Congedo 104, tempi per la decisione del datore di lavoro

Parliamo di Congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro, ovvero entro quanto tempo il datore di lavoro deve concedere il congedo biennale al lavoratore che ne fa domanda per assistere una persona disabile grave.
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25/06/2023

Chi può richiedere il congedo biennale retribuito? A chi deve essere richiesta l’agevolazione lavorativa? Cosa è previsto in merito a Congedo con legge 104 e tempi del datore di lavoro? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sulla Legge 104. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi. Abbiamo anche una pagina Instagram dove pubblichiamo le notizie in formato grafico e un canale YouTube, dove pubblichiamo videoguide e interviste).

Il congedo straordinario (decreto legislativo 151/2001) permette ai lavoratori dipendenti, titolari di Legge 104/1992, di richiedere fino a massimo di due anni di assenza nell’intero arco della vita lavorativa per assistere un familiare disabile grave.

Il datore di lavoro non può mai negare il congedo, perché è appunto un’agevolazione a favore delle persone con disabilità che hanno bisogno di essere assistite.

In questo approfondimento parliamo in particolare di congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro, ovvero qual è il limite di tempo massimo entro il quale il datore deve concedere il congedo al lavoratore che ne fa richiesta.

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Congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro: entro quanto tempo il datore deve concedere il congedo?

In merito al congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro, facciamo riferimento al decreto legislativo 105/2022, che ha apportato diverse modifiche all’articolo 33 della Legge 104/1992, tra cui anche i limiti di tempi entro i quali il datore di lavoro deve rispondere alla richiesta di congedo retribuito del dipendente.

Prima dell’approvazione di questo decreto, infatti, il termine entro il quale il datore doveva dare una risposta, era stato fissato a 60 giorni. Quindi, tra la domanda e la concessione dell’agevolazione potevano passare anche due mesi, a discapito dell’assistenza alla persona con disabilità grave.

L’articolo 2, comma 1, lettera n del d.lgs. 105/1992 sostituisce l’articolo 52, comma 5 e stabilisce che “il coniuge convivente di soggetto con disabilità in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della Legge 5 febbraio 1992, n. 4, ha diritto a fruire del congedo di cui all’articolo 4, comma 2, della Legge 8 marzo 2000, n. 53, entro 30 giorni dalla richiesta”.

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Congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro: gli obblighi delle aziende

Il congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro devono essere rispettati, altrimenti il datore di lavoro rischia di esser denunciato per non aver concesso un diritto al lavoratore.

L’azienda è obbligata a concedere ai dipendenti che ne abbiano fatto domanda, di assentarsi dal lavoro e fruire di un congedo straordinario della durata massima di 2 anni (continuativa o frazionata) nell’arco dell’intera vita lavorativa, previsto dalla Legge 104 a beneficio dei familiari di persona gravemente disabile.

L’azienda, una volta accertata la regolare presentazione della domanda e i requisiti necessari, è tenuta a dar corso alla richiesta del lavoratore entro i successivi 30 giorni.

Il congedo 104 frazionato consente di utilizzare l’agevolazione per assistere il proprio familiare disabile grave non per intero, ma suddividendola in giorni, settimane o mesi. In questo approfondimento ci chiediamo se si maturano le ferie con il congedo retribuito e quante ferie con il congedo 104 frazionato.

Congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro: le altre modifiche del decreto 105/2002

Il decreto 105/2022 ha apportato altre modifiche oltre al congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro.

Innanzitutto, nella platea dei possibili beneficiari è stato introdotto anche il “convivente di fatto”, oltre al coniuge e alla parte dell’unione civile che già erano inclusi.

Per “convivenza di fatto” si intende quella disciplinata dalla normativa vigente (articolo 1, comma 36, della Legge n. 76/2016) e quindi formalmente regolarizzata e registrata nell’archivio dello stato civile. La condizione può essere semplicemente dichiarata nella domanda. Sarà cura di INPS effettuare i controlli presso i relativi archivi.

È bene ricordare che i criteri di concessione dei congedi retribuiti sono differenti da quelli previsti per i permessi mensili retribuiti per l’assistenza di un congiunto con disabilità. È possibile usufruire del congedo secondo il consueto ordine di priorità così aggiornato:

  • il coniuge convivente / la parte dell’unione civile convivente / il convivente di fatto (articolo 1, comma 36, della Legge n. 76/2016), della persona disabile in situazione di gravità;
  • il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente / della parte dell’unione civile convivente / del convivente di fatto;
  • uno dei figli conviventi della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente / la parte dell’unione civile convivente / il convivente di fatto ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • uno dei fratelli o sorelle conviventi della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il coniuge convivente / la parte dell’unione civile convivente / il convivente di fatto, entrambi i genitori e i figli conviventi del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • un parente o affine entro il terzo grado convivente della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il coniuge convivente / la parte dell’unione civile convivente / il convivente di fatto entrambi i genitori, i figli conviventi e i fratelli o sorelle conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

Il decreto ha poi ammesso che, ai fini della concessione del beneficio, che la convivenza con la persona disabile possa essere instaurata successivamente alla presentazione della domanda di congedo straordinario.

Per quanto riguarda invece i permessi 104, ha eliminato il principio del “referente unico dell’assistenza”. In sostanza, i giorni di permesso mensili, sempre nel limite di tre totali, possono essere fruiti da più lavoratori per l’assistenza allo stesso congiunto.

Lo stesso decreto ha poi modificato la disciplina del congedo parentale ordinario (quello che spetta ai genitori entro un certo limite di età dei figli) e del suo prolungamento previsti dagli articoli 33 e 34 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151.

Convivenza congedo 104: vediamo quali sono i requisiti della convivenza e come è possibile iniziare a fruire dell’agevolazione in attesa del cambio, per chi ancora deve presentare domanda al Comune.

Congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro
Congedo 104, tempi per la decisione del datore di lavoro

Congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro: da chi è pagato il congedo retribuito

Abbiamo parlato di congedo con Legge 104 e tempi del datore di lavoro, ma è bene chiarire anche da chi viene pagato.

Durante il congedo, il trattamento economico è a carico dell’INPS, nonostante le somme vengano anticipate dal datore in busta paga (per poi essere recuperate sui contributi da versare con F24), fatti salvi i casi di pagamento diretto.

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