Si può avere l’accompagnamento con il diabete mellito

Si può avere l’accompagnamento con il diabete mellito, una patologia che può portare fino al 100 per cento di invalidità? Vediamo cosa ha stabilito la Cassazione che ha emesso una ordinanza sul caso di una donna già dichiarata inabile per le conseguenze causate dalla patologia.
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29/03/2023

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A questa domanda ha dato risposta la Cassazione civile, con la sentenza numero 36565 del 14 dicembre 2022: «Non può essere riconosciuta l’indennità di accompagnamento se non risultano presenti né l’impossibilità di compiere autonomamente gli atti fondamentali della vita, né l’impossibilità di deambulare».

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Del resto la norma che regola il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento è molto semplice (rispetto ad altre misure assistenziali). Quei due requisiti sanitari sono indispensabili, insieme a una invalidità riconosciuta del 100 per cento (che può essere invece concessa a chi è affetto da diabete mellito e può quindi avere diritto alla pensione di inabilità (civile o previdenziale).

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Ma vediamo nel dettaglio come funziona, che percentuale di invalidità è riconosciuta dalle commissioni medico legali e per quale motivo l’Alta Corte ha escluso la possibilità che una persona affetta da diabete mellito possa avere diritto all’indennità di accompagnamento.

Anzi, iniziamo proprio da quest’ultimo punto.

Su questo argomento puoi leggere un post su una sentenza storica che riguarda la possibilità per i bimbi con il diabete di ricevere l’accompagnamento; in un altro post abbiamo invece verificato quali sono i documenti per il riconoscimento dell’invalidità con il diabete; e infine c’è un articolo che riguarda la legge 104 e il diabete: agevolazioni e diritti.

Accompagnamento con il diabete mellito: la Cassazione

Nell’ordinanza, emessa dopo il giudizio espresso dalla Corte d’Appello di Foggia, gli Ermellini hanno esaminato il caso di una donna già dichiarata completamente inabile (100 per cento) che, a causa del diabete mellito, soffre anche di obesità, insufficienza statico-dinamica e instabilità posturale.

Tutte condizioni che le hanno provocato numerose cadute e conseguenti fratture.

Insomma, un quadro clinico molto complesso e che in linea di massima avrebbe potuto portare al riconoscimento dell’indennità. Ma i giudici dell’Alta Corte hanno ritenuto che nonostante le condizioni della donna fossero così gravi da aver provocato una inabilità totale, non erano però sufficienti per giustificare la concessione dell’accompagnamento.

E proprio per i motivi che abbiamo riportato nei paragrafi precedenti. La donna, infatti, era comunque capace di deambulare senza aver bisogno del sostegno costante di un’altra persona e poteva svolgere da sola gli atti quotidiani della vita (mangiare, vestirsi, lavarsi). Ovvero, era autosufficiente e non aveva necessità di un’assistenza continua.

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Accompagnamento con il diabete mellito: inabilità e non autosufficienza

Nell’ordinanza i giudici della Cassazione hanno ribadito la differenza sostanziale tra la totale e la parziale impossibilità di deambulare, così come la totale o parziale capacità di svolgere da sola gli atti quotidiani della vita.

E quindi, se il paziente riesce a essere, anche a fatica, autonomo, non ha diritto all’indennità di accompagnamento.

Si tratta di una ordinanza importante anche per chi è affetto da altre patologie molto invalidanti.

Quando si presenta domanda per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, non basta quindi avere delle difficoltà nel deambulare o nel compiere alcuni atti fondamentali della vita, il requisito necessario è la totale incapacità o di deambulare o di svolgere le azioni quotidiane. E quindi è indispensabile il requisito della non autosufficienza.

Accompagnamento con il diabete mellito: invalidità

Ciò non toglie che il diabete mellito sia una patologia altamente invalidante. Soprattutto quando la malattia è in uno stato avanzato e comporta delle conseguenze particolarmente gravi.

Nei tabellari ministeriali sono indicate tre diverse percentuali di riduzione della capacità lavorativa:

  • con il diabete mellito di tipo 1 o 2 con complicanze micro-macroangiopatiche e manifestazioni cliniche di medio grado, l’invalidità oscilla dal 41 al 50 per cento;
  • con il diabete mellito insulino-dipendente con scarso controllo metabolico e iperlipidemia o con crisi ipoglicemiche frequenti anche in terapia, l’invalidità oscilla dal 51 al 60 per cento;
  • con il diabete mellito complicato da grave nefropatia e/o retinopatia proliferante, maculopatia, emorragie vitreali e/o arteriopatia ostruttiva, l’invalidità oscilla dal 91 al 100 per cento.
Si può avere l’accompagnamento con il diabete mellito
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Accompagnamento con il diabete mellito: i sostegni per il paziente

Se è dunque difficile avere accesso all’indennità di accompagnamento, si può comunque ricevere qualche altro trattamento assistenziale o previdenziale. Ovviamente si tratta di misure diverse a seconda del grado di invalidità che viene riconosciuto.

Vediamo quali sono queste misure:

  • la pensione anticipata per i lavoratori precoci invalidi dal 74 per cento;
  • il trattamento di accompagnamento alla pensione Ape sociale, viene concesso a 63 anni per invalidi dal 74 per cento che hanno versato almeno 30 anni di contribuzione;
  • l’assegno ordinario d’invalidità (almeno il 74 per cento di invalidità e bisogna rientrare entro determinati limiti di reddito);
  • la pensione anticipata per invalidità dall’80 per cento (solo per dipendenti privati, a 61 anni gli uomini e a 56 le donne, con almeno 20 anni di contribuzione);
  • la maggiorazione contributiva per invalidità del 75 per cento (ogni anno lavorato con una percentuale pari o superiore a quella soglia c’è una aggiunta di due mesi di contribuzione figurativa, che è valida per il diritto alla pensione);
  • la pensione per inabilità al proficuo lavoro o alle mansioni, 100 per cento di invalidità);
  • la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa (100 per cento di invalidità).

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