Assunzione badante, quando dura il periodo di prova?

Assunzione badante, quando dura il periodo di prova e come come funziona, vediamo insieme. Quanto deve durare questo periodo, come può concludersi, come comportarsi in caso di licenziamento o di conferma del contratto, che diventa effettivo.
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01/11/2022

Assunzione badante, vediamo in questo articolo quanto dura il periodo di prova e come funziona (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

Indice

Per le badanti e le collaboratrici domestiche sono previste le stesse caratteristiche valide per tutti gli altri contratti di lavoro, incluso quindi un periodo di prova.

Il periodo di prova consente alla famiglia e alla stessa badante di valutare in piena libertà se è il caso di continuare il rapporto di lavoro rendendolo così effettivo.

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Si tratta quindi di un momento assai importante per costruire una proficua collaborazione. Vista anche la particolarità di questo lavoro che in pratica comporta una sorta di ingresso in famiglia della lavoratrice (o del lavoratore).

Su questo argomento potrebbe interessarti sapere se la badante deve fare anche le pulizie; o quando in una famiglia è davvero importante questa figura; c’è anche un altro post che spiega a cosa fare attenzione quando si stipula un contratto di assunzione con una badante.

Assunzione badante: periodo di prova

Per capirci, il periodo di prova per una badante, è quell’arco di tempo durante il quale entrambe le parti (la collaboratrice e il datore di lavoro), possono scegliere di interrompere il rapporto senza dover dare delle motivazioni (giustificazioni) e senza un preavviso.

O meglio, un preavviso di tre giorni è previsto qualora la badante fosse residente in una regione diversa da quella del datore di lavoro.

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Assunzione badante: tempo determinato

Se il contratto è invece a tempo determinato, il periodo di prova non dovrebbe superare di un sesto il totale della durata del rapporto.

Per intenderci, un’assunzione per tre settimane non potrà avere un periodo di prova superiore ai tre giorni.

Questo periodo di prova viene in genere pattuito dalla badante e dalla famiglia. Serve, come accennato, a verificare se è il caso di continuare rapporto di lavoro o se invece ci sono delle possibili incompatibilità (di qualsiasi genere).

Assunzione badante: quanto dura la prova

Ma quanto deve durare la prova? Ci sono dei giorni stabiliti? Ebbene sì, dipende anche dall’inquadramento della badante rispetto al contratto di lavoro.

E quindi:

  • 8 giorni per le badanti (o colf) non conviventi di livello A, As, B. Bs, C, Cs;
  • 30 giorni per le badanti conviventi e non conviventi di livello D e Ds;
  • 30 giorni per le badanti conviventi di qualsiasi livello.

I giorni che si conteggiano sono quelli di effettivo lavoro e non quelli del calendario. Vengono quindi esclusi i festivi (se la festività non è lavorata), i permessi e l’eventuale malattia o l’infortunio sul lavoro.

Assunzione badante: come funziona la prova

Vediamo come funziona il periodo di prova. Durante questa fase è importante conoscere bene la badante ma anche verificare il tipo di rapporto che la collaboratrice riesce a instaurare con la persona da assistere (che è un elemento fondamentale).

La badante potrà capire meglio se possiede quelle caratteristiche e quelle competenze (nei casi di assistiti non autosufficienti o affetti da particolari patologie) richieste per quel compito oltre, ovviamente, a conoscere sia la famiglia, sia la persona da accudire.

Durante il periodo di prova entrambe le parti, come detto, possono recedere dal contratto. Con un licenziamento o le dimissioni.

Alla badante, anche in caso di interruzione del rapporto di lavoro, spetta comunque la retribuzione maturata. Che corrisponde ai giorni effettivi di lavoro.

Assunzione badante: prova, due conclusioni

E quindi un periodo di prova può ovviamente concludersi solo in due modi:

  • con il proseguimento del contratto (che diventa quindi effettivo);
  • con l’interruzione del rapporto.

Il contratto si conferma in automatico se prima della fine del periodo di prova nessuna delle due parti decide di interrompere il lavoro.

Se non c’è una disdetta, l’assunzione viene confermata. In questo caso anche il periodo di prova andrà a concorrere per la determinazione dell’anzianità di servizio.

Assunzione badante: prova e licenziamento

In caso di licenziamento entro il periodo di prova, alla badante dovranno essere versate le somme che sono relative a:

  • ratei della tredicesima;
  • indennità sostitutiva delle ferie e dei permessi non goduti;
  • il trattamento di fine rapporto.

Non bisogna dimenticare un aspetto importante. Per la validità il periodo di prova di una badante, dovrà essere indicato nella lettera di assunzione (che viene firmata all’inizio del rapporto di lavoro).

La prova non potrà durare più del tempo che viene stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro per i collaboratori domestici. Ma dovrà essere abbastanza lungo da consentire alla badante di dimostrare le proprie capacità e attitudini.

Assunzione badante: quando la prova è valida

Proprio in virtù di queste considerazione, un periodo di prova può ritenersi valido se rientra in queste determinate condizioni:

  • la badante deve aver sottoscritto la lettera di assunzione prima o in concomitanza dell’avvio del rapporto di lavoro. Lettere che deve contenere i dettagli riferiti a questo periodo;
  • la badante prima di firmare il contratto non deve aver svolto presso la stessa famiglia un periodo di lavoro irregolare (senza contratto);
  • la badante deve aver svolto le mansioni che sono indicate nella lettera di assunzione.
Assunzione badante, quando dura il periodo di prova?

Assunzione badante: se la prova va bene

Se la prova si conclude con l’assunzione della badante, il lavoratore dovrà consegnare al datore di lavoro i documenti necessari, che sono questi:

  • documenti assicurativi e previdenziali;
  • tessera sanitaria aggiornata;
  • un documento di identità valido;
  • codice fiscale che dovrà essere comunicato all’Inps;
  • eventuali diplomi o attestati professionali specifici;
  • permesso di soggiorno valido in caso di lavoratore extracomunitario.

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