quelli del datore di lavoro. (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sulla Legge 104. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

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Quando parliamo di lavoratori caregiver ci riferiamo ai dipendenti che si occupano dell’assistenza di un familiare che ha una disabilità grave riconosciuta dalla legge 104 (articolo 3, comma 3).

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I caregiver che rientrano in questa definizione possono usufruire dei permessi retribuiti e del congedo biennale straordinario.

Su questo argomento potrebbe interessarti un articolo su legge 104 e il doppio caregiver familiare; c’è anche un post che spiega se la malattia interrompe il congedo legge 104; e infine se è possibile andare in pensione prima con la legge 104.

Lavoro notturno per i caregiver, si può rifiutare?

Vediamo cosa dice la legge che in linea di principio riconosce ai caregiver la possibilità di rifiutare il lavoro nelle ore notturne. Per intenderci quello che è compreso tra le 22 e le sei del mattino.

Anzi, per essere chiari, il lavoro notturno è quello che viene svolto in un periodo di sette ore consecutive che comprendono l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque.

Questa disposizione è contenuta in un decreto legislativo del 2001, dove si legge:

“Non sono obbligati a prestare lavoro notturno la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della legge del 5 febbraio 1992, numero 104 e successive modificazioni”.

Non sono obbligati, significa anche che volendo possono farlo.

Per maggiore chiarezza: viene anche considerato lavoratore notturno chiunque svolga tre ore di lavoro notturno per almeno 80 giorni all’anno (per il lavoro part time ovviamente quel limite deve essere riproporzionato).

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Lavoro notturno per i caregiver, preavviso

La norma è chiara, ma come al solito ci sono dei distinguo e delle eccezioni. Anche per questo sul punto le certezze vengono spesso sostituite dai dubbi.

C’è già un primo ostacolo, o meglio una norma che impone al caregiver lavoratore di evidenziare il proprio rifiuto a svolgere il lavoro notturno entro 24 ore prima dell’inizio della prestazione.

Lavoro notturno per i caregiver, se l’azienda dice no

Ma non bisogna dimenticare un altro aspetto importante: se un datore di lavoro costringe un caregiver a svolgere lavoro notturno rischia una denuncia penale (con eventuale condanna da due a quattro mesi), l’ammenda fino a 2582 euro

Lo prevede l’articolo 18 bis del decreto legislativo numero 66 numero 2003, ma era già previsto in una legge precedente, la 903 del 1977 (articolo 16) e dal decreto legislativo numero 758 del 1994 (articolo 26, comma 49).

Ma non solo: il lavoratore può anche chiedere il risarcimento danni perché quel turno notturno di lavoro gli ha impedito di prestare assistenza al familiare con disabilità grave. 

È anche vero, come ribadisce la circolare del ministero del Lavoro, la numero 8 del 2005, che la violazione si manifesta solo se il datore di lavoro era a conoscenza delle effettive condizioni del suo dipendente.

C’è da aggiungere, proprio a questo riguardo, che un’eventuale richiesta di esonero notturno deve essere presentata al proprio datore di lavoro.

Lavoro notturno per i caregiver, eccezioni

Come detto sulla questione del lavoro notturno per caregiver si sono nel corso del tempo accavallati contenziosi giudiziari e sentenze della magistratura. Come quella emessa dal Consiglio di Stato il 17 ottobre del 2022, quindi molto di recente.

Questa decisione delimita ancora di più i diritti del lavoratore caregiver. E infatti i giudici hanno stabilito che il lavoro notturno può essere rifiutato solo se il dipendente deve assistere una persona con handicap grave che non sia autosufficiente.

In pratica, secondo i magistrati,  il rifiuto a svolgere il lavoro notturno deve essere motivato da una reale esigenza assistenziale altrimenti rischia di essere un privilegio concesso a chi non ne ha un reale bisogno.

Lavoro notturno per i caregiver, chi è esonerato

Nel corpo della sentenza i giudici del Consiglio di Stato hanno ricordato quali sono le categorie di lavoratori che sono esclusi dall’obbligo di svolgere il lavoro notturno.

Eccole:

  • lavoratrici in gravidanza;
  • puerpere;
  • minori;
  • le lavoratrici madri, o, in alternativa, i padri di bambini di età inferiore a tre anni;
  • i genitori unici affidatari di minori di anni 12 (in caso di affidamento condiviso tra i due genitori entrambi i genitori possono beneficiare dell’esenzione dal lavoro notturno nei periodi di convivenza con il figlio);
  • i genitori adottivi o affidatari di un minore, nei primi 3 anni dall’ingresso del minore in famiglia e comunque non oltre il raggiungimento dei 12 anni di età da parte di quest’ultimo;
  • lavoratori che hanno a carico persone con disabilità ai sensi della legge 104/92.

Lavoro notturno per i caregiver, come funziona

Lavoro notturno per i caregiver, distinguo dei giudici

I giudici si sono però soffermati sull’ultima categoria, quella dei caregiver lavoratori con legge 104. Per queste persone l’esonero dal lavoro notturno si può riconoscere solo se l’assistito non è in grado di compiere autonomamente gli atti della vita quotidiana. Insomma, come accennato nei paragrafi precedenti, la persona con disabilità grave non deve essere autosufficiente.

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