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Congedo 104 ai conviventi: come funziona con i parenti?

In questo articolo cerchiamo di capire quando viene concesso il congedo con Legge 104 ai parenti conviventi e quando invece non sussiste il vincolo di parentela.
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29/01/2023

Il congedo con Legge 104 ai parenti conviventi può essere fruito in tutte le situazioni in cui è documentata la residenza presso lo stesso domicilio? Quali limiti sono posti dalla normativa in riferimento alla parentela? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sulla Legge 104. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

Il congedo straordinario spetta in genere ai familiari del portatore di handicap grave per il quale si presta assistenza.

C’è però un ordine di priorità per la concessione del beneficio. Oltre a questo, il grado di parentela viene riconosciuto dalla legge in base a dei criteri prestabiliti.

Partendo da queste premesse, vediamo quando è permesso il congedo con Legge 104 ai parenti conviventi.

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Indice

Quando viene concesso il congedo con Legge 104 ai parenti conviventi?

Ti mostriamo subito l’ordine di priorità con cui viene concesso il congedo con Legge 104 ai parenti conviventi, per poi spiegarlo dettagliatamente nei paragrafi successivi.

Quindi, è possibile usufruire del congedo straordinario secondo il seguente ordine di priorità:

  • il “coniuge convivente” /la “parte dell’unione civile convivente” della persona disabile in situazione di gravità;
  • il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del “coniuge convivente” /della “parte dell’unione civile convivente”;
  • uno dei “figli conviventi” della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il “coniuge convivente” /la “parte dell’unione civile convivente” ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • uno dei “fratelli o sorelle conviventi” della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il “coniuge convivente” /la “parte dell’unione civile convivente”, “entrambi i genitori” e i “figli conviventi” del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • un “parente o affine entro il terzo grado convivente” della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il “coniuge convivente” /la “parte dell’unione civile convivente”, “entrambi i genitori”, i “figli conviventi” e i “fratelli o sorelle conviventi” siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • uno dei figli non ancora conviventi con la persona disabile in situazione di gravità, ma che tale convivenza instauri successivamente, nel caso in cui il “coniuge convivente” /la “parte dell’unione civile convivente”, “entrambi i genitori”, i “figli conviventi” e i “fratelli o sorelle conviventi”, i “parenti o affini entro il terzo grado conviventi” siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

Come vedi, l’unito civilmente è incluso nel beneficio, in alternativa e al pari del coniuge.

Non viene invece considerato il convivente di fatto, anche se regolarmente dichiarato al Comune.

Il convivente di fatto, ha solo diritto ai permessi 104, esclusivamente nel caso in cui nessuno dei soggetti elencati può occuparsi del disabile e soltanto per il compagno o la compagna e non per i parenti dell’altro, in quanto non è presente un istituto giuridico (matrimonio o unione civile).

In questo articolo ti spieghiamo come dimostrare la convivenza per la Legge 104 e quali diritti hai anche se non c’è il vincolo del matrimonio o dell’unione civile.

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Nel video sotto viene spiegato nel dettaglio cosa prevede il congedo Legge 104:

Quali sono i gradi di parentela per stabilire il diritto a beneficiare del congedo con Legge 104 ai parenti conviventi?

Abbiamo visto qual è l’ordine di priorità che dà diritto al congedo con Legge 104 ai parenti conviventi. Ma come si stabilisce il grado di parentela e affinità?

Sono considerati parenti coloro con cui vi è un “legame di sangue”:

  • parenti di primo grado: genitori e i figli;
  • parenti di secondo grado: i nonni, i nipoti (figli dei figli) e i fratelli o le sorelle;
  • parenti di terzo grado: i bisnonni, i pronipoti (figli dei nipoti di 2° grado), i nipoti (figli dei fratelli o delle sorelle) e gli zii (fratelli o sorelle dei genitori).

Sono invece considerati affini coloro con cui vi è un legame indiretto, attraverso il coniuge:

  • affini di primo grado: i suoceri, il genero e la nuora;
  • affini di secondo grado: i nonni del coniuge, i fratelli o le sorelle del coniuge;
  • affini di terzo grado: i bisnonni del coniuge, i nipoti (figli dei fratelli o delle sorelle del coniuge) e gli zii (fratelli o sorelle dei genitori del coniuge).

Una volta chiarito come si stabilisce il grado di parentela per il congedo con Legge 104 ai parenti conviventi, ci chiediamo: quando è richiesta la convivenza per il congedo Legge 104?

Perché i cugini, che generalmente consideriamo “parenti di secondo grado”, non possono beneficiare delle agevolazioni 104? Te lo spieghiamo in questo articolo.

Congedo con Legge 104 ai parenti conviventi
Congedo 104 ai conviventi: come funziona con i parenti?

Quando è richiesta la parentela per il congedo Legge 104 ai parenti conviventi?

La convivenza è generalmente richiesta in tutti i casi, per usufruire del congedo Legge 104 ai parenti conviventi.

È infatti una condizione necessaria per godere dell’assenza retribuita, nel caso in cui il congedo straordinario sia richiesto dal coniuge o dalla parte dell’unione civile, dai fratelli, dalle sorelle, dai figli o dagli altri parenti o affini della persona con handicap grave.

Il requisito non è invece necessario qualora a richiedere il congedo sia un genitore, per assistere il figlio disabile.

La legge non chiarisce in modo esaustivo il concetto di “convivenza” richiesto per la fruizione del congedo straordinario legge 104.

L’INPS, invece, nel tempo ha fornito a questo proposito indicazioni discordanti. Si è infine pronunciato il Ministero del Lavoro, fornendo in modo definitivo l’esatta interpretazione del concetto di convivenza (Ministero del Lavoro, Lettera Circolare 3884/2010).

In particolare, il Ministero del Lavoro afferma che sia da considerare verificato il requisito di convivenza in tutte quelle situazioni in cui sia il disabile che il lavoratore che lo assiste abbiano la residenza nello stesso Comune, riferita allo stesso indirizzo: deve risultare lo stesso numero civico, anche se disabile e lavoratore risiedono in interni diversi.

Sul concetto di “convivenza” si è di recente espressa anche la Corte costituzionale (Corte costituzionale, Sentenza 232/2018), in relazione alla situazione in cui a richiedere il congedo legge 104 sia un figlio del disabile che non convive col genitore.

Secondo la Corte, ha precedenza il parente che, al momento della presentazione della domanda per la 104, convive con il disabile.

Tuttavia, nel caso di un figlio, non è corretto precludere il congedo nel caso in cui mostri la disponibilità ad andare a convivere con il disabile per tutta la durata del congedo, se nessun altro parente può farsi carico di lui.

Di conseguenza, al figlio che ancora non ha instaurato la convivenza può essere concesso il congedo legge 104, nonostante non risulti ancora coabitare col genitore, ma si deve impegnare a instaurare la convivenza al momento dell’inizio del congedo, a meno che non vi siano altri familiari già conviventi in grado di prestare assistenza.

Secondo le indicazioni di prassi dell’INPS (Circolare INPS 49/2019), il lavoratore che richiede il congedo, se figlio non convivente, è dunque tenuto a dichiarare nella domanda che provvederà:

  • ad instaurare la convivenza con il familiare disabile in situazione di gravità entro l’inizio del periodo di assenza richiesta;
  • a conservare la convivenza per tutta la durata del congedo legge 104.

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