Caregiver familiare: condannata l’Italia

Caregiver familiare: condannata l'Italia dall'Onu perché non offre tutela a chi assiste parenti con disabilità. Il governo ha sei mesi per rispondere. Chiesto un sostegno economico e previdenziale. I caregiver in Italia sono 12 milioni. Il problema riguarda soprattutto le donne: nel 40% dei casi hanno lasciato il lavoro per accudire un familiare.
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30/10/2022

Caregiver familiare: condannata l’Italia e non da un ente qualsiasi, ma dall’Onu, per non aver riconosciuto diritti e tutele a chi assiste un familiare con disabilità. (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

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Per l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha accolto un ricorso presentato nel 2017 da Confad, il nostro Paese con una serie di scelte ha attivamente violato i diritti dei caregiver.

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Nel ricorso del Comitato per i diritti delle persone con disabilità è stata denunciata l’assenza di qualsiasi norma che consenta a chi assiste un familiare di essere riconosciuto e di avere quindi il necessario sostegno.

Caregiver familiare: sentenza del 3 ottobre

Il Comitato per i diritti delle persone con disabilità è il più alto organismo riconosciuto a livello mondiale per la tutela delle persone con disabilità e per le loro famiglie. La pronuncia di condanna nei confronti dell’Italia è stata emessa il 3 ottobre 2022.

È stata riconosciuta l’oggettiva gravità nella quale sono costretti a vivere i caregiver nel nostro Paese. In particolare la sentenza ha messo l’accento sul «mancato riconoscimento giuridico dello status sociale della loro figura che ne pregiudica l’adeguato inserimento in un quadro normativo di tutela e assistenza».

https://invaliditaediritti.it/category/invalidita-civile/legge-104/

Caregiver familiare: dimenticati dallo Stato

Del resto, lo sapete bene: le leggi italiane hanno completamente ignorato i caregiver familiari. In particolare quelle persone, e sono tante, che si occupano 24 ore al giorno della cura e dell’assistenza dei propri cari non autosufficienti. Persone che proprio a causa di questo delicato e impegnativo compito sono esposte molto più di altre a un rischio di esaurimento fisico e psicologico.

Proprio sulla base di queste considerazioni l’organismo dell’Onu ritiene indispensabile offrire ai caregiver adeguati servizi di supporto (anche finanziario), anche nell’interesse delle persone assistite.

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Caregiver familiare: le misure proposte

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha ritenuto del tutto insufficienti e inadeguate le misure adottate fino a oggi dallo Stato italiano a vantaggio dei caregiver familiari.

Tra le misure a supporto delle persone che svolgono il delicato compito di assistere in maniera continua una persona con disabilità ci sono:

  • sostegni economici;
  • un più facile accesso all’alloggio;
  • una particolare attenzione al mantenimento del nucleo familiare;
  • servizi di assistenza che siano economicamente accessibili;
  • regime fiscale agevolato;
  • orario di lavoro flessibile;
  • il riconoscimento dello status di caregiver nel regime pensionistico.

Caregiver familiare: la Convenzione

Queste misure – che sono state proposte e sollecitate con forza dalla stessa Confad – dovranno essere adottate dallo Stato italiano per dare una attuazione piena alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.

Questa condanna non è solo formale. Infatti il nostro governo avrà ora l’obbligo di presentare entro sei mesi una risposta scritta nella quale si dovranno indicare i provvedimenti che da adottare per colmare le gravi lacune.

«Confad e tutta la comunità di famiglie, persone con disabilità, caregiver familiari– ha dichiarato il presidente dell’associazione, Alessandro Chiarini -, si augurano di poter realmente affermare quanto prima che “l’Italia da oggi ha fatto un passo avanti decisivo in tale direzione”, come fu invece soltanto dichiarato, rimanendo fumose parole, nel lontano 2006 quando anche l’Italia, al pari di altri Stati, recepì la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, e che finalmente sia concreto l’impegno a dare adeguate tutele e diritti per i caregiver familiari».

Caregiver familiare: Italia in coda

La ratifica di quella Convenzione avrebbe dovuto rappresentare un primo importante traguardo e aprire le porte a un welfare più inclusivo. Invece in questi 16 anni, i legislatori hanno continuato a ignorare l’importanza che per la società rivestono i caregiver familiari. Persone che dedicano quasi tutta l’esistenza alla cura e all’assistenza dei familiari che non sono più autosufficienti.

Bisogna ricordare che per la tutela dei caregiver l’Italia è agli ultimi posti in Europa. Una vergogna.

Caregiver familiare: condannata l’Italia

Caregiver familiare: i numeri

Sarà compito del governo Meloni prendere in mano la questione. È vero che l’esecutivo si troverà di fronte una serie di emergenze importanti e urgenti. Ma la questione non può essere rimandata o accantonata. Secondo una stima sommaria i caregiver in Italia sono 12 milioni. Molti di loro sono state costretti ad abbandonare il lavoro per poter restare accanto ai propri cari.

Secondo l’indagine Istat (che è datata di qualche anno), realizzata sulla base dei dati del modulo europeo Reconciliation between work and family life, i caregiver in Italia sono, come detto, più di 12 milioni.

Persone tra i 18 e i 65 anni che si prendono cura di figli minori di 15 anni, di parenti malati, disabili o anziani. Gli occupati sono quasi il 40%.

Il problema riguarda soprattutto le donne che hanno un’età compresa tra i 45 e i 55 anni. Nel 60% dei casi hanno dovuto lasciare il lavoro.

La stessa indagine Istat conclude che i caregiver in realtà potrebbero essere molti di più, non avendo alcuna tutela da parte della legge sono infatti difficili da individuare.

L’unico supporto per i caregiver è rappresentato dalla legge 104. La normativa consente ai dipendenti che accudiscono un familiare con disabilità grave di avere permessi e congedo retribuiti.

Ma quella legge non tiene conto né dei lavoratori autonomi, né appunto quanti non hanno una occupazione proprio perché stanno dedicando la vita per assistere un familiare.

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