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Congedo Legge 104 e patologie invalidanti: ecco quali sono

Congedo straordinario Legge 104 e patologie invalidanti: quali sono quelle che fanno scalare l’ordine di priorità familiare? Scoprilo in questo articolo.
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29/05/2022

Congedo Legge 104 e patologie invalidanti: chi ne ha sentito parlare, avrà avuto esperienza con il congedo previsto dalla Legge 104. La necessità di conoscere le patologie invalidanti si presenta quando si vuole scalare l’ordine di priorità familiare stabilito per il congedo straordinario 104. Vediamo allora quali sono queste patologie (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sulla Legge 104. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

Indice

Congedo legge 104 e patologie invalidanti: che cos’è

Il congedo straordinario retribuito è un beneficio definito dal decreto legislativo n.151/2001 (con le successive integrazioni) concesso a tutti i lavoratori dipendenti che assistono un familiare con disabilità grave (art.3 comma 3 della legge 104/1992).

In particolare, questo beneficio consente di assentarsi dalla propria attività lavorativa per un massimo di due anni (consecutivi o frazionati), senza il rischio che si venga licenziati.

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Non solo. Chi usufruisce del congedo ha diritto a un’indennità pari all’ultima retribuzione, nonché ai contributi figurativi validi per maturare i requisiti necessari per la pensione.

Tuttavia, per stabilire chi ha diritto al congedo bisogna seguire un determinato ordine di priorità. Per saperne di più continua a leggere.

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Congedo Legge 104 e patologie invalidanti: chi ne ha diritto

Grazie all’evoluzione normativa, nel corso degli anni la platea dei beneficiari del congedo straordinario Legge 104 si è notevolmente estesa. Bisogna però tenere a mente che l’ordine di priorità è rimasto invariato e deve essere rispettato.

Ecco nel dettaglio l’ordine da seguire:

  1. il coniuge convivente, la parte dell’unione civile convivente e il convivente di fatto (aggiunto di recente tra gli aventi diritto) della persona con disabilità grave;
  2. il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, della persona con disabilità grave, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge/della parte dell’unione civile convivente/del convivente di fatto;
  3. uno dei figli conviventi della persona con disabilità grave, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge/della parte dell’unione civile convivente/del convivente di fatto e di entrambi i genitori;
  4. uno dei fratelli o sorelle conviventi della persona con disabilità grave, se il coniuge convivente/la parte dell’unione civile convivente/il convivente di fatto, entrambi i genitori e figli conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  5. un parente/affine entro il terzo grado convivente della persona con disabilità grave, nel caso in cui il coniuge convivente/la parte dell’unione civile/il convivente di fatto, entrambi i genitori, i figli conviventi e fratelli/sorelle del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.
  6. uno dei figli non ancora conviventi della persona con disabilità grave, con l’intenzione di diventare convivente, in caso di mancanza, decesso o patologie invalidanti del coniuge convivente/della parte dell’unione civile convivente/del convivente di fatto, di entrambi i genitori, figli conviventi, fratelli/sorelle conviventi, parenti/affini entro il terzo grado conviventi.

Come si può notare, l’ordine di priorità è piuttosto preciso e permette di scalare alla posizione successiva di familiarità solo in caso di decesso, mancanza o patologie invalidanti dei precedenti. Proprio su questi ultimi due, forse è necessario fare un po’ di chiarezza.

Che si intende di preciso per mancanza? In questo caso mancanza significa assenza naturale e giuridica (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), così come ogni altro tipo di condizione certificata da un’autorità giudiziaria, quali divorzio, separazione legale o abbandono.

Riguardo alle patologie invalidanti, il discorso è ancora più complesso e delicato. Per questo, suggeriamo di leggere i prossimi paragrafi per capire meglio di che si tratta. Dai un’occhiata alle tabelle con tutte le agevolazioni previste per l’invalidità civile e all’elenco di tutti i sostegni economici a disposizione per le persone con disabilità.

Congedo Legge 104 e patologie invalidanti: quali sono

Non è raro che, all’interno di una coppia, i due coniugi abbiano età vicine tra loro. Di conseguenza, non è neanche raro che se una delle due sviluppa una disabilità grave, sia l’altra a prendersene cura, nonostante non si trovi più nel fiore degli anni.

A questo proposito sono state sollevate una serie di questioni: è possibile far scalare l’ordine di priorità del congedo straordinario 104 se il coniuge convivente non è nelle condizioni anagrafiche per occuparsi del disabile?

Nonostante la logica apparentemente impeccabile della questione, la posizione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali non è stata quella sperata: l’età, per quanto avanzata (es. 80 anni) non costituisce un requisito sufficiente per passare il diritto al congedo straordinario 104 a un altro familiare.

Dunque, non c’è certificazione che tenga: l’unico caso in cui è possibile scalare l’ordine di priorità è per patologie invalidanti. Ma quali sono queste patologie, e dove sono scritte?

Le patologie considerate invalidanti per il congedo straordinario legge 104 sono definite nel Decreto interministeriale n. 278/2000 e sono le stesse considerate ai fini della concessione del congedo non retribuito per gravi motivi familiari, caso descritto da questo articolo del sito TheWam.net.

In particolare, rientrano in queste patologie:

  • le patologie croniche o acute che vanno a determinare, anche solo temporaneamente, la perdita dell’autonomia personale;
  • le patologie croniche o acute che richiedono un’assistenza continuativa e monitoraggi frequenti;
  • le patologie croniche o acute che prevedono la partecipazione nel trattamento sanitario;
  • le patologie dell’infanzia o dell’età evolutiva che abbiano le caratteristiche indicate nei tre punti precedenti e che richiedano programma di riabilitazione o terapeutico in cui debba essere coinvolto anche il genitore.

Congedo Legge 104 e patologie invalidanti: requisiti e altre condizioni

Finora abbiamo visto che cos’è il congedo straordinario 104 retribuito e chi ne ha diritto.

Tuttavia, ci sono ancora alcune condizioni relative al beneficio da tenere in considerazione: le condizioni di handicap, la presenza/assenza di attività lavorativa del disabile, la convivenza. Vediamoli insieme.

Se ti chiedi: “Congedo legge 104 e assegno di invalidità: sono cumulabili?” Leggi questo articolo.

Congedo straordinario 104: condizioni di handicap

Come per i permessi lavorativi 104, la condizione essenziale per ottenere il congedo retribuito di due anni è che al disabile sia stato accertato un handicap grave, riconosciuto dall’art. 3 comma 3 della legge 104. Ciò vuol dire che è necessario avere il certificato che attesti lo stato di invalidità grave, ottenuto secondo la procedura descritta in questo articolo di The Wam.net.

Fatta eccezione per gli invalidi di guerra e i soggetti con sindrome di Down, non sono ammesse altre tipologie di certificati, quali ad esempio il certificato di invalidità totale con indennità di accompagnamento.

Inoltre, è bene ricordare che se il certificato di handicap grave viene revocato nel corso del congedo retribuito, il beneficio decade totalmente.

Congedo straordinario 104: attività lavorativa

Anche la questione dell’attività lavorativa del disabile è stata sollevata più volte, però con un riscontro migliore rispetto a quello sull’anzianità del coniuge. Nello specifico, la domanda che ci si potrebbe porre è: il congedo spetta ugualmente se il disabile lavora?

Congedo straordinario 104: cosa succede se il disabile lavora? Ne abbiamo parlato in questo approfondimento.

Questa volta, il Ministero del Lavoro ha affermato che sì, il beneficio spetta ugualmente poiché “la Legge 104 mira a promuovere la piena integrazione del disabile nel mondo del lavoro”.

A questo proposito, l’Inps ha anche aggiunto che il familiare del lavoratore con disabilità grave può beneficiare del congedo straordinario, così come dei permessi della legge 104, durante il periodo di svolgimento dell’attività lavorativa da parte del disabile.

Congedo straordinario 104: convivenza

Anche per quanto riguarda la dicitura “convivenza” è bene fare qualche precisazione. Come hai potuto vedere qualche paragrafo fa, possono beneficiare del congedo legge 104 soltanto le persone che convivono con la persona affetta da disabilità grave.

Per convivenza, si intende in particolare la residenza del lavoratore che assiste il disabile al suo stesso indirizzo e numero civico, anche se in interni diversi. Ciò vuol dire che chi non può dimostrare di abitare allo stesso civico del disabile non può ottenere il congedo straordinario.

Tuttavia, esiste un’unica eccezione: se il figlio non ancora convivente dichiara la sua intenzione di andare a vivere insieme al disabile grave entro l’inizio del congedo e per tutta la sua durata, allora il congedo straordinario viene concesso.

Infine, l’INPS riconosce come residenza sia la comune residenza sia la dimora temporanea (cioè quando si risiede temporaneamente in un Comune per almeno 4 mesi, senza cambiare la residenza).

Leggi anche: “Congedo parentale con la legge 104: domanda INPS e requisiti“.

Congedo legge 104 e patologie invalidanti.

Congedo Legge 104 e patologie invalidanti: domanda

Per fruire del congedo straordinario retribuito, il lavoratore deve presentare una specifica domanda, allegando la documentazione, le dichiarazioni e indicazioni richieste.

In base al Decreto 151/2001, si può beneficiare del congedo entro 60 giorni dall’invio della richiesta.

Per quanto riguarda la procedura, questa cambia a seconda che si tratti di dipendenti pubblici, dipendenti privati assicurati con INPS o dipendenti assicurati con altri enti previdenziali.

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