Assegno ordinario di invalidità: è reversibile

Assegno ordinario di invalidità: vediamo se è reversibile ai superstiti e prima o dopo i 67 anni di età. Ovvero se è necessaria prima la trasformazione in pensione di vecchiaia. La possibilità della pensione indiretta. Differenza e analogie con la pensione di inabilità lavorativa.
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9/12/22

L’assegno ordinario di invalidità è un trattamento che può essere reversibile ai superstiti? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

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Verifichiamolo insieme, anche perché sono diverse le questioni che bisogna chiarire nel dettaglio.

Ci spieghiamo meglio: quando l’assegno ordinario si trasforma in pensione di vecchiaia è pacificamente reversibile. Non c’è quindi alcun dubbio.

Ma cosa accade se la morte del titolare della prestazione previdenziale si verifica prima dei 67 anni? I superstiti hanno a qualcosa o si perde tutto?

Su questo argomento potrebbe interessarti un articolo che spiega se l’assegno ordinario è compatibile con la pensione di invalidità, o sapere se è preferibile alla pensione di inabilità o ancora se è cumulabile con il congedo legge 104.

Assegno ordinario di invalidità: a chi spetta

L’assegno ordinario di invalidità viene riconosciuto ai lavoratori che hanno una riduzione della capacità lavorativa superiore ai due terzi.

Si tratta di una misure previdenziale e non assistenziale, quindi prevede oltre al requisito sanitario anche quello contributivo: possono accedere a questo beneficio solo i lavoratori che hanno versato almeno 5 anni di contributi, tre dei quelli nell’ultimo quinquennio che precede la presentazione della domanda all’Inps.

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Assegno ordinario di invalidità: pensione di vecchiaia

Come abbiamo accennato, al compimento dei 67 anni di età l’assegno ordinario di invalidità si trasforma in automatico in pensione di vecchiaia. Ma solo a condizione che si siano raggiunti i venti anni di contribuzione (effettiva o figurativa).

Inutile dire che mentre si percepisce l’assegno ordinario è possibile continuare a svolgere una attività lavorativa.

L’assegno ordinario viene rinnovato ogni tre anni (se nel frattempo non si è lavorato la legge riconosce 3 anni di contribuzione figurativa). Dopo tre rinnovi consecutivi il trattamento diventa definitivo (il che non significa che l’Inps, volendo, non possa comunque convocare a visita di revisione la persona con invalidità).

Bisogna aggiungere un dato importante: i contributi figurativi valgono per raggiungere i requisiti minimi per la pensione, ma non incidono sull’importo dell’assegno pensionistico.

A questo trattamento non possono accedere i lavoratori del settore pubblico.

Assegno ordinario di invalidità: reversibilità

Ok, questo è il quadro normativo che descrive seppur per sommi capo l’assegno ordinario di invalidità. Ma torniamo al dunque: l’Aoi non è reversibile prima che si sia trasformato in pensione di vecchiaia. Attenzione però, questo non significa che i superstiti non abbiano diritto a nulla.

Dal momento che il deceduto non è ancora pensionato, non può spettare la pensione di reversibilità. Ma gli aventi diritto possono presentare una domanda per avere la pensione indiretta. Quella che viene quindi erogata nel caso un lavoratore muoia prima di andare in pensione.

Assegno ordinario di invalidità: pensione indiretta

La pensione indiretta spetta ai familiari del lavoratore che ha versato almeno 5 anni di contribuzione (di cui 3 nell’ultimo quinquennio prima del decesso). In pratica i requisiti minimi per avere accesso all’assegno ordinario di invalidità.

Assegno ordinario di invalidità: percentuali

Anche per la pensione indiretta, così come per quella di reversibilità, l’importo ai superstiti viene erogato in base a percentuali definite.

Per il coniuge la quota spettante è sempre equivalente al 60% della pensione che la persona deceduta avrebbe in teoria maturato al momento della morte. Importo che viene dunque calcolato sulla base dei contributi (effettivi) versati.

È ovvio che più sono gli anni di contributi versati e maggiore sarà l’importo della pensione indiretta che sarà versata ai familiari superstiti.

Pensione di inabilità lavorativa

La pensione di inabilità lavorativa, altra misura previdenziale da non confondere con la pensione di inabilità civile, viene concessa a chi non può svolgere nessuna attività lavorativa. Questo trattamento è reversibile ai superstiti (con modalità molto simili all’assegno ordinario).

La misura ha molti punti in comune con l’assegno ordinario ma si differenzia su un aspetto che abbiamo già citato: il titolare di questa prestazione non può più svolgere nessun lavoro, deve anche eliminare l’eventuale iscrizione ad albi o elenchi professionali.

C’è anche un’altra differenza: mentre l’assegno ordinario a 67 anni si trasforma in automatico in pensione di vecchiaia, per la pensione di inabilità lavorativa è indispensabile presentare una domanda all’Inps.

Rispetto all’assegno ordinario di invalidità che prevede una riduzione della capacità lavorativa di due terzi, la pensione di inabilità lavorativa viene riconosciuta a chi ha una invalidità del 100% (invalidità totale).

Assegno ordinario di invalidità: è reversibile?

Inabilità lavorativa, quanto spetta

Ora vediamo quanto spetta a chi accedere alla pensione di inabilità lavorativa. L’importo può essere calcolato con il sistema misto (una quota retributiva e una contributiva), se il lavoratore ha iniziato la sua attività prima del 31 dicembre 1995.

L’anzianità contributiva maturata viene incrementata (fino a un limite massimo di 40 anni, 2080 settimane di contributi) aggiungendo all’anzianità contributiva che è stata maturata i contributi sufficienti a coprire il periodo che manca al compimento dei 60 anni di età, quando scatta la pensione di vecchiaia. Un limite anagrafico che è uguale sia per le donne, sia per gli uomini.

Il trattamento non è invece compatibile:

con la rendita Inail in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale liquidata per lo stesso evento invalidante;

viene concesso in misura ridotta per chi già fruisce di una prestazione simile erogata da altre forme di assistenza sociale (la riduzione corrisponde all’importo della prestazione analoga).

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