Assistenza badante in ospedale: quanto costa?

Assistenza badante in ospedale: come bisogna comportarsi, qual è la la paga e le condizioni di lavoro. Sul contratto nazionale non è prevista questa ipotesi. La differenza tra assistenza diurna, notturna o continua.
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1/2/23

Assistenza badante in ospedale: ovvero quando la collaboratrice convivente si occupa dell’assistito durante il ricovero. (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

INDICE

Si tratta di un caso piuttosto comune e nonostante tutto molte sono le incertezze sulla questione.

Il periodo di ricovero può essere più o meno breve o anche programmato o improvviso. Ma non solo, la presenza della collaboratrice potrebbe essere indispensabile solo di giorno, solo di notte o in maniera costante.

Sull’argomento potresti trovare interessante un articolo su quante ore di riposo ha diritto una badante convivente; o su quali contributi ha diritto un invalido per pagare la badante; o ancora: quanto costa assumere una badante convivente?

Assistenza badante in ospedale: come deve essere pagata

In tutti questi casi, come deve essere pagata la badante? C’è una tariffa specifica o si segue lo stesso criterio dell’assistenza domiciliare?

Cerchiamo di capirlo.

È importante sapere comunque che soprattutto per gli anziani la presenza di una badante (se c’è una precedente familiarità) può avere un effetto rassicurante, un dato che durante un ricovero ospedaliero non deve essere dimenticato.

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Assistenza badante in ospedale: contratto collettivo

La situazione deve essere analizzata, anche perché nel contratto collettivo di colf e badanti questo aspetto non viene specificato in modo chiaro. Ovvero la situazione non è prevista.

E allora? Partiamo da un presupposto: la durata del ricovero.

Si possono verificare queste due condizioni:

  • se il datore di lavoro ha bisogno di un ricovero già programmato (per accertamenti o un piccolo interventi) e che non dura più di qualche settimana, il contratto già stipulato può non subire alcuna variazione, anche perché la permanenza nel centro medico ha una fine già stabilita, nel senso che non ha un tempo indeterminato;
  • se invece il ricovero in ospedale (o in una qualsiasi casa di cura) non prevede un termine a breve, sarebbe preferibile modificare il contratto e concordare orario e paga rispetto alle mutate condizioni di lavoro.

Assistenza badante in ospedale: tre casi

C’è anche un’altra questione da valutare, che può essere riassunta in tre casi distinti:

  • se l’assistenza è diurna, ovvero il datore di lavoro ha bisogno di essere accudito solo di giorno perché di notte è la struttura ospedaliera ad assicurare la necessaria assistenza;
  • se l’assistenza è notturna, ovvero il datore di lavoro deve essere accudito dalla badante di notte perché nel corso della giornata può essere accudito dai familiari;
  • se l’assistenza è continua, giorno e notte, ovvero è indispensabile una presenza h24. In questo caso sarà necessario assumere (con contratto Cs o Ds) una seconda badante (12 ore a testa di lavoro).

Assistenza badante in ospedale: soluzione più adatta

Sono quindi da valutare queste condizioni prima di prendere una decisione o scegliere la soluzione più adatta.

Ma bisogna anche tenere conto del tempo di viaggio che la badante impiega per raggiungere l’ospedale (si può prevedere un rimborso in busta paga).

Ok, dopo aver valutato la durata del ricovero e il tipo di assistenza richiesta (diurna o notturna), si può impostare la busta paga per la badante che assiste il datore di lavoro in ospedale.

Assistenza badante in ospedale: assistenza diurna

Se l’assistenza è diurna e per un periodo limitato, il rapporto di lavoro non cambia molto. La badante assiste per 10 ore il datore di lavoro in ospedale e poi torna a casa dell’assistito o nella sua abitazione. C’è da valutare solo un aspetto: l’assistenza domiciliare prevede delle pause, in ospedale sarebbe continua. Per cui sarebbe opportuno chiedere alla collaboratrice di non restare per tutte le 10 ore in ospedale, ma ridurre un po’ l’orario di lavoro lasciando inalterato lo stipendio.

Il riposo potrebbe essere concesso a fine giornata, in particolare se il centro medico dovesse trovarsi distante.

Ovviamente se la collaboratrice lavora anche le domeniche o durante le festività è necessario prevedere una retribuzione maggiorata del 60% in quei giorni. Se invece lavora più delle 10 ore è invece opportuno calcolare lo straordinario, come previsto da contratto.

Assistenza badante in ospedale: assistenza notturna limitata

Se l’assistenza è notturna e per un periodo limitato funziona così. Il lavoro notturno (tra le 22 e le 6) dovrebbe essere maggiorato, se è occasionale, del 50%. La maggiorazione deve essere indicata in busta paga.

Se durante il ricovero la badante continua a dormire nell’abitazione del datore di lavoro, deve essere conservato il regime di convivenza. Deve quindi essere pagata l’indennità di vitto e alloggio (perché non viene fruita in ospedale). Se invece la collaboratrice fa ritorno nella sua abitazione il contratto va cambiato da convivente a non convivente (con una paga a ore che è più alta rispetto alla retribuzione mensile).

Bisogna anche valutare un altro aspetto: se prima del ricovero la badante era assunta per una persona autosufficiente (livello Bs), ora deve essere inquadrata per persona non autosufficiente (livello Cs).

Assistenza badante in ospedale: quanto costa?

Assistenza badante in ospedale: lunga assistenza notturna

Se l’assistenza è notturna e per un periodo non determinato, si deve passare da un normale contratto esclusivamente di assistenza notturna di 54 ore settimanali, con un giorno libero.

La convivenza può rimanere anche se la collaboratrice dovesse decidere di dormire a casa sua e non in quella del datore di lavoro. Il motivo? Il contratto di assistenza notturna prevede solo una paga fissa e un regime di convivenza a livello formale.

Il passaggio comunque da un contratto convivente a uno non convivente può essere formalizzato solo tramite l’Inps.

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