Indennità di accompagnamento per i malati psichici

Indennità di accompagnamento per i malati psichici: vediamo quando questo beneficio è riconosciuto a chi ha una patologia mentale. La valutazione è più o meno la stessa di quella che riguarda i pazienti con un deficit fisico, ma cambia la determinazione sulla incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita.
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6/10/22

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Come sapete non è sufficiente essere invalidi al 100% per ottenere l’indennità di accompagnamento (leggi la guida completa), serve infatti che l’invalidità comporti anche «una incapacità a deambulare o a compiere gli atti quotidiani della vita».

Indennità di accompagnamento: una logica diversa

Per il riconoscimento dell’indennità ai malati psichici si segue una logica diversa che non prevede come base di riferimento «l’incapacità a deambulare o a compiere gli atti quotidiani della vita», ma l’incapacità di determinarsi autonomamente per salvaguardare la propria salute e la propria dignità personale senza cagionare pericoli per sé e per gli altri.

C’è una differenza, dunque. Anche sostanziale. Ma del resto sono diverse anche le conseguenze di chi deve affrontare un deficit fisico e di chi invece è costretto a convivere con un deficit mentale.

Vediamo nel dettaglio come funziona e chi può chiedere questa indennità.

Prima un passo indietro. Vediamo quali sono i requisiti per avere diritto all’accompagnamento (specifichiamo: questa indennità ammonta per il 2022 a 535,94 euro al mese e viene riconosciuta a prescindere dai requisiti di reddito).

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Indennità di accompagnamento: requisiti base

Devono essere accertate queste condizioni:

  • impossibilità a camminare da solo, e quindi senza il sostegno costante di un accompagnatore. Per la precisione: non basta avere delle semplici difficoltà nel deambulare se comunque l’operazione è possibile anche senza l’aiuto di un’altra persona;
  • incapacità a compiere gli atti quotidiani della vita senza una assistenza continua. Gli atti quotidiani della vita sono questi (tra gli altri): vestirsi, lavarsi, mangiare, andare in bagno e così via.

Questi sono i due requisiti base (riconosciuti dalla commissione) che comportano il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento.

Indennità di accompagnamento: deficit mentale o psichico

Sembrano riferirsi in particolare a deficit di tipo fisico. Ma la Cassazione prima e la normativa dopo, hanno allargato il discorso anche alle disabilità mentali o psichiche. E in particolare quando è comunque necessaria la presenza costante di un accompagnatore.

E cioè anche quando i pazienti siano in grado materialmente di compiere gli atti elementari della vita (mangiare, vestirsi).

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Nel caso delle persone con disabilità mentale o psichica la nozione di incapacità a compiere autonomamente gli atti elementari della vita quotidiana si traduce in modo diverso, ma sostanzialmente è la stessa cosa. E cioè: quando il paziente ha comunque la necessità che sia presente costantemente un accompagnatore.

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Indennità di accompagnamento: incapaci di intendere gli atti quotidiani

Una presenza che è indispensabile quando per i disturbi che colpiscono la sfera intellettiva, cognitiva o volitiva, causati da gravi stati patologici o altrettanto gravi carenze intellettive, i pazienti non siano capaci compiere questi “atti quotidiani” nei tempi e nei modi dovuti per salvaguardare la propria salute, la propria dignità personale senza arrecare un pericolo per sé e per altri.

Indennità di accompagnamento per i malati psichici
Indennità di accompagnamento per i malati psichici

Indennità di accompagnamento: alcuni casi

Vediamo ora, come esempio, alcuni casi in cui i giudici hanno riconosciuto l’indennità di accompagnamento a persone con una disabilità mentale o psichica:

  • a un paziente affetto da deficit organici e cerebrali fin dalla nascita, che era incapace di stabilire autonomamente se, quando e come svolgere gli atti elementari della vita quotidiana (riferendosi in questo caso non solo agli atti fisiologici giornalieri ma anche a quelli che l’uomo deve compiere normalmente nell’ambito della società);
  • a un paziente che per infermità mentali manca a volte di autocontrollo, al punto da rendersi pericoloso per sé e per altri;
  • a una persona che per un deficit mentale da sindrome psico-organica causata da microlesioni vascolari localizzate nel sistema cerebrale e destinate a provocare nel tempo una vera demenza, non poteva sopravvivere senza l’aiuto costante di un aiuto;
  • a una persona che per il deterioramento delle facoltà psichiche (era stato colpito da un ictus ischemico e soffriva di diabete mellito) mostrava una incapacità di tipo funzionale, a compiere gli “atti della vita quotidiana” senza l’incombente pericolo di causare danni per sé o per altri;
  • a una persona affetta da oligofrenia di grado elevato con turbe caratteriali e comportamentali, che era incapace di parlare se non con monosillabi e non era in grado di riconoscere gli oggetti. Questi deficit lo costringevano in una situazione di continua assistenza, non solo per l’incapacità materiale di compiere l’atto, ma anche per la necessità di evitare danni a sé e ad altri;
  • un paziente affetto da psicosi schizofrenica paranoidea (demenza precoce). In questo contesto la persona non era in grado di intenderne il significato, la portata, l’importanza di quello che faceva anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico-fisica.

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