Separazione con figli disabili, cosa dice la legge

Cosa succede in caso di separazione con figli disabili: a chi vengono affidati, quali sono gli obblighi dei genitori, quali tutele per il minore e per il figlio che diventa maggiorenne.
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05/05/2023

In caso di separazione con figli disabili l’affidamento è esclusivo per un solo genitore o può essere condiviso? Fino a quando devono essere pagati gli alimenti? Al raggiungimento della maggiore età del figlio disabile cosa succede? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi. Abbiamo anche una pagina Instagram dove pubblichiamo le notizie in formato grafico e un canale YouTube, dove pubblichiamo videoguide e interviste).

La separazione segna la fine dell’unione matrimoniale e degli obblighi tra i coniugi, tranne quelli in riferimento ai figli, che devono continuare ad essere accuditi, mantenuti ed educati, permettendo loro di crescere e di formarsi.

Ma cosa succede in caso di separazione con figli disabili? Le regole sono sempre le stesse o c’è bisogno di una tutela particolare? Ne parliamo in questo approfondimento.

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Cosa succede in caso di separazione con figli disabili? L’affidamento dopo la maggiore età

In caso di separazione con figli disabili, le regole sono più o meno le stesse di qualsiasi altro tipo di separazione tra coniugi, tranne per alcuni aspetti che riguardano l’affidamento e il mantenimento.

In caso di figli disabili, infatti, una volta che abbiano raggiunto la maggiore età non si può applicare la stessa regola di figli normodotati.

La legge stabilisce che un figlio di genitori separati, una volta divenuto maggiorenne, può scegliere liberamente con quale genitore vivere.

Un figlio affetto da grave disabilità potrebbe non essere in grado, nemmeno da maggiorenne, di compiere una scelta del genere.

In tal senso, il Tribunale di Potenza, con sentenza del 12/01/2016, ha stabilito che un figlio affetto da disabilità grave, per quanto non più minore, è equiparabile a un bambino.

Per questa ragione, i genitori hanno l’obbligo di assisterlo e curarlo come se si trattasse di un minorenne, con l’obbligo del genitore non affidatario di prestargli tutta l’assistenza necessaria, si amorale che economica.

Vediamo adesso nel dettaglio l’atro aspetto, che riguarda il mantenimento del figlio disabile alla maggiore età.

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Separazione con figli disabili: il mantenimento dopo la maggiore età

Anche per quanto riguarda il mantenimento in caso di separazione dei figli disabili, non ci sono obblighi particolari.

La legge stabilisce che il figlio disabile, così come un figlio normodotato, ha diritto al mantenimento fino a che non diventi economicamente autosufficiente.

Tuttavia, il figlio disabile, per legge, non può aver “colpa” di essere privo di impiego. In sostanza, a un figlio maggiorenne normodotato può essere revocato l’assegno di mantenimento nel momento in cui venga dimostrata la colpa dell’essere privo di impiego.

Può succedere, per esempio, che sia negligente o che rifiuti le offerte di lavoro perché non abbia voglia di lavorare.

Ai figli disabili, invece, difficilmente si potrà negare il mantenimento per via dello scarso impegno nel trovare lavoro. Ovviamente, poi, tutto dipende dal tipo e dal grado di disabilità.

Queste sono le principali differenze in caso di separazione con figli disabili. Per il resto, come abbiamo detto, valgono le stesse regole: vediamo quali sono.

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Separazione con figli disabili
Separazione con figli disabili, cosa dice la legge

Le regole in caso di separazione con figli disabili

Come abbiamo anticipato, in caso di separazione con figli disabili, gli obblighi sono differenti solo per quanto riguarda l’affidamento e il mantenimento al raggiungimento della maggiore età.

Per il resto, valgono gli stessi obblighi, ovvero:

  • i doveri che i genitori hanno nei riguardi della prole, non vengono meno a seguito della separazione;
  • i figli disabili devono continuare ad essere educati, mantenuti e assistiti anche dopo la separazione, da entrambi i genitori;
  • il figlio minore disabile ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale (articolo. 337-ter codice civile);
  • il giudice valuta la possibilità che i figli minori disabili restino affidati a entrambi i genitori (affido condiviso) oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati. In pratica, la legge dice che il giudice deve dare preferenza all’affido condiviso, cioè alla possibilità che i figli minori di età vengano affidati a entrambi i genitori, evitando che la separazione possa essere eccessivamente traumatica. Quando ciò non è possibile, l’affidamento dovrà avvenire a favore di uno solo dei genitori, con possibilità per l’altro di poter far visita ai figli nei modi e nei tempi stabiliti;
  • il figlio disabile potrà essere affidato con prevalenza al coniuge che rimarrà nella casa familiare, in modo che non debba affrontare il trauma del trasloco e del cambiamento abitativo;
  • la casa familiare viene assegnata di solito al genitore che sarà anche il collocatario con preferenza;
  • il giudice determina i tempi e le modalità della presenza del figlio disabile presso ciascun genitore e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione del figlio.

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In caso di separazione con figli disabili, il coniuge separato può essere nominato amministratore di sostegno?

In caso di separazione con figli separati, il coniuge separato può essere nominato amministratore di sostegno, sempre che sia accertata l’assenza di conflitti di interessi e l’adeguatezza della designazione (Tribunale Varese, Sezione I, sentenza 21 aprile 2011).

Ricordiamo che l’amministratore di sostegno è una figura giuridica introdotta, nel nostro ordinamento, per tutelare quei soggetti che, a causa di una malattia o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

L’obiettivo della nomina di questa figura è, dunque, quella di tutelare la gestione patrimoniale di soggetti deboli, ovvero di quelle persone che in un determinato momento della propria vita siano impossibilitate a provvedere alle proprie necessità.

In questo articolo spieghiamo nel dettaglio come si diventa amministratore di sostegno e cosa fa.

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