Opzione donna, età più bassa e niente sconto figli

Opzione donna, età più bassa e niente sconto figli: si discute su come modificare ancora la misura. Il limite anagrafico dovrebbe essere ridotto per tutte a 59 anni. Resta il nodo delle categorie (caregiver, invalide e licenziate) che ha ristretto in modo drastico la platea delle beneficiarie. Il tentativo di ripristinare i vecchi requisiti di accesso.
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13/03/2023

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Il trattamento per la pensione anticipata delle lavoratrici è stato modificato con l’ultima finanziaria. Si sta ora lavorando per cambiarla ancora e ampliare la fascia delle possibili aventi diritto.

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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta effettuando delle proiezioni con una serie di modifiche per valutare quali possono essere i costi della misura

In realtà, per essere chiari, in questo momento il lavoro del governo sulla riforma complessiva delle pensioni si è un po’ arenato. L’esecutivo intende portare a termine prima la riforma fiscale e sulla base della spesa sostenuta per attuare la riduzione delle tasse si valuterà in che modo intervenire sulla previdenza sociale.

Tutto lascia intendere che per una rivisitazione complessiva del sistema pensionistico bisognerà aspettare il 2024. Per questo motivo sembra molto probabile la riconferma di Quota 103, una modifica a Opzione donna e la proroga ulteriore per l’Ape Sociale. Ovvero tre misure che consentono di avere una certa, seppur limitata, flessibilità in uscita rispetto alla Legge Fornero.

Potrebbe interessarti un articolo dove vengono definiti i dettagli imposti dall’INPS alle caregiver per Opzione donna 2023; in un altro articolo si spiega come presentare la domanda per accedere a questa misura.

Opzione donna, eliminare il riferimento ai figli

In questo post vediamo soprattutto come dovrebbe essere modificata (di nuovo) Opzione donna. Un’indicazione è stata fornita dalla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone. Subito dopo la cerimonia per l’8 marzo, che si è svolta in Quirinale, ha infatti ammesso che una delle modifiche sulle quali si sta lavorando è quella che punta a eliminare il riferimento ai figli e di unificare l’uscita per dipendenti e autonome abbassando il limite di età.

Il riferimento ai figli era stato molto dibattuto nei mesi scorsi, perché a dire di molti contiene una forma di discriminazione nei confronti delle donne che non hanno figli.

Al momento, con Opzione donna si può andare in pensione a 60 anni (e con 35 di contribuzione). Se si ha un figlio il limite anagrafico scende a 59 anni, con due o più figli si riduce fino a 58 anni.

Su questo aspetto il governo sembra intenzionato a fare marcia indietro.

Per quanto riguarda l’età rispetto alle lavoratrici autonome e dipendenti, la differenza era stata prevista nell’impianto precedente della legge

L’intenzione del ministero è quella di abbassare la soglia anagrafica da 60 a 59 anni per tutte le lavoratrici e ridurla a 58 solo per alcune categorie.

Del resto, come ha sottolineato la stessa Calderone, la differenziazione tra autonome e dipendenti ha poco senso, soprattutto perché molto spesso sono le autonome ad avere carriere più discontinue rispetto alle lavoratrici dipendenti, e quindi, perché devono essere penalizzate ulteriormente?

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Opzione donna, le categorie

Ma se è vero che con la riduzione dell’età anagrafica a 59 anni e l’eliminazione del requisito dei figli si può nuovamente allargare (non di molto, ammettiamolo, ma oggi sono solo 2.500) la platea delle possibili beneficiarie, resta il nodo delle categorie che possono accedere a Opzione donna. Categorie che prima non c’erano, il trattamento era infatti disponibile per tutte le lavoratrici che rientravano nei requisiti anagrafici e retributivi.

La Legge di Bilancio del 2023, ha infatti disposto che alla misura hanno diritto solo:

  • le caregiver che da almeno sei mesi assistono un familiare con disabilità grave e titolare della Legge 104 comma 3 (disabilità grave);
  • le lavoratrici dichiare invalide con il 74 per cento di riduzione della capacità lavorativa;
  • le lavoratrici che sono state licenziate o sono dipendenti di imprese in crisi.

Vincoli stringenti e che hanno ridotto e di tantissimo la platea di beneficiarie.

Opzione donna, riduzione beneficiarie

Opzione donna dopo una partenza piuttosto lenta è stata utilizzata da un numero sempre crescente di lavoratrici negli ultimi anni (fino alla modifica). Siamo passati oltretutto da una platea di 40.00 donne nel 2022 alle 5.100 per il biennio 2023/2025. Un crollo verticale.

Eppure Opzione donna è piuttosto penalizzante per chi vi accede, perché oltre alla riduzione dell’importo legato all’età (c’è quindi un coefficiente diverso), viene applicato il calcolo esclusivamente contributivo (e non contributivo/retributivo).

Significa, di fatto, che seppure questa misura oggi ha un determinato costo per lo Stato (per l’anticipo pensionistico) con il passare degli anni la spesa si assottiglierà sempre di più fino a rivelarsi addirittura conveniente per i bilanci della previdenza sociale.

Tanto è vero, che lo scorso anno, gli stessi esponenti del governo Meloni avevano ipotizzato la possibilità di arrivare a Opzione Uomo, una misura pensionistica riservata ai lavoratori che avrebbe avuto un limite anagrafico di accesso più alto (62 anni) ma rispettando lo stesso impianto e i 35 anni di contribuzione minima.

Opzione donna, età più bassa e niente sconto figli
Nell’immagine donne al lavoro in una fabbrica

Opzione donna, la trattativa

Nella trattativa con le parti sociali si è discusso della possibilità di reintrodurre la vecchia Opzione donna (la misura aperta a tutte e non solo a determinate categorie). La questione potrebbe essere ripresa se, come sembra, il governo decidesse davvero di rimandare la riforma del sistema pensionistico al 2024. In quel caso, come abbiamo accennato nella prima parte di questo post, potrebbero essere confermate le tre misure di flessibilità in uscita che sono indispensabili per attenuare gli effetti causati dalla rigidità della Legge Fornero:

  • Opzione donna (versione originaria);
  • Quota 103 (per rinviare ancora il passaggio a Quota 41);
  • Ape sociale.

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