Viaggiare per curarsi, i numeri in Italia

Viaggiare per curarsi, un Paese a due velocità, ma anche con due sistemi sanitari che funzionano in modo diverso. Cresce la fuga dal Sud per curarsi, un fenomeno che riguarda anche i bambini. E aumenta il divario tra la durata della vita media nel settentrione e nel meridione.
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11/02/2024

Viaggiare per curarsi: una fotografia della sanità italiana mette in evidenza criticità antiche e allarmanti. Ovvero: sempre più cittadini sono costretti a spostarsi verso il settentrione per ricevere trattamenti adeguati. Anche i bambini. La denuncia arriva dallo Svimez, che segnala anche la notevole differenza nella durata della vita media tra il Nord e il Sud. Vediamo. (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Viaggiare per curarsi: vita media

Viaggiare per curarsi è una necessità per molti italiani, soprattutto quelli del Sud. La sanità in Italia mostra divari preoccupanti. Senza contare un altro dato, strettamente connesso: la differenza nella durata della vita media tra Nord e Sud. Esaminiamo più da vicino questa situazione.

La differenza di vita media tra Nord e Sud

La durata della vita varia significativamente tra il Nord e il Sud. Al Sud, le persone vivono in media un anno e mezzo in meno rispetto al Nord. Per gli uomini, nelle regioni meridionali, l’aspettativa di vita media è di 79,5 anni, mentre per le donne è di 83,9 anni. Nel Centro Italia, l’aspettativa di vita sale a 81 anni per gli uomini e 85,2 anni per le donne. Nel Nord-Est, si registra il dato più alto: 81,1 anni per gli uomini e 85,4 anni per le donne.

Queste cifre dimostrano quanto sia determinante la qualità dell’assistenza sanitaria nell’influenzare la durata della vita. Ma non solo: sulla vita media delle persone c’è un altro dato che deve far riflettere ed è in linea al Nord come al Sud: un operaio vive cinque anni meno di un dirigente.

Le differenze nell’assistenza sanitaria

La durata della vita media è un riflesso delle disparità di accesso alle cure nelle diverse zone del Paese. E infatti, molti cittadini del Sud sono costretti viaggiare per curarsi. C’è una divisione netta nell’offerta sanitaria in Italia.

Mentre il Nord gode di servizi più avanzati e accessibili, il Sud soffre di una carenza di risorse e strutture attrezzate. Una carenza che obbliga molti a intraprendere viaggi lunghi e costosi per ricevere cure adeguate. Un disagio che incide non solo sulla salute ma anche sulla qualità di vita.

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Un Paese, due cure

Il Report Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno) ha intitolato uno dei suoi studi “Un Paese, due cure. I divari Nord-Sud nel diritto alla Salute“, mettendo in luce proprio questa situazione.

I numeri della migrazione sanitaria

Nel 2022, su 56.079 malati oncologici residenti al Sud, ben 12.401 hanno scelto di curarsi in una struttura ospedaliera del Centro-Nord. Il 22,1% dei pazienti. Il percorso inverso, dal Nord al Sud, è invece quasi inesistente, pari allo 0,1%.

In questo post puoi vedere quali sono i migliori ospedali per i tumori, le classifiche.

Le Regioni del Sud più colpite

La Calabria si distingue per una percentuale elevatissima del 42,9% di pazienti che si spostano in un’altra regione per le cure. Seguono la Campania con il 26,9%, la Basilicata al 25%, la Sicilia al 16,5%, la Sardegna al 16,3%, il Molise al 14,9%, e la Puglia al 13,9%.

La situazione nel Nord Italia

Al contrario, regioni come Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia e Veneto mostrano percentuali quasi nulle di migrazione sanitaria, evidenziando una forte autonomia e affidabilità delle loro strutture sanitarie.

Le migliori strutture per la chirurgia oncologica

Il report sottolinea anche la qualità delle strutture sanitarie nel Centro-Nord, con riferimento alla chirurgia oncologica. Tra le 10 strutture migliori per la chirurgia oncologica, tutte si trovano nel Centro-Nord, inclusa la regione Lazio.

Esempi di eccellenza

  • L’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma guida la classifica con 572 interventi l’anno per il tumore del polmone.
  • Seguono l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano con 538 interventi e l’Azienda Ospedaliero – Universitaria Careggi di Firenze con 462 interventi.

La fuga dal Sud

Secondo lo Svimez, nel 2022, il 44% dei 629 mila migranti sanitari, ovvero persone che si spostano per cure mediche, erano residenti nelle regioni del Mezzogiorno. Questo dato mette in luce un significativo flusso di pazienti dal Sud verso altre aree del paese.

Verifica in questo post come si possono avere i rimborsi per le cure fuori regione.

Mobilità interregionale

La mobilità interregionale degli ultimi dieci anni mostra un saldo attivo, ovvero più persone che entrano rispetto a quelle che escono, in regioni come Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto. Al contrario, regioni come Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna registrano un saldo passivo, perdendo più pazienti di quanti ne accolgano.

Il Lazio e i grandi ospedali universitari

Il Lazio è una regione particolarmente attrattiva per i pazienti, grazie alla presenza di grandi ospedali universitari e centri di eccellenza come l’ospedale pediatrico Bambin Gesù.

L’autonomia differenziata può ampliare il divario

La riforma dell’autonomia differenziata, proposta dal governo, potrebbe, secondo lo Svimez, incrementare le disuguaglianze finanziarie tra i servizi sanitari regionali e ampliare le disparità nell’accesso al diritto alla salute.

Mortalità e tassi di tumore al Sud

La mortalità per tumore è più elevata nelle regioni meridionali. Nel 2020, il tasso di mortalità per tumore su 10.000 abitanti era di 8,8 al Sud, contro 7,8 nel Centro e Nord-Ovest e 7,1 nel Nord-Est. Un altro dato che sottolinea l’urgente bisogno di migliorare l’assistenza sanitaria nelle regioni del Sud.

La questione riguarda anche i bambini

Viaggiare per curarsi non riguarda gli adulti. Secondo Save the Children, anche i bambini del Sud sono coinvolti in questo fenomeno, spesso costretti a viaggiare verso il Centro-Nord per ricevere cure adeguate.

Indice di fuga pediatrico: numeri e dati

L’indice di fuga pediatrico, che rappresenta il numero di pazienti pediatrici che si spostano per cure, è in media all’8,7% a livello nazionale. Questa percentuale varia notevolmente da regione a regione, andando dal 3,4% del Lazio al 43,4% del Molise, passando per il 30,8% della Basilicata, il 26,8% dell’Umbria e il 23,6% della Calabria.

Disturbi per cui i bambini viaggiano

Un terzo dei bambini e degli adolescenti del Sud intraprende quindi viaggi per ricevere cure specialistiche, soprattutto per disturbi mentali, neurologici, della nutrizione o del metabolismo. Questi piccoli pazienti tendono a convergere verso grandi città come Roma, Genova e Firenze, dove si trovano Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) pediatrici.

Costi e disuguaglianze amplificate

La necessità di emigrare per curarsi non solo comporta oneri finanziari significativi per le famiglie, ma amplifica anche i divari nella capacità di spesa tra i diversi sistemi regionali. Una condizione che aggrava le disuguaglianze esistenti e pone questioni importanti sulla giustizia nell’accesso alle cure pediatriche in tutto il paese.

Viaggiare per curarsi, i numeri in Italia
Nell’immagine una mamma e il suo bambino si apprestano a viaggiare per curarsi.

FAQ (domande e risposte)

Che cosa evidenzia “Viaggiare per curarsi” sulla sanità italiana?

“Viaggiare per curarsi” evidenzia significative criticità nella sanità italiana, in particolare la disparità tra le cure disponibili nel Nord e nel Sud del paese. Il fenomeno, dove i cittadini, inclusi i bambini, sono costretti a spostarsi verso il Nord per ricevere trattamenti adeguati, riflette una divisione marcata nell’accesso alle cure sanitarie. La denuncia di Svimez su queste differenze mette in luce la necessità di un intervento urgente per migliorare l’assistenza sanitaria nelle regioni meridionali.

Qual è la differenza di vita media tra Nord e Sud in Italia?

La differenza di vita media tra il Nord e il Sud in Italia è significativa. Al Sud, le persone vivono in media un anno e mezzo in meno rispetto al Nord. Nel dettaglio, l’aspettativa di vita media nelle regioni meridionali è di 79,5 anni per gli uomini e 83,9 per le donne, mentre nel Centro Italia, questa ascesa rispettivamente a 81 e 85,2 anni, arrivando al dato più alto del Nord-Est, 81,1 e 85,4 anni.

Quanti malati oncologici del Sud si curano al Centro-Nord?

Dei 56.079 malati oncologici residenti al Sud, 12.401, pari al 22,1%, hanno scelto di curarsi in una struttura ospedaliera del Centro-Nord. Questo dato dimostra una forte tendenza alla migrazione sanitaria per i pazienti oncologici del Sud, cercando cure migliori in altre regioni.

Quali sono le migliori strutture per la chirurgia oncologica in Italia?

Le migliori strutture per la chirurgia oncologica in Italia si trovano prevalentemente nel Centro-Nord. Tra queste, spiccano l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma, con 572 interventi l’anno per il tumore del polmone, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano con 538 interventi, e l’Azienda Ospedaliero – Universitaria Careggi di Firenze con 462 interventi. Anche l’Ospedale Monaldi di Napoli emerge come una struttura di rilievo nel Sud con 292 interventi.

Qual è la percentuale di “fuga sanitaria” dal Sud Italia?

Nel 2022, il 44% dei 629 mila migranti sanitari, ovvero coloro che si spostano per cure mediche, era residente in una regione del Mezzogiorno. Questo dato riflette una “fuga sanitaria” considerevole dal Sud Italia verso le regioni del Centro e del Nord, soprattutto per patologie gravi.

Quale impatto ha la migrazione sanitaria pediatrica dal Sud?

La migrazione sanitaria pediatrica dal Sud ha un impatto significativo. Secondo Save the Children, l’indice di fuga pediatrico nel 2020 era in media all’8,7% a livello nazionale, con picchi del 43,4% nel Molise e del 30,8% nella Basilicata. Questa migrazione, spesso necessaria per disturbi mentali, neurologici, della nutrizione o del metabolismo, evidenzia carenze e sfiducia nel sistema sanitario del Sud e causa costi individuali elevati, amplificando i divari nella capacità di spesa tra i sistemi regionali.

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