Discriminazione disabili, le tutele giudiziarie

Discriminazione disabili, quali sono le tutele giudiziarie messe a disposizione delle persone fragili. La Legge numero 67 è uno strumento molto importante per avere giustizia, eppure a molti anni dalla sua approvazione è ancora poco utilizzata.
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10/04/2023

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Spesso queste disposizioni sono sconosciute alle stesse persone con disabilità e ovviamente sono ignorate da molti altri. Ma c’è una legge, neppure troppo recente, la numero 67 del 2006, che prevede quando e come è possibile ricorrere in tribunale nel caso si siano verificati degli atti discriminatori nei confronti di persone con disabilità.

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Discriminazione disabili, diretta o indiretta

La legge numero 67 distingue due tipi di discriminazione:

  • diretta: quando a causa della disabilità una persona viene trattata in modo meno favorevole rispetto a un normodotato;
  • indiretta: quando una disposizione, un atto, una prassi o un comportamento che possono apparire neutri metto comunque una persona con disabilità in una oggettiva situazione di svantaggio.

Vengono considerate discriminatorie anche le molestie. E cioè, quando ci sono dei comportamenti indesiderati e collegati alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di chi ha una fragilità. In pratica quando questi atteggiamenti si traducono in intimidazioni, umiliazioni o manifestano una palese ostilità.

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Discriminazione disabili, obiettivo legge

L’obiettivo della normativa è quello di estendere una tutela processuale a tutte quelle situazioni nelle quali una persona con disabilità subisce dei trattamenti discriminatori al di fuori del contesto lavorativo.

Perché solo al di fuori del lavoro? Per un motivo semplice, le discriminazioni sul lavoro sono già punite con la disciplina introdotta dal decreto legislativo numero 216 del 2003.

Con la normativa del 2006, la persona con disabilità che ritiene di essere stata vittima di un atto discriminatorio (nulla cambia se si tratta di un privato o di una pubblica amministrazione), ha la facoltà di presentare ricorso in tribunale e chiedere che oltre a cessare l’atteggiamento discriminatorio sia anche valutata l’entità di un eventuale risarcimento del danno.

Il tribunale potrà procedere come meglio ritiene per valutare il caso e quindi emettere un provvedimento che, con una ordinanza, stabilirà se accogliere o rigettare il ricorso della persona con disabilità.

Se il ricorso venisse accolto dal tribunale, l’ordinanza potrebbe essere immediatamente esecutiva. In questo caso la mancata osservanza della disposizione del tribunale fa scattare in automatico il procedimento penale (articolo 388, primo comma del codice penale).

Discriminazione disabili, tribunale

L’accoglimento del ricorso da parte del tribunale, oltre a contenere, se richiesto, il risarcimento del danno (che può anche non essere patrimoniale), comporta anche la cessazione immediata della condotta o dell’atto discriminatorio, in particolare se persiste.

Il magistrato può anche adottare qualsiasi altri provvedimento che consenta di rimuovere gli effetti della discriminazione (anche con un piano di rimozione di tutte le discriminazioni che sono state accertate durante il procedimento giudiziale).

Il giudice ha anche la facoltà di ordinare la pubblicazione del provvedimento, a spese del responsabile della discriminazione, su un quotidiano a tiratura nazionale o su uno dei quotidiani di maggiore diffusione a livello locale nella zona dove risiede la persona con disabilità.

Discriminazione disabili, urgenza

Se ci sono dei casi “urgenti”, il tribunale può emettere un decreto motivato per fissare l’udienza di comparizione delle parti in un termine che non è superiore ai 15 giorni, assegnando subito un termine non superiore agli 8 giorni per la notifica del ricorso e del decreto.

Nell’udienza il giudice può confermare, modificare o revocare i provvedimenti che sono stati inclusi nel decreto.

È chiaro comunque, che contro l’ordinanza del tribunale è sempre ammesso un appello.

A quale giudice ricorrere in caso di discriminazione per motivi legati alla disabilità? La competenza spetta sempre al tribunale che si trova nel territorio dove risiede la persona con disabilità che ha presentato il ricorso.

Discriminazione disabili, giudice ordinario

Anche se la discriminazione viene commessa da una pubblica amministrazione si può ricorrere al giudice ordinario e non solo a quello amministrativo.

Si tratta di una possibilità di una certa rilevanza. Può essere utile per tutte quelle discriminazioni che si verificano – è un esempio – in ambito scolastico ai danni di studenti che hanno una disabilità (dal classico caso delle gita scolastica negata o della riduzione del tempo a scuola).

Fino a prima dell’approvazione di questa normativa l’unica chance era il ricorso al tribunale amministrativo, che comporta un costo notevole per le famiglie.

Con il tribunale ordinario la normativa può rivelarsi molto più efficace. 

Restano invece di competenza del tribunale amministrativo quegli atti che riguardano la pubblica amministrazione in cui sono adottati provvedimenti lesivi degli interessi generali delle persone con disabilità ma che non possono essere definiti discriminatori.

Discriminazione disabili, le tutele giudiziarie
Discriminazione disabili, le tutele giudiziarie

Discriminazione disabili, legge poco usata

Ebbene, nonostante la normativa consenta alle persone con disabilità di far rispettare una piena parità di trattamento in ogni aspetto della vita, sono pochi i procedimenti che si sono celebrati con la Legge 67.

Molto probabilmente perché questa disposizione non è ancora molto conosciuta. Si tratta, invece, di uno strumento potenzialmente molto importante per pretendere il rispetto dei diritti delle persone con disabilità e punire in modo adeguato eventuali atti di discriminazione che, come riportano quasi ogni giorno le cronache, sono molto frequenti.

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