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Reddito di protezione a fragili e disabili proposto a Meloni

Reddito di protezione al posto del Rdc? Vediamo cosa prevede l’ipotesi di superamento del Reddito di cittadinanza della Caritas, che intende mantenere un sussidio minimo per tutte le persone in difficoltà.
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04/04/2023

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Non si tratta di una certezza, ma di una proposta della Caritas Italiana al Governo, che si propone in parte come alternativa al Reddito di Cittadinanza.

Troviamo all’interno della proposta alcune similitudini con la Mia (Misura di Inclusione Attiva) – una delle ultime ipotesi avanzate dal Governo stesso e anch’essa ancora in fase di progetto – ma anche molti tentativi di superarla.

Vediamo nel dettaglio cosa prevede il Reddito di protezione al posto del Rdc e quali sono gli obiettivi che intende raggiungere.

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Indice

Reddito di protezione al posto del Rdc?

Come abbiamo detto in apertura, quella del Reddito di protezione al posto del Rdc, al momento è solo una proposta presentata dalla Caritas al Governo.

Così come la Mia, di cui sono trapelate informazioni nelle scorse settimane, è ancora sul Tavolo di lavoro dello stesso Governo, il quale ha precisato che si tratta solo di ipotesi al vaglio dei tecnici chiamati a lavorare su una misura di contrasto alla povertà, che nel 2024 dovrà sostituire il Reddito di Cittadinanza.

Ricorderemo più avanti le informazioni che abbiamo al momento sulla Mia, per adesso concentriamoci sul Reddito di protezione.

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Reddito di protezione al posto del Rdc: come funzionerebbe?

Vediamo come la Caritas ha presentato il Reddito di protezione al posto del Rdc. In pratica, la nuova misura pensata dalla Caritas, alla quale si dovrebbe comunque lavorare (se presa in considerazione dal Governo), assume alcuni dei criteri indicati dalla maggioranza, fa tesoro delle esperienze di Rei e Rdc e prova a correggere alcune storture.

Il Reddito di protezione (Rep), dovrebbe essere destinato alle famiglie in povertà e l’obiettivo principale della misura sarebbe quello di garantire a queste famiglie una vita dignitosa, prevedendo percorsi di reinserimento sociale e di avvicinamento al mercato del lavoro.

Al momento la Caritas non ha indicato nessun importo e non ha definito le soglie di ingresso alla misura, tuttavia, si prevede che il Rep abbia una durata di 18 mesi ma rinnovabile e un reddito minimo di sussistenza da assicurare sempre a chi si trova in condizione di povertà.

L’acceso alla misura da parte degli stranieri, poi, avverrebbe dopo 5 anni di residenza e non 10, come adesso è previsto dal Rdc. Ma questa modifica è stata avanzata anche con la Mia, come vedremo.

Una delle novità più importanti è che le soglie e gli importi del Reddito di protezione potrebbero essere differenziati in base alla residenza, per tenere conto del diverso peso o potere di acquisto.

In sostanza, chi vive a Milano potrebbe ricevere un importo più alto di chi invece vive a Santo Stefano d’Aspromonte, solo per fare un esempio.

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Quali sono gli obiettivi del Reddito di protezione al posto del Rdc?

Con il Reddito di protezione al posto del Rdc, la Caritas intende assicurare il diritto a un’esistenza dignitosa per chiunque sia caduto in povertà, indipendentemente dalla sua condizione lavorativa, così come è previsto in tutta Europa.

Ma non solo: l’obiettivo è anche quello di coniugare diritti e doveri. Quindi, non solo il diritto a vivere un’esistenza più dignitosa, ma anche il dovere di aderire a un progetto di cambiamento della propria vita, così come verrebbe richiesto per avere accesso alla misura.

C’è un altro obiettivo, che è quello di superare la confusione tra l’obiettivo dell’inserimento lavorativo e dello della tutela, prevedendo due misure distinte con finalità diverse. Per raggiungere questo obiettivo, oltre al Reddito di protezione ha proposto una seconda misura: l’Assegno Sociale per il Lavoro (Al). Vediamo di cosa si tratta.

Reddito di protezione al posto del Rdc. Leggi anche cosa si intende per accertamento positivo sul Reddito di cittadinanza sospeso e come comportarsi.

Non solo Reddito di protezione al posto del Rdc, ma anche Assegno Sociale per il Lavoro

Oltre al Reddito di protezione al posto del Rdc, la Caritas propone anche l’Assegno Sociale per il Lavoro (Al).

Questa misura, si rivolgerebbe alle persone in difficoltà economica senza lavoro da un determinato tempo (i famosi “occupabili”, definiti secondo criteri oggettivi e non per situazione familiare), che sono prive di sostegni pubblici per la disoccupazione e ha come obiettivo il reinserimento lavorativo.

In questo caso, si avrebbe accesso a un assegno mensile e ad attività mirate per trovare un impiego.

A differenza del Rdp, sarebbe a tempo limitato e porrebbe ai beneficiari condizioni stringenti perché si impegnino attivamente nella ricerca di un’occupazione.

Quindi, prevedendo due misure distinte con finalità diverse, l’obiettivo sarebbe quello di adottare un criterio di distinzione tra la tutela alle persone in condizione di povertà e la vicinanza alle persone che hanno bisogno di reinserirsi nel mondo del lavoro.

Quello che in sostanza manca alla Mia, che distingue gli “occupabili” non in base alla loro effettiva condizione all’interno del mercato del lavoro, ma solo considerando il carico familiare, la presenza o meno nel nucleo familiari di minori o di anziani.

A questo punto, per avere un po’ più chiaro il quadro delle ipotesi di sostituzione al Reddito di cittadinanza, ricordiamo anche cosa sappiamo al momento della Misura di Inclusione attiva al tavolo del Governo.

In questo approfondimento parliamo di Mia per l’Rdc e tagli alle persone con disabilità: ci chiediamo, nello specifico, se la nuova misura che dovrebbe sostituire il Reddito di cittadinanza prevederà ancora i vergognosi tagli che da mesi stanno dimezzando e in alcuni casi azzerando il sussidio alle persone disabili.

reddito di protezione al posto del rcd
Reddito di protezione a fragili e disabili proposto a Meloni. Nella foto: il Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni

Reddito di protezione al posto del Rdc: e la Mia?

Anche la Mia, così come il Reddito di protezione al posto del Rdc, è al momento solo un’ipotesi al vaglio del Governo.

Stando a quanto trapelato, i possibili beneficiari della Mia verrebbero divisi in due platee:

  • famiglie povere senza persone occupabili;
  • famiglie con occupabili.

Le famiglie povere senza persone occupabili sono quelle dove c’è almeno un figlio minorenne o un anziano over 60 o un disabile.

Le famiglie occupabili sono quelle dove non ci sono queste situazioni, ma almeno un soggetto tra i 18 e i 60 anni di età. Queste famiglie sono in sostanza quelle che beneficiano dell’attuale Reddito di Cittadinanza al massimo per 7 mesi nel 2023.

Scaduta la prestazione, queste famiglie potrebbero presentare domanda per la Mia, a partire da fine agosto o, più realisticamente, dal 1° settembre.

Tuttavia, per loro questa misura sarà meno generosa e avrà una durata inferiore rispetto al Rdc e alla Mia di cui beneficeranno le famiglie senza persone occupabili.

La Mia prevede delle strette importanti, anche per quanto riguarda le famiglie povere senza possibilità di inserimento lavorativo, quindi anche per le famiglie in cui sono presenti persone con disabilità.

In pratica, queste famiglie continueranno a ricevere il sussidio, la Mia appunto, ma l’importo base (per una persona sola) dovrebbe restare di 500 euro al mese, come nel Rdc.

La stretta maggiore, comunque, è riservata agli occupabili, ovvero alle persone considerate in grado di poter lavorare. Per loro, l’ipotesi più accreditata è quella di un assegno base che verrà ridotto a 375 euro.

Sulla durata della Mia, le persone con disabilità e le famiglie con non occupabili continueranno a riceverlo per 18 mesi. Gli occupabili, per non più di un anno.

Il nuovo sussidio, in sostanza, non si potrà più chiedere a ripetizione, come il Reddito di Cittadinanza, ottenendo ogni volta 18 mesi di assistenza.

Per le famiglie senza occupabili, e quindi anche per le persone con disabilità, dalla seconda domanda in poi, la domanda della Mia si ridurrà a 12 mesi e, così come accade ora, prima di chiedere nuovamente la prestazione dovrà passare almeno un mese.

Per i nuclei con persone occupabili, invece, dopo la scadenza della domanda si potrà richiedere nuovamente dopo sei mesi. Un eventuale terza domanda si potrà poi presentare solo dopo una pausa di un anno e mezzo.

Ci sarebbero strette anche sui nuovi tetti ISEE per la Mia per l’Rdc alle persone con disabilità.

Il tetto per avere diritto alla nuova Misura di Inclusione Attiva dovrebbe infatti scendere dagli attuali 9.360 euro a 7.200 euro.

Novità anche sul requisito di residenza in Italia, che dovrebbe scendere da 10 a 5 anni e che, in questo caso, dovrebbe invece aumentare la platea dei beneficiari.

Insomma, al momento sono diverse le proposte delle misure a sostituzione del Rdc, che dovrà salutarci a inizio del 2024. Cosa succederà? Quale sarà la nuova misura che prenderà il suo posto? Al momento nessuna certezza, ma noi saremo qui a informarti su tutte le novità al riguardo, quindi non smettere di seguirci.

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